Focus Efficienza Energetica

09.06.2026

Piano Casa 2026: senza efficienza energetica il diritto all’abitare resta incompleto

Il Piano Casa 2026 può sostenere l’offerta abitativa, ma senza riqualificazione energetica rischia di non incidere davvero sui costi dell’abitare.

Il Piano Casa 2026 introduce un intervento rilevante per il settore edilizio e per le politiche abitative nazionali. L’obiettivo dichiarato è rendere disponibili circa 100.000 alloggi in dieci anni, anche attraverso il recupero di circa 60.000 immobili pubblici oggi inutilizzati e l’attivazione di risorse fino a 10 miliardi di euro.

Si tratta di una misura che può generare effetti positivi sulla rigenerazione urbana, sulla valorizzazione del patrimonio esistente e sull’intera filiera delle costruzioni. Tuttavia, come evidenziato da Manuel Castoldi, Presidente di Rete Irene, per valutare l’efficacia reale del Piano è necessario considerare anche il contesto energetico in cui si inserisce: oggi il disagio abitativo non riguarda soltanto l’accesso alla casa, ma anche la capacità delle famiglie di sostenerne i costi di gestione.

 

Il costo dell’abitare passa sempre di più dalle bollette

In Italia, una quota molto ampia del patrimonio residenziale presenta prestazioni energetiche insufficienti. Oltre il 70% degli edifici residenziali si colloca infatti nelle classi energetiche E, F e G, mentre più di 2 milioni di famiglie vivono in condizioni di povertà energetica. A questo si aggiunge una dipendenza energetica nazionale superiore al 72%, che rende il sistema ancora esposto alla volatilità dei prezzi e agli squilibri legati all’approvvigionamento.

In questo scenario, aumentare il numero di alloggi disponibili è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Una casa accessibile dal punto di vista dell’offerta rischia infatti di non esserlo realmente se i consumi energetici restano elevati e se le bollette continuano a pesare in modo significativo sui bilanci familiari.

Per questo, il tema abitativo deve essere letto insieme al tema energetico. La qualità dell’abitare non dipende solo dalla disponibilità di un immobile, ma anche dalla sua capacità di garantire comfort, consumi ridotti, impianti efficienti e costi di gestione sostenibili.

 

Riqualificazione energetica: la leva per rendere gli alloggi davvero sostenibili

La riqualificazione energetica del costruito rappresenta una delle leve più efficaci per intervenire in modo strutturale sul costo dell’abitare. Migliorare le prestazioni degli edifici significa ridurre il fabbisogno energetico, contenere le spese ricorrenti e migliorare la qualità degli ambienti interni.

Per la filiera HVAC ed edilizia, questo approccio richiede una visione integrata, capace di collegare recupero degli immobili, efficientamento dell’involucro e aggiornamento degli impianti. Gli interventi più efficaci possono comprendere:

  • isolamento termico dell’involucro edilizio;
  • sostituzione o riqualificazione degli impianti di climatizzazione;
  • installazione di pompe di calore e sistemi ad alta efficienza;
  • integrazione con fonti rinnovabili e accumuli;
  • building automation e sistemi di regolazione evoluta;
  • monitoraggio dei consumi e gestione intelligente dell’energia.

In questa direzione, strumenti già disponibili come il Conto Termico possono rappresentare un supporto concreto. La misura mobilita circa 900 milioni di euro annui, con incentivi fino al 65% per i privati e fino al 100% per la Pubblica Amministrazione, sostenendo interventi sull’involucro e sugli impianti con effetti misurabili sui consumi e sulle bollette.

 

Una politica abitativa efficace deve integrare energia, impianti e rigenerazione urbana

Gli obiettivi europei rendono ancora più evidente la necessità di collegare il Piano Casa a una strategia energetica coerente. La riduzione dei consumi degli edifici residenziali dovrà arrivare ad almeno il 16% entro il 2030 e fino al 20-22% entro il 2035. Per raggiungere questi risultati non basterà intervenire sull’offerta abitativa: sarà necessario migliorare in modo strutturale la qualità energetica del patrimonio esistente.

Il confronto europeo conferma questa impostazione. In Spagna, il piano nazionale prevede interventi su 7,16 milioni di abitazioni, con una riduzione del 59,4% del consumo di energia primaria e investimenti pari a circa 39,35 miliardi di euro nel periodo 2026-2030. Al di là dei volumi, emerge una differenza di metodo: una pianificazione integrata tra politiche abitative ed energetiche, orientata esplicitamente alla riduzione dei consumi.

Anche l’esperienza operativa sul campo mostra la concretezza di questa direzione. Nel periodo 2021-2025, Rete Irene ha realizzato 230 interventi di riqualificazione su edifici esistenti, con un efficientamento medio del 68,25% e il raggiungimento delle classi energetiche più performanti in oltre il 90% dei casi. Sono risultati che confermano come l’efficienza energetica possa produrre benefici diretti e misurabili sulla sostenibilità economica dell’abitare.

Il Piano Casa rappresenta quindi un passaggio importante, ma per esprimere pienamente il proprio potenziale deve evolvere da intervento sull’offerta a politica integrata per l’abitare sostenibile. Garantire una casa è fondamentale; renderla efficiente, confortevole e sostenibile nei costi è la condizione decisiva per affrontare in modo strutturale il benessere abitativo delle famiglie.

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FAQ

Perché aumentare l’offerta abitativa non garantisce automaticamente un’abitazione sostenibile nei costi di gestione. Se gli alloggi recuperati o realizzati mantengono consumi elevati, il peso delle bollette può continuare a incidere sul disagio abitativo. Il Piano Casa 2026 punta a rendere disponibili circa 100.000 alloggi in dieci anni, anche recuperando circa 60.000 immobili pubblici inutilizzati, ma la sua efficacia dipende anche dalla qualità energetica del patrimonio riqualificato.

Gli incentivi possono rendere più accessibili interventi che altrimenti rischierebbero di essere rinviati, soprattutto negli immobili pubblici, nei condomìni e nel patrimonio residenziale energivoro. Il Conto Termico, ad esempio, mobilita circa 900 milioni di euro annui e può coprire fino al 65% degli interventi per i privati e fino al 100% per la Pubblica Amministrazione. In una politica abitativa efficace, il sostegno economico dovrebbe quindi finanziare non solo il recupero edilizio, ma anche il miglioramento misurabile delle prestazioni energetiche.

Il Piano Casa può contribuire solo se il recupero degli immobili viene collegato a standard energetici coerenti con la traiettoria europea. L’articolo richiama l’obiettivo di ridurre i consumi degli edifici residenziali di almeno il 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. Per la filiera HVAC ed edilizia, questo significa orientare gli interventi verso edifici più efficienti, elettrificati, regolati e integrabili con rinnovabili e sistemi di gestione intelligente dell’energia.