Speciale 36
Unità ad assorbimento, <br />come recuperare energia dal calore
05.12.2012
Intervista
a Raccogliere le rinnovabili con il cucchiaino e buttare enormi quantità di energia dai processi industriali: <br />intervista a Paolo Colaiemma, presidente Maya e Climgas

Il paradosso del risparmio energetico

Ing. Colaiemma, in una semplice frase può descrivere il concetto di unità ad assorbimento?

«Sono dispositivi, che a fronte di energia termica immessa, rendono energia frigorifera. Il ciclo termodinamico utilizzato, detto assorbimento, impiega una miscela di fluidi di lavoro, normalmente acqua e bromuro di litio».

Ritiene che questa tecnologia potrà sostituire in futuro quella dei chiller tradizionali?

«Le macchine a gas potranno sicuramente avere un certo successo se le tariffe del gas verranno riviste al ribasso. Il più grande ostacolo ad una loro maggiore diffusione è costituito dai più elevati costi di acquisto richiesti. La sua tecnologia si confronta con un'altra in piena maturità industriale, con produzione di massa di tutti i suoi componenti, si pensi solo al compressore.
Per contro le macchine ad alimentazione indiretta, ritengo, avranno un successo più immediato, in quanto utilizzano normalmente calore di recupero. Oggi andiamo a raccogliere l’energia solare termica con il cucchiaino e poi buttiamo via enormi quantità di calore, ad esempio nel settore industriale. Non le sembra un paradosso? Con gli assorbitori il calore recuperato nei processi industriali può essere trasformato in freddo, con indubbi vantaggi in termini di risparmio energetico. Questa tecnologia peraltro è premiata con i Certificati Bianchi».

Pensa che questa tecnologia sarà disponibile per il residenziale?

«Esistono già applicazioni per il residenziale, ma per residenziale si intende il condominio, con impianto centralizzato, non certo la singola unità abitativa. Questo perché gli assorbitori non coprono completamente la gamma delle potenze disponibili per le macchine alimentate elettricamente. I condizionatori da finestra, i mini split, i multi split, unità che si posizionano ai più bassi livelli di potenza, non possono essere ritrovati nelle apparecchiature azionate ad energia termica».

Dove vengono prodotte queste macchine?

«Non esiste una produzione europea per queste macchine. Il mercato europeo è ancora di nicchia e non garantisce produzioni economicamente convenienti. Le apparecchiature disponibili provengono dal sud est asiatico. Le migliori sono quelle prodotte dalle industrie giapponesi, che per prime hanno perfezionato questa tecnologia e sono tutt’ora le più qualificate. Seguono le aziende coreane, cinesi e indiane».

Lei è anche presidente dell’associazione Climgas…

«Si, siamo l’unica associazione a livello europeo in questo settore. Climgas è l’associazione dei costruttori e distributori di apparecchiature a gas e ad azionamento termico per la climatizzazione. L’associazione fa parte di ANIMA, la federazione nazionale dell’industria meccanica».

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