Speciale 205
Impianti HVAC resilienti: come il cambiamento climatico sta trasformando la progettazione degli edifici
Articolo di Arch. Simone Michelotto

Sistemi HVAC tropicalizzati: come resistere a caldo, umidità e corrosione

Il termine “tropicalizzazione” ha origini militari e aeronautiche: designava originariamente l’insieme delle modifiche apportate alle apparecchiature elettroniche e meccaniche destinate a operare nelle zone dell’Asia meridionale e dell’Africa subsahariana, dove temperatura, umidità, sabbia e salinità rappresentavano fattori di degrado critici e imprevisti rispetto agli standard di progetto europei o nordamericani.

Nel settore HVAC, la medesima logica si è trasferita in modo naturale: con l’espansione dei mercati verso le regioni tropicali e subtropicali e, più recentemente, con l’inasprimento delle condizioni climatiche nelle stesse aree temperate, la tropicalizzazione è diventata una disciplina progettuale strutturata, che attraversa trasversalmente l’intero ciclo di vita del prodotto.

Un impianto HVAC tropicalizzato va oltre lo standard relativo ai singoli componenti rinforzati e si caratterizza per una coerenza sistemica tra le scelte progettuali hardware e le logiche di controllo software, pensate per garantire operatività continua, affidabilità elevata e mantenimento delle prestazioni in un inviluppo di condizioni ambientali che spinge i parametri di esercizio verso i limiti termodinamici, meccanici ed elettrici del sistema. In questo senso, la tropicalizzazione è una filosofia di progetto che si declina in scelte tecnologiche specifiche sui materiali, sui rivestimenti, sui protocolli di controllo e sull’architettura dell’automazione.

Il comportamento dei principali componenti meccanici dell’impianto HVAC in condizioni di caldo estremo costituisce uno dei capitoli più delicati della progettazione resiliente: il compressore, le valvole di espansione, i motori dei ventilatori, gli scambiatori di calore, le tubazioni e il circuito idronico sono sollecitati simultaneamente da temperature ambientali elevate, da pressioni di esercizio superiori al dimensionamento standard e, in molti contesti, da agenti ambientali aggressivi quali salinità, umidità e polveri.

Il compressore è il componente più critico dell’intero impianto HVAC, in quanto concentra in sé le sollecitazioni più severe di natura termica, meccanica ed elettrica. In un sistema operante in un clima caldo estremo, esso è chiamato a vincere differenziali di pressione sensibilmente superiori a quelli del dimensionamento standard. Con un refrigerante R-32 e temperature di condensazione prossime ai 60°C, raggiungibili quando la temperatura esterna supera i 50°C e il circuito non è ottimizzato, la pressione di scarico si avvicina a 42/45 bar, ben oltre i 27/30 bar tipici della condizione nominale a 35°C di temperatura esterna.

I compressori tropicalizzati per ambienti caldi estremi presentano caratteristiche distintive rispetto alle varianti standard della medesima piattaforma: gli avvolgimenti statorici sono realizzati in filo di rame con isolamento in classe H, abbinati a un olio lubrificante sintetico poliolestere, POE, formulato per viscosità elevata a caldo, con gradi VG 56 o VG 68 anziché VG 32/46 delle versioni standard. La protezione termica è di tipo a intervento continuo e l’involucro esterno è dotato di alette di dissipazione o di un mantello di raffreddamento in contatto termico diretto con la superficie del cilindro.