Focus Enti e Associazioni

24.06.2021

7 anni (di cui 6 di ritardo) per l’autorizzazione di un impianto a energia rinnovabile

Lo studio di Elettricità Futura rileva un ritardo di 6 anni nell’iter autorizzativo per gli impianti rinnovabili
Elettricità Futura, l’associazione parte di Confindustria che rappresenta le imprese elettriche e che attualmente conta più di 500 associati, ha presentato lo studio “Il disegno del sistema autorizzativo per decarbonizzare e rilanciare gli investimenti” che ha messo in evidenza il ritardo dell’Italia nel percorso verso la decarbonizzazione legato al problema delle lunghe tempistiche autorizzative per realizzare un impianto a energia rinnovabile.

Lo studio ha analizzato un gruppo selezionato di operatori del settore con l’obiettivo di fornire delle linee guida per arrivare ad avere un sistema che permetta di investire in maniera certa e rapida tutto ciò che è necessario per arrivare alla transizione energetica e agli obiettivi europei.

La nuova Direttiva UE sulle rinnovabili che dovrà essere recepita entro giugno 2021 stabilisce il limite il limite di due anni per le procedure degli impianti rinnovabili, ma in Italia per ottenere l’autorizzazione a realizzare un impianto a energia rinnovabile ci vuole una media di 7 anni, di cui quasi 6 vanno oltre i limiti di legge. Alle infinite tempistiche si aggiunge il fatto che le imprese italiane sono quelle che registrano i costi più alti in Europa per sostenere le procedure per accedere a queste autorizzazioni, e questo è la causa di un altro dato allarmante rilevato dall’analisi, secondo cui in Italia il 46% dei progetti per rinnovabili presentati alla fine non viene realizzato.

Una situazione alquanto paradossale se si pensa al fatto che nel primo decennio degli anni Duemila l’Italia aveva conosciuto una forte crescita delle rinnovabili anticipando di molto anche altri paesi europei, che nel frattempo hanno raggiunto obiettivi che il nostro paese vede ancora lontani. L’iniziale entrata nel mercato delle rinnovabili sembrava quindi promettente, quindi come siamo arrivati a questa situazione? La causa dei ritardi inverosimili dell’iter autorizzativo per questi impianti è che nel tempo sono state introdotte norme incerte e contradditorie a cui si è aggiunta la disattenzione delle istituzioni e le particolari dinamiche di mercato della filiera che hanno causato un arresto degli investimenti e quindi della realizzazione dei progetti per le energie rinnovabili.

Lo scenario che si è creato però potrebbe creare non pochi problemi all’Italia, perché se il paese non raggiunge gli obiettivi del Green Deal si andrà incontro ad effetti negativi sul sistema energetico ed economico italiano, che inciderebbero anche sulla competitività delle imprese, sulla qualità della vita, sugli oneri per i consumatori oltre che sull’ambiente e sulla salute. Secondo lo studio sarebbero a rischio benefici per un valore di quasi 100 miliardi di euro, che comprendono impatti sull’economia, sulle riduzioni delle emissioni e sulle ricadute dirette degli investimenti.

Il problema principale del ritardo delle autorizzazioni per gli impianti rinnovabili è dato dalla presenza di diverse istituzioni che sono coinvolte nelle procedure e dalla mancanza di un soggetto competente unico e centralizzato che sia in grado di gestire tutto l’iter autorizzativo.

Ciò che serve è un maggiore coordinamento tra le procedure e gli enti, insieme all’uniformazione dei procedimenti regionali e all’istituzione di un organismo centrale per attuare quanto previsto dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC).

“Una Pubblica Amministrazione più efficiente permetterà di avviare nuovi investimenti, ridurre le emissioni di CO2, creare posti di lavoro e tutelare il nostro Paese dall’emergenza climatica”, dichiara Agostino Re Rebaudengo, Presidente di Elettricità Futura, “Il DL Semplificazioni in fase di conversione in queste settimane, se migliorato, sarà un passo importante per raggiungere gli obiettivi del Green Deal 2030, salvaguardando l’ambiente e il paesaggio”.