Focus incentivi

Il Superbonus è un privilegio che solo i più ricchi possono permettersi: l’accusa di Legambiente

Secondo i risultati della campagna Civico 5.0 di Legambiente gli interventi per l’efficientamento energetico legati al Superbonus hanno favorito solo chi può permettersi le spese extra, escludendo le fasce più in difficoltà

Legambiente ha reso noti i risultati della campagna “Civico 5.0: edizione edilizia popolare”, il terzo rapporto pubblicato dalla campagna avviata dall’associazione e nata con l’obiettivo di stimolare e proporre un nuovo modo di vivere i condomini per ripensare queste comunità, partendo dalla riduzione dei costi per gli abitanti e dalle soluzioni per migliorare comfort abitativo e qualità della vita per arrivare alle iniziative per ridurre i consumi e gli sprechi di risorse per contrastare i cambiamenti climatici.  

Per quest’anno la campagna ha coinvolto 38 famiglie, di cui 9 vivono in edifici popolari, nelle città di Torino, Modena, Roma, Napoli e Reggio Calabria.

I risultati ottenuti dal monitoraggio effettuato dalla campagna è emerso che in Italia oltre 2 milioni di famiglie si trovano in situazioni di precarietà energetica: la loro spesa termica può arrivare a più di 3000 euro annui, in alcuni casi particolari i consumi elettrici superano i 1000 euro all’anno, e si registrano costi elevati anche per i vecchi elettrodomestici energivori. Il 20% delle famiglie ha inoltre vissuto situazioni di eccessivo caldo e/o freddo a seconda della stagione, a dimostrazione della grande difficoltà a raggiungere livelli di comfort abitativo senza incorrere a pesanti bollette.

Il principale problema che mette un freno alla diffusione dell’utilizzo del Superbonus è che questo incentivo, sicuramente generoso, prevede però delle spese extra che non tutte le famiglie possono permettersi di affrontare, e quindi inevitabilmente viene avvantaggiato chi  può permettersi di anticipare i pagamenti di alcuni interventi o di elargire le somme per i costi iniziali di progettazione, gestione e amministrazione e quelli successivi di manutenzione.

Una questione emergente che invece riguarda direttamente il patrimonio edilizio italiano è che nella sua totalità, oltre 12 milioni degli edifici sono ad uso residenziale, ma il 60% è stato realizzato più di 45 anni fa e quindi prima dell’introduzione delle norme di legge sulla sicurezza e sull’efficienza energetica degli edifici.

“Gli immobili considerati ci restituiscono un quadro d’inefficienza a più livelli, che si ripercuote soprattutto sulle famiglie in condizioni di maggiore disagio abitativo, ancor più in tempi di pandemia – osserva Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente – Il Superbonus al 110%, che potrebbe giocare un grande ruolo nell’efficientamento degli edifici e dunque nel miglioramento della qualità dell’ambiente e della vita dei cittadini, è utile per far partire i cantieri e dare sollievo al comparto edile, non altrettanto nel ridurre i consumi, dato che per accedervi è richiesto il salto di sole due classi energetiche, e ancor meno nella riduzione dei gas climalteranti e nell’innovazione del settore. Mancano interventi e politiche focalizzati sugli edifici con residenti in povertà energetica, senza dimenticare scuole e uffici dove i processi sono più lenti”.

Oltre alla lentezza dei ritmi e alla mancanza di risorse per intervenire anche nell’edilizia pubblica, Legambiente sottolinea altre criticità legate all’efficientamento energetico tramite il Superbonus, la cui durata, che per ora sembra essere prolungata fino al 2023, non è sufficiente per riuscire ad eseguire gli interventi e ei progetti di riqualificazione di cui il patrimonio edilizio italiano necessita. Inoltre, secondo l’associazione, il salto di due classi energetiche non è abbastanza per arrivare a una vera e propria riduzione dei consumi, senza contare la connaturata ipocrisia nel prevedere degli incentivi per l’installazione delle caldaie a gas, quando gli obiettivi climatici mondiali sottolineano l’importanza di ridurre le emissioni per contrastare i cambiamenti del clima.

Altra questione sollevata da Legambiente riguarda l’inesistenza di misure agevolative per la riqualificazione energetica degli edifici del terzo settore, al momento esclusi dagli incentivi previsti sia da Superbonus che da Ecobonus, e soprattutto le criticità derivanti dalla strutturazione degli strumenti finanziari connessi alla cessione del credito e le difficoltà denunciate dalle imprese del settore dell’edilizia, dalla mancanza di figure professionali competenti in materia di innovazioni costruttive fino alla difficoltà nel reperimento dei materiali.
 

Le proposte di Legambiente


Come sottolineato da Giorgio Zampetti, il direttore generale di Legambiente, la riqualificazione edilizia in chiave energetica ha un ruolo strategico nel raggiungimento degli obiettivi climatici, ma rappresenta anche l’occasione per ridurre le disuguaglianze nella popolazione, che ha “diritto a vivere in classe A”, e contrastare la povertà energetica.

Per fronteggiare la situazione attuale del patrimonio edilizio italiano sfruttando al meglio le potenzialità degli incentivi, Legambiente ha elaborato una lista di 10 proposte:
  1. prolungamento del Superbonus fino al 2025;
  2. elaborazione di politiche per la riqualificazioni più profonde (legando l’accesso all’incentivo a una riduzione dei consumi energetici di almeno il 50% o al raggiungimento della classe A);
  3. eliminazione degli incentivi per sistemi alimentati da fonti fossili;
  4. semplificazione degli iter burocratici;
  5. creazione di un fondo di credito a tasso agevolato per le famiglie in difficoltà;
  6. pianificazione delle azioni coordinata;
  7. miglioramento della capacità di offerta del sistema imprese;
  8. priorizzazione  dell’edilizia residenziale pubblica e dei quartieri disagiati;
  9. allargamento dell’incentivo agli edifici privi d’impianti;
  10. rafforzamento del ruolo di regia e controllo del Governo.
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