Speciale 24
Il rumore negli impianti di riscaldamento e condizionamento
01.06.2012
Articolo
Redattore: A cura di Nicola Bettio, Resp. UTP Enerblue

Inquinamento acustico. Cause ed effetti di questo sconosciuto

EFFETTI DEL RUMORE NEGLI AMBIENTI INTERNI
Gli effetti del rumore negli ambienti interni sono molto invasivi. Negli uffici, o comunque nel posto di lavoro, le risonanze deconcentrano, distraggono e affaticano, determinando un calo del rendimento e una maggior propensione all’errore.

Negli ambienti abitativi invece, le problematiche connesse al rumore si manifestano principalmente di notte, quando il suono di sottofondo si abbassa ed emergono tutti i singoli suoni che durante la giornata rimangono coperti o comunque non udibili.

Cause di rumore

Rumore dell’aria nelle condotte.
L’aria che attraversa le condotte genera naturalmente un suo rumore che aumenta in base alla velocità di attraversamento e alla presenza di curve, restringimenti e/o diramazioni nei condotti. Per ovviare a questo problema è quindi fondamentale dimensionare correttamente non solo la velocità nelle condotte, ma anche la posizione e il numero di ostacoli al passaggio dell’aria. L’utilizzo di condotte acusticamente e termicamente isolate, abbinate all’inserimento di silenziatori nei punti critici del canale, contribuisce alla risoluzione.

Rumore dell’aria durante l’espulsione.
Che l’impianto sia realizzato con bocchette di diffusione o con travi fredde, il problema non cambia. Se anche si utilizzano condotte isolate, ma non si riduce la velocità di lancio (velocità con cui l’aria esce dalla bocchetta), il rumore generato sarà rilevante. Considerando poi che, usualmente, l’espulsione dell’aria avviene dall’alto verso il basso, il suono non avrà modo di attenuarsi. Anche in questo caso è fondamentale la scelta della tipologia di bocchetta e la velocità di lancio.

Rumore dell’acqua all’interno delle tubazioni.
Negli impianti radianti, siano essi realizzati con terminali remoti o radiatori, c’è sempre la presenza di un circuito idronico che li alimenta. La corretta velocità dell’acqua all’interno delle tubazioni, è fondamentale per non avere sorprese durante la notte. L’elevata scorrevolezza, unita alla presenza di curve e diramazioni, crea un rumore caratteristico e particolarmente fastidioso. Nel caso di impianti con radiatori, poi, l’accensione e spegnimento dell’impianto fa si che il suono diventi intermittente e quindi ancora più fastidioso.

Rumore dei terminali remoti.
Esempio tipico è il FanCoil o unità ventilante. In questi apparecchi il rumore è determinato dal ventilatore interno e si percepisce soprattutto di notte nella sua fase accendi-spegni. Da qui, varie soluzioni: o si selezionano terminali con bassissima rumorosità, o ci si affida a terminali che durante la notte passano da una funzione ventilante ad una radiante praticamente priva di rumore: i cosiddetti terminali termo ventilanti. Soluzioni come queste sono principalmente installate nelle stanze da letto di abitazioni e hotel dove il problema è maggiormente sentito.

Rumore degli scarichi.
Il rumore degli scarichi non è legato alla velocità dell’acqua, ma alla mancanza di isolamento acustico tra l’acqua che scorre e la muratura. L’utilizzo di tubazioni appositamente pensate per queste applicazioni o l’inserimento di isolanti acustici tra la tubazione e la muratura riduce, se non elimina, il problema.

Rumore delle unità di condizionamento e riscaldamento esterne.
Il chiller, o pompa di calore, installato all’esterno, sia esso ad aria o ad acqua, genera inevitabilmente un rumore legato sia all’aria spostata dai ventilatori, sia al rumore meccanico del compressore funzionante al suo interno. Normalmente queste unità, sia piccole che grandi, devono essere installate nelle vicinanze dell’edificio a cui devono fornire il caldo/freddo, determinando così una maggiore percezione del rumore, dovuta appunto alla vicinanza dell’impianto. Una possibile soluzione è di scegliere fin da subito unità SLN (Super Low Noise) in modo da eliminare il problema. Altra soluzione è di inserire delle barriere acustiche tra la sorgente e il recettore maggiormente disturbato. Quest’ultima soluzione però è normalmente più costosa e si scontra spesso con vincoli architettonici.

Le problematiche menzionate, molto spesso derivanti da una poca conoscenza del problema, sono le principali cause di rumore nelle nuove costruzioni. Quello che si può notare però, è che ci sono delle soluzioni mirate per ridurre gli effetti del rumore che si basano prima di tutto su una progettazione sensibile al problema, sulla scelta di materiali idonei alla riduzione del rumore, qualunque ne sia la causa, e sulla conoscenza delle normative che regolano la materia.

Ad oggi, le leggi e normative che definiscono i limiti di rumorosità nelle diverse situazioni, sono tre:
• D.P.C.M. 05/12/97 “Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici”
• UNI 11367 ”Classificazione acustica delle unità immobiliari”
• D.P.C.M. 14.11.1997 “Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore”

D.P.C.M. 05/12/97 “Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici”
Questo Decreto descrive le caratteristiche acustiche all’interno di edifici e prevede la suddivisione degli stessi in diverse categorie abitative:

A edifici adibiti a residenza o assimilabili;
B edifici adibiti ad uffici e assimilabili;
C alberghi, pensioni ed attività assimilabili;
D ospedali, cliniche, case di cura e assimilabili;
E edifici adibiti ad attività scolastiche a tutti i livelli ed assimilabili;
F edifici adibiti ad attività ricreative o di culto ed assimilabili;
G edifici adibiti ad attività commerciali o assimilabili.

In funzione della classe