Speciale 90
Impianti di climatizzazione nel terziario: novità, normative e ultime tecnologie
15.07.2015
Articolo
Redattore: Cudicio Maurizio – Libero Professionista www.proenco.it

Sistemi di filtrazione

Un elemento molto importante per il benessere interno degli ambienti del settore terziario è il sistema di filtrazione delle unità di climatizzazione ambiente, che consente di evitare problemi di salute agli occupanti.

Già nel 1983, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità OMS, ha riconosciuto una serie di disturbi legati agli aspetti microclimatici, cui i lavoratori sono esposti in ambienti chiusi.
L’OMS ha associato ai disturbi rilevati il termine di “Sindrome da edificio malato”. I disturbi sono associati e derivano da specifiche condizioni ambientali, tra cui l’illuminazione, l’umidità dell’aria, il ricambio della ventilazione, la possibile emissione di alcune sostanze nocive dai materiali impiegati per la costruzione.

Tra i sintomi più comuni si rilevano astenia, incapacità di concentrazione, cefalea, bruciore agli occhi, lacrimazione, irritazione delle vie aeree, delle mucose e della superficie epidermica, lievi sintomi di tipo allergico, i quali diminuiscono una volta lasciato l’edificio.

Gli edifici del settore terziario sono solitamente climatizzati da impianti del tipo “a tutt’aria” o con terminali che permettano e garantiscano una veloce messa a regime. Inoltre, questi impianti devono essere in grado di adattarsi velocemente alle condizioni ambientali che possono mutare nell’arco della giornata, a causa dei carichi endogeni e della presenza di persone. I terminali sono pertanto unità dotate di ventilatori, e quindi necessitano di sistemi di trattamento e filtrazione dell’aria adeguati, proprio per evitare l’insorgenza di disturbi o l’accentuarsi di patologie.

La carica particellare delle sostanze sospese per ogni litro d’aria varia dalle 4.000 unità che si possono trovare in alta montagna, alle 400.000 unità di un ambiente chiuso.
La particelle hanno dimensioni variabili e, solitamente, più sono piccole e più risultano essere pericolose per la salute.



Nella figura a lato si possono notare tre diverse curve che mostrano la distribuzione delle particelle secondo il numero (A), la loro area di posizione (B), e il loro peso (C).

Il grafico mostra come il 99,9% delle particelle presenti in aria abbia un diametro inferiore ad 1 μm, pur rappresentando soltanto il 30% del peso totale.

La quantità di particelle superiori ad 1 μm è soltanto lo 0,1%, ma rappresenta il 70% della massa totale.



Negli ultimi anni si sono diffusi diverse tipologie di filtri con cui possono essere equipaggiate le unità di climatizzazione, tra cui:

  • Filtri elettrostatici;
  • Lampade germicide tipo UV;
  • Ionizzatori;
  • Filtri catalizzatori.

Filtro elettrostatico


Uno dei sistemi di filtrazione con cui si possono equipaggiare le unità terminali come i ventilconvettori è dato da speciali filtri elettrostatici che si compongono di due elementi:
  • Filtro elettronico attivo a piastre;
  • Scheda elettronica di comando e regolazione.
L’elemento filtrante è composto da una sezione costituita da elettrodi ed elementi isolanti che costituiscono un telaio ionizzante autoportante, e da speciali lamine in alluminio.

In questi filtri l’aria aspirata attraversa prima un prefiltro meccanico in grado di separare particelle di 50 µm (polvere, insetti, ecc.), per poi sottoporre le particelle più piccole, di dimensioni fino a 0,01 µm, ad un intenso campo ionizzante, nel quale vengono polarizzate per essere attratte dalle superfici di raccolta attraverso un campo elettrico indotto.

All’uscita di tali filtri l’aria è perfettamente pulita, ma i costi iniziali sono leggermente più alti rispetto ai normali filtri, e richiedono una attenta manutenzione al fine di garantire gli elevati livelli di igienicità. È altrettanto vero che, grazie al loro utilizzo, è possibile utilizzare ventilconvettori o terminali equivalenti anche in ambienti dove è richiesto un elevato standard di pulizia, cosa che sarebbe possibile ottenere solo con filtri le cui caratteristiche costruttive porterebbero a perdite di carico inaccettabili per il tipo di apparecchiatura su cui dovrebbero essere installati.


 

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