Speciale 205
Impianti HVAC resilienti: come il cambiamento climatico sta trasformando la progettazione degli edifici
Articolo di Arch. Simone Michelotto

Continuità operativa degli impianti HVAC: come affrontare guasti, blackout ed emergenze

La resilienza di un impianto HVAC, per quanto accuratamente perseguita attraverso le tecnologie descritte nei capitoli precedenti, rimane priva di significato operativo se il sistema non è in grado di garantire continuità di servizio quando accade ciò che il progetto intende prevenire: un guasto, una manutenzione programmata, un’interruzione della rete elettrica, un evento climatico estremo che mette sotto stress simultaneamente più componenti. La continuità operativa, intesa come la capacità di un sistema di mantenere il servizio atteso entro parametri accettabili anche in condizioni degradate, è il banco di prova definitivo della reale robustezza e stabilità di un impianto.

Storicamente, la risposta a questa esigenza è consistita in un numero ristretto di soluzioni puntuali: il gruppo elettrogeno diesel come sorgente alternativa di energia, la pompa gemellata come presidio contro il guasto meccanico della circolazione idrotermica, la valvola di intercettazione come mezzo di isolamento delle sezioni in avaria. In questo modo, la continuità veniva trattata di fatto come una questione circoscritta al singolo componente da rendere ridondante. L’approccio sistemico contemporaneo trascende tale prospettiva, considerando la continuità operativa come proprietà dell’intero impianto anziché come semplice sommatoria delle singole soluzioni. Richiede quindi che ridondanza, stoccaggio energetico e procedure di gestione dell’emergenza siano progettati insieme, come un sistema coordinato, governato da logiche di Building Management System, BMS, capaci di orchestrare il comportamento dell’impianto nelle diverse fasi: pre-emergenza, ovvero allerta; evento, cioè guasto o black-out; modalità degradata, come il funzionamento in isola; e ripristino.

Il primo livello di garanzia è la ridondanza dell’hardware, intesa come la presenza di componenti o sistemi aggiuntivi rispetto al minimo strettamente necessario per soddisfare il carico di progetto, in grado di subentrare automaticamente al guasto dell’unità principale. Gli schemi adottati negli impianti HVAC di media e grande taglia si differenziano per il livello di tolleranza al guasto e per il costo di investimento che comportano.

L’evoluzione tecnologica e la crescente integrazione con le fonti rinnovabili hanno reso urgente estendere il concetto di backup anche all’energia termica immagazzinata, mediante sistemi in grado di disaccoppiare temporalmente la produzione dal consumo di calore o di freddo. In questo modo è possibile garantire continuità anche quando il generatore principale non è disponibile o opera in condizioni di efficienza ridotta. Lo stoccaggio termico si basa su due principi fisici distinti: l’accumulo di calore sensibile, che sfrutta la variazione di temperatura di una massa d’acqua o di un materiale solido, e l’accumulo di calore latente, che sfrutta il calore di fusione o solidificazione di un materiale a cambiamento di fase.

Se lo stoccaggio termico garantisce la continuità dell’energia climatizzante in senso stretto, lo stoccaggio elettrico, nella forma dei sistemi BESS, Battery Energy Storage System, è la componente che permette all’intero edificio di mantenere le funzioni vitali durante un’interruzione della rete. Non solo la climatizzazione, ma anche l’illuminazione di sicurezza, i sistemi di comunicazione, i server, i terminali medicali e, aspetto determinante per la gestione dell’emergenza, l’intera logica di controllo dell’impianto, ovvero BMS, sensori, attuatori e gateway di comunicazione. Senza una sorgente di energia elettrica di backup dedicata a questi carichi, ogni forma di ridondanza hardware degli impianti termici risulterebbe vana.

La ridondanza hardware e lo stoccaggio energetico sono dunque condizioni necessarie ma non sufficienti per la reale continuità operativa: occorre che l’edificio sia dotato di procedure di emergency mode chiare, testate e integrate nelle logiche automatiche del BMS.

L’emergency mode è una modalità operativa pianificata, con obiettivi definiti, criteri di priorità prestabiliti e sequenze di azione codificate nel firmware del sistema di automazione. Non è, quindi, semplicemente uno stato di guasto da gestire in modo reattivo.