Speciale 19
Le novità del riscaldamento e condizionamento a MCE 2012
01.04.2012
Intervista
a Intervista a Sandro Bonomi, presidente ANIMA

Meno fotovoltaico e più solare termico

Concentrarsi sul risparmio energetico e rafforzare l’industria italiana.
Sandro Bonomi è presidente di ANIMA dal 2008 e presidente di Enolgas Bonomi SpA, azienda bresciana che dal 1960 produce dispositivi di sicurezza per gas e valvole per acqua e gas in ottone e acciaio. Lo abbiamo incontrato all’interno dello stand ANIMA Lounge a MCE, dove ci ha parlato di molti argomenti cari all’associazione, senza peli sulla lingua, con il piglio tipico di un imprenditore lombardo: disincantato, concreto e razionale, Bonomi ha le idee chiare sul futuro dell’industria meccanica, sul made in Italy e sul “saper fare” che rappresenta nel mondo l’imprenditorialità italiana.


Ci eravamo lasciati a fine novembre, alla conferenza di presentazione di MCE, con delle previsioni poco rosee per il 2012. Ora ci troviamo all’interno di una grande manifestazione, con grandi numeri per un periodo di crisi come questo, siete dunque più positivi o la situazione è rimasta invariata?

«Negli ultimi mesi c’è stato un rallentamento, è innegabile; nel 2012 il mercato è partito a rilento rispetto agli anni passati e forse le previsioni andranno riviste. Sembra ci sia una tendenza di continuità rispetto all’ultimo quadrimestre del 2011.
Purtroppo in Italia il mercato è abbastanza piatto, soprattutto quello dell’edilizia, la domanda è ferma, ma l’export mantiene la sua funzione di traino e molte aziende italiane vanno bene proprio grazie a questo».

L’Italia è uno dei paesi leader al mondo nella produzione di tecnologie rinnovabili termiche, con un fatturato di 4,5 miliardi all’anno e un export che sfiora la metà della produzione. Perché secondo lei non è ancora stato messo a punto un sistema di incentivazione per le rinnovabili termiche?

«Negli ultimi anni c’è stata una vera e propria ubriacatura del mercato fotovoltaico: grandi investimenti, tecnologie straniere e speculazioni economico-finanziarie; poco o nulla a vantaggio dell’industria italiana.
Chi guarda la realtà con occhi disincantati ha capito che si tratta di un eccesso ingiustificato che va frenato. È necessaria un’inversione di marcia: auspico quindi una grande riduzione degli incentivi al fotovoltaico e un’attenzione maggiore per il solare termico, che è una filiera tutta italiana. Sembra che questo governo lo abbia capito: ci sono stati diversi incontri e molto probabilmente ci saranno dei provvedimenti a breve».

Come associazione cosa chiedete al governo?

«Non chiediamo incentivi per chi produce gli impianti, ma è quasi automatico che, se guadagnano il settore del solare termico e tutte le tecnologie collegate (caldaie a condensazione, pompe di calore e componentistica), che sono tecnologie italiane, prodotte nel nostro paese, ne guadagna il sistema Italia.
Anima è la casa delle tecnologie del solare termico, per questo chiediamo al governo e al mondo politico una maggiore attenzione per questo settore. La cosa più intelligente da fare in questo momento è concentrarsi sul risparmio energetico e rafforzare allo stesso tempo l’industria italiana: il solare termico combina egregiamente questi due aspetti».

A due ore dall’apertura del Fondo Rotativo di Kioto le richieste sono arrivate a 60 milioni di euro: un dato sorprendente, che mette in luce un interesse crescente per la Green Economy nel nostro paese. Cosa ne pensa?

«Sicuramente è un modo intelligente per incentivare e finanziare la filiera delle energie rinnovabili, auspichiamo altre iniziative di questo tipo».

Innovazione, ricerca, sviluppo di nuove tecnologie, il comparto dell’idrotermosanitario italiano, a discapito della crisi, è uno dei più avanzati da questo punto di vista: crede possa essere questa la soluzione per uscire dalla recessione?

«Non sarà questa la soluzione, ma sicuramente è una parte della stessa. L’Italia non ha grandi richezze da estrarre dal sottosuolo, per questo diventa importante il risparmio energetico e l’utilizzo delle fonti rinnovabili e la spinta che questi due aspetti portano all’industria. È chiaro che anche a livello politico vanno fatte delle scelte, che spesso sono state rimandate troppo a lungo.
C’è un altro dato importante però: le nostre imprese stanno cercando mercati nuovi, si affacciano su paesi che non hanno mai smesso di crescere, penso ad esempio alla Cina o al Brasile, o alla Turchia, che è un altro mercato molto interessante. I dati confermano che l’export è ancora in crescita: il made in Italy è forte e resterà tale».

Non c’è secondo lei il rischio che le aziende spostino la produzione all’estero?

«Questo è già successo, ma molte aziende sono tornate malconce, pensiamo alla Romania, ci sono più di 25.000 aziende italiane, ma molte stanno già rientrando in patria. Nel nostro settore servono i macchinari e le tecnologie, ma serve anche il ‘saper fare’, che arriva da lontano ed è il vero valore aggiunto di un’impresa italiana.
Nessuno vieta la delocalizzazione, lo si può fare, ma non è tutto oro quel che luccica, spesso ci sono sorprese.».

Cosa pensa del nuovo presidente di Confindustria?

«Squinzi sarà un grande presidente, perché è un imprenditore di grandi realizzazioni. Ha creato un’impresa globale, è un modello da imitare. Per Confindustria ha un programma che porterà a rinnovare e modernizzare la confederazione. Per contribuire al rilancio dell’industria italiana serve una persona di grande buon senso e concretezza, sono certo che Squinzi saprà ricompattare Confindustria e andare nella direzione giusta».