Speciale 74
Efficienza e comfort negli edifici di ultima generazione
08.10.2014
Intervista

Il rapporto del progettista con committenza e architetti, il sistema edificio e il comfort degli abitanti

Manens-Tifs è uno studio di progettazione con sede a Padova che ha collaborato alla realizzazione di alcuni degli interventi più importanti degli ultimi anni in Italia e all’estero: dalle torri Garibaldi di Porta Nuova a Milano, all’auditorium Parco della musica di Roma, fino al centro commerciale La nave de vero, in provincia di Venezia, di cui abbiamo parlato recentemente in un articolo.
In questa intervista Andrea Fornasiero ci offre quindi un punto di vista “privilegiato” sui futuri sviluppi dell’edilizia e dell’impianstica, ma soprattutto sul rapporto tra le due discipline…


Negli ultimi 10 anni, com’è cambiato il mercato dell’impiantistica nel residenziale e quali sono state secondo Lei le innovazioni più importanti?

«Il mercato si è evoluto in modo sostanziale, principalmente grazie alle leggi e normative sull’efficienza energetica in edilizia e sull’uso di fonti rinnovabili, nonché alle nuove esigenze e pressioni dei committenti. Una volta era molto difficile installare impianti particolari, ci si aspettava sempre la classica caldaia con i radiatori. Adesso invece il mercato si sta evolvendo verso la qualità, per cui si stanno adottando impianti come ad esempio pompe di calore associate a pannelli radianti, sistemi ormai comuni, e la ventilazione meccanica controllata. Altro aspetto fondamentale è la domotica, che negli ultimi anni ha avuto un’evoluzione estremamente forte e rapida, e sta prendendo piede nel mercato come soluzione applicabile senza grosse difficoltà, grazie soprattutto ai cambiamenti tecnologici e alla disponibilità di elettronica a costi inferiori».


Per quanto riguarda il mercato dell’impiantistica nel settore terziario, invece?


«Anche qui si registra la tendenza, da parte del committente, di voler scegliere e capire maggiormente i costi energetici e di esercizio dell’impianto, ancora una volta derivata dall’attenzione legislativa e normativa degli ultimi anni. Non è più come una volta, o meglio, è più complicato di una volta, perché si deve comprendere con precisione le esigenze del committente, c’è un ventaglio di scelte più completo, e soprattutto la committenza oggi è in grado di capire maggiormente tutti gli aspetti relativi ai costi energetici e alla qualità del comfort ambientale. Di conseguenza, si deve ricorrere al dialogo tra le parti, che non può essere interpretato se non come una cosa positiva».


Nel prossimo futuro, pensa che ci saranno ulteriori evoluzioni significative o c’è ancora troppa incertezza normativa?

«Negli ultimi anni l’Europa ha capito che l’energia è uno degli aspetti fondamentali della tecnologia odierna, della nostra vita quotidiana, per cui ha emanato una serie di leggi e regolamenti da applicare in tutti gli Stati, non ultimo l’Italia, aumentando la consapevolezza del problema energetico in tutti i cittadini. Adesso siamo nel bel mezzo di un’esplosione tecnologica, costretti a diventare esperti nel campo dell’energia. Fino a pochi anni fa non ci si preoccupava di come fosse prodotta e consumata l’energia, adesso invece siamo tutti consapevoli delle problematiche legate al nucleare, ai costi energetici, al fotovoltaico, a tutti questi aspetti che sono cresciuti in modo esponenziale e sono destinati a crescere per importanza nei prossimi anni, assieme alle tecnologie e alle maggiori esigenze degli utenti finali».


Ritiene possibile che gli sviluppi futuri restino legati allo stimolo normativo, oppure il mercato ha preso un suo orientamento e lo sta seguendo in maniera autonoma?

