Focus Mercati

02.09.2020
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Picco negativo dei consumi energetici tra aprile-giugno 2020, cresce il valore delle FER

Le FER hanno coperto il 50% della domanda, le emissioni sono crollate e la domanda di energia è scesa del -30%: lo racconta ENEA nella nuova analisi trimestrale
Il 2020 è sicuramente un anno sui generis, lo dimostrano anche i dati ENEA sui consumi di energia, utilizzo delle rinnovabili elettriche ed emissioni di CO2: secondo l’analisi sul secondo trimestre dell’anno il consumo energetico è sceso del -22% rispetto al periodo aprile-giugno 2019 e le FER elettriche sono arrivate a coprire il 50% della domanda.
 
Naturalmente, il calo della domanda può essere giustificata dal lockdown, non a caso infatti il picco negativo del -30% è stato raggiunto ad aprile (superando di molto il -20% previsto dalla stessa ENEA), mentre il confronto su base semestrale indica una riduzione del -14%.
Comprensibilmente il forte calo dei consumi elettrici ha dato una spinta alle rinnovabili elettriche, che hanno raggiunto un nuovo massimo storico a maggio, coprendo da sole più della metà della domanda (20% di eolico e solare).
 
Conseguentemente a questa evoluzione green del sistema anche le emissioni di anidride carbonica hanno subito una trasformazione, calando in modo rilevante rispetto all’anno precedente, -26% del II trimestre e -17% nel I trimestre.
 
“I cali di consumi e di emissioni sono senza precedenti. E, anche nell’ipotesi ottimistica di un ritorno alla normalità nella seconda parte dell’anno, a fine 2020 la flessione sarà probabilmente superiore al record negativo del 2009 (-6% dei consumi di energia)”, spiega Francesco Gracceva, il ricercatore ENEA che ha curato l’Analisi. Le emissioni sono diminuite più dei consumi di energia in quanto si è ridotto principalmente il ricorso alle fonti fossili con maggiore intensità carbonica, come carbone e petrolio”.
 
Nei mesi tra aprile e giugno 2020 infatti, a fronte di un aumento del 7% delle rinnovabili, la domanda di petrolio è scesa del -30%, quella del gas naturale ha subito un calo del -18% e le importazioni di energia elettrica dall’estero hanno subito un tonfo del -70%.
Si tratta di dati che devono necessariamente essere contestualizzati, difatti già nel mese di luglio – con l’inizio della ripresa – si è evidenziata una prima ripresa dei consumi dell’energia, anche se i risultati sono ben al di sotto di quelli relativi allo stesso periodo del 2019.
 
A causa della situazione generale e della crisi della domanda energetica l’indice ISPRED, che si riferisce alla sicurezza del sistema energetico, è complessivamente peggiorato raggiungendo un -10%.
“Le cause – chiarisce Gracceva - sono da ricercare soprattutto nei settori della raffinazione - che ha sofferto un forte calo dell’utilizzo degli impianti con margini in territorio negativo - e della gestione in sicurezza del sistema elettrico, nel quale, anche senza eventi critici evidenti, sono emerse problematiche legate alla crescente penetrazione delle fonti rinnovabili intermittenti”.
 
Come conseguenza diretta nell’aumento dell’uso delle FER si è assistito a un aumento importante nella componente dell’indice ISPRED legata alla decarbonizzazione (+30%). “Tuttavia –conclude Gracceva - è plausibile che in uno scenario di ritorno dell’attività economica sui livelli pre-crisi, la traiettoria delle emissioni torni a discostarsi dagli obiettivi al 2030, se si confermasse il trend degli ultimi anni di modesto disaccoppiamento tra andamento dell’economia e consumi di energia”.

Documentazione disponibile

Analisi trimestrale del sistema energetico italiano (2/2020) - ENEA
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