Speciale 19
Le novità del riscaldamento e condizionamento a MCE 2012
01.04.2012
Intervista
a Intervista al prof. Giuliano Dall'O', responsabile scientifico di MCE

Verso la Classe A 2012

Nel ricco programma di eventi offerti da MCE, un posto di rilievo è stato occupato senza dubbio da “Verso la Classe A 2012”, l’area-evento allestita nel Foyer del Centro Congressi Stella Polare, dove era esposta una rosa delle 34 migliori tecnologie impiantistiche disponibili sul mercato. Una dimostrazione pratica di come le soluzioni per affrontare le sfide energetiche che ci attendono nel futuro siano, già da oggi, disponibili.

A margine dell’esposizione abbiamo intervistato il prof. Dall'O' del Politecnico di Milano, responsabile scientifico di Reed Exhibition (l’ente che organizza MCE) e capo del comitato che ha selezionato tutti i prodotti con l’aiuto e lo sguardo imparziale del mondo universitario milanese.

Il light motive di questa edizione di MCE è stato “Zero Energy 2020, verso l’integrazione”: Caldo, Freddo, Acqua e Energia. Ci parli un po’ delle novità più importanti…

«Particolarmente interessanti, secondo me, sono i sistemi di trigenerazione integrati, che producono energia elettrica, energia termica per ACS e riscaldamento, ma anche acqua refrigerata per la climatizzazione estiva. Poi abbiamo dei sistemi compatti nei quali, in un unico contenitore, troviamo caldaia o pompa di calore, serbatoio di accumulo, centralina di distribuzione e interfaccia per l’allacciamento con le rinnovabili termiche. Questi prodotti entreranno sicuramente negli edifici di nuova costruzione, ma potranno essere utilizzati anche nelle ristrutturazioni.
Un tema importante è anche quello dell’integrazione architettonica, ovvero dei sistemi solari che ben si integrano, non solo dal punto di vista impiantistico e dell’efficienza, ma anche dal punto di vista architettonico, negli edifici; poi c’è il tema della ventilazione, ovvero dei sistemi efficienti per il recupero dell’energia termica dall’aria estratta, che viene poi riutilizzata per riscaldare o raffreddare l’aria immessa.
Quest’anno abbiamo incluso anche dei sistemi per l’uso intelligente e sostenibile della risorsa acqua: in particolare un sistema per piccoli edifici che riesce a potabilizzare l’acqua piovana e uno scambiatore che riesce a recuperare il calore dell’acqua di scarico per preriscaldare l’acqua calda sanitaria».

Quali sono stati i criteri per la selezione dei prodotti?

«I criteri sono stati sostanzialmente due: abbiamo definito una serie di categorie merceologiche, in modo che ogni settore avesse uno spazio, toccando tutte le mercelolgie delle quali fanno parte i prodotti presenti a Mostra Convegno, e poi abbiamo valutato l’efficienza dei singoli prodotti, basandoci sulle schede tecniche fornite dalle aziende, ma anche effettuando dei controlli autonomamente.
Purtroppo con questi criteri sono stati esclusi dei prodotti che avrebbero avuto tutte le caratteristiche per essere presenti, ma avevamo un numero di posti limitati e quindi siamo stati costretti a fare delle scelte».

Nella selezione ci sono molti prodotti di aziende italiane, non solo quelle più strutturate, ma anche molte medie imprese. Si tratta di un caso, di una scelta del comitato scientifico, o le industrie italiane sono molto orientate all’innovazione?

«Non c’è stato alcuno spirito campanilistico. Le imprese italiane sono molto avanzate, basta camminare all’interno dei padiglioni per rendersene conto. Molte aziende stanno superando la crisi proprio grazie all’esportazione, quindi anche in questo settore il Made in Italy è ancora una garanzia».

Le tecnologie per il risparmio energetico oggi sono già una realtà, ma i costi sono spesso proibitivi e richiedono tempi di ammortamento molto lunghi, tanto che spesso risultano fuori dalla portata della media dei privati. Ritiene che i prezzi potranno subire una diminuzione considerevole nei prossimi anni?

«Quello del costo degli impianti, in realtà, è un falso problema. Anzitutto c’è un’evoluzione normativa che costringe, durante la sostituzione, ad aumentare l’efficienza, quindi non possiamo più sostituire un componente poco efficiente con un altro poco efficiente. Costruire un edificio nuovo al minimo di legge o costruirlo con un’efficienza molto elevata non comporta una variazione sensibile nel prezzo, anche perché negli edifici efficienti si creano delle sinergie tra tutto ciò che noi investiamo sull’involucro e tutto ciò che investiamo nell’impianto. Più l’involucro è efficiente, meno potenza dobbiamo installare, più ci possiamo permettere di utilizzare tecnologie poco energivore.
Bisogna aggiungere poi che la componente impiantistica, nel costo complessivo di un edificio, è una parte molto limitata, che non incide molto sul prezzo finale: in altre parole, quando si fa il conto complessivo, costano di più le piastrelle dei componenti impiantistici…».

Un altro problema riguarda le dimensioni degli apparecchi: spesso non c’è la possibilità di predisporre locali tecnici nelle abitazioni, gli spazi sono ristretti  e non consentono l’alloggio di impianti con volumi elevati. Come ritiene si potrà risolvere questo problema in futuro?

«Direi che qui a MCE abbiamo degli esempi eccellenti da questo punto di vista: caldaie che sembrano giocattoli tanto sono piccole.
Oggi si possono coniugare efficienza e compattezza anche grazie ai componenti, che si sono miniaturizzati. Gli scambiatori, ad esempio: sempre più piccoli, ma con prestazioni energetiche sempre più alte».

Il Parlamento Europeo ha recentemente approvato una risoluzione che vorrebbe ridurre le emissioni di CO2 dell’80% entro il 2050; l’obbiettivo del 2020 sembra quindi dato già per scontato, superato. Secondo lei è verosimile arrivare ad un taglio così consistente nell’arco di due decenni?

«L’obbiettivo del 2020 è tutt’altro che scontato, nonostante l’impegno e gli sforzi da parte di tutto il sistema, le difficoltà ci sono e non sono poche. Credo che prima di definire dei numeri occorrerebbe che a Bruxelles facessero anche delle verifiche tecniche: l’80% in meno entro il 2050 è un obbiettivo irraggiungibile per l’edilizia.
Bisogna tenere conto del patrimonio edilizio esistente, soprattutto in un paese come l’Italia, che possiede un numero enorme di edifici storici, che presentano dunque dei vincoli e non possono essere ricostruiti da zero: per arrivare ad un taglio così consistente bisognerebbe radere al suolo e ricostruire intere città, le sembra una soluzione praticabile?».

Provi ad immaginare un impianto di climatizzazione “tipico” per il residenziale nel 2050… Cosa vede?

«Degli edifici costruiti in modo da annullare, o quasi, il bilancio energetico, dove la poca energia necessaria sarà fornita con il solare termico e fotovoltaico. Piccole quantità di energia, che potrebbero essere 1/20 o forse 1/30 rispetto a quelle attuali, fornite con sistemi isolati o piccole reti centralizzate, in funzione della densità urbana.
Parliamo però degli edifici di nuova costruzione, per quelli vecchi non è facile fare delle previsioni…».

Pompe di calore, solare termico o condensazione?

«Penso che andremo più verso le pompe di calore…».