«Lo strumento normativo aiuta molto a sostenere le tecnologie. Pensiamo ad esempio al fotovoltaico: è stato spinto con incentivi in modo importante dallo Stato. Solo dopo diversi anni, si è arrivati a dire che il mercato fotovoltaico era maturo e quindi capace di vivere di vita propria. Credo che la stessa cosa succederà anche per le altre tecnologie».


In merito agli incentivi riservati al settore termico, sappiamo che c’è una seconda versione in arrivo per il Conto Termico (la prima è stata un buco nell’acqua) ed è già in fase di sperimentazione la nuova tariffa per le pompe di calore. Secondo lei questi incentivi sono sufficienti oppure ancora inadeguati?

«Sono sicuramente un segnale positivo, anche se è difficile capire ora se siano adeguati o meno, bisognerà attendere la risposta del mercato, che è l’unico in grado di decidere.
Il problema principale è che il mercato edilizio, al momento, è ancora molto statico, non circola più denaro; dall’altro lato, l’aspetto positivo è che chi costruisce qualcosa oggi non lo fa solo per costruire, ma perché vuole qualcosa da vivere nel futuro, quindi qualunque incentivo che può aumentare la qualità del costruito, riducendo i costi di investimento, è sicuramente uno strumento positivo e che può dare risultarti. Bisogna vedere se le quote di mercato sono in grado di pareggiare i risultati dei benefici, e se questi benefici hanno una penetrazione di riformazione. Per esempio, il fotovoltaico è cresciuto perché si è fatto comprendere alla popolazione che cosa si stava facendo, l’obiettivo era aiutare il mercato».

Lei fa parte di uno studio di progettazione piuttosto importante, com’è cambiato il vostro lavoro negli ultimi anni, alla luce delle evoluzioni di cui abbiamo parlato?


«Due sono gli aspetti importanti da sottolineare: in primo luogo, vi è oggi una compartecipazione della committenza, ovvero, non c’è più un passaggio di carte dall’architetto allo strutturista all’impiantista, ma piuttosto una progettazione partecipata. Tradizionalmente, l’architetto era la figura principe della progettazione, dal suo progetto, solo successivamente, venivano sviluppati i “dettagli”, tra i quali i sistemi impiantistici. Oggi la situazione è diversa, perché non si parla più, ormai da una decina d’anni, di ‘edificio’, ma di ‘sistema edificio-impianto’. L’energia, non più disponibile illimitatamente e a basso costo, è ad oggi uno degli elementi fondamentali e fondanti del nostro modo di vivere, sia a livello economico che ambientale. In secondo luogo, la certificazione energetica si è molto diffusa in questi anni, così come più recentemente quella ambientale, con il risultato che le persone al di fuori dell’ambito specifico sono in grado di capire qual è il valore insito nell’energia quando si va a realizzare un edificio, e preferiscono investire nell’efficientamento energetico piuttosto che negli aspetti di pregio architettonico».


Questo aspetto dell’efficienza energetica, in che modo si lega al comfort negli edifici, ovvero, vi è una correlazione diretta tra i due?


«E’ evidente che le due cose non possono essere separate: gli impianti si costruiscono infatti per dare comfort alle persone. L’orientamento dei sistemi impiantistici negli ultimi anni si è rivolto non solo a favore del risparmio energetico, ma anche di un maggiore comfort. In tal senso ha preso sempre più piede il concetto di temperatura operativa, che tiene conto non solo della temperatura dell’aria ma anche delle superfici di un ambiente (pareti, pavimento, soffitto), in grado di definire in modo più corretto il comfort all’interno degli spazi chiusi. Di conseguenza nella progettazione degli impianti si pone maggiore attenzione non solo al sistema di climatizzazione in se stesso ma anche all’involucro edilizio e all’implementazione delle migliori soluzioni in grado di fondere l’aspetto energetico, funzionale ed edilizio. Parlavo prima dei pannelli radianti, nel residenziale o direzionale, è evidente in questo senso che avere una temperatura maggiormente uniforme al variare dell’altezza consente di avere un ambiente più confortevole e gradevole».


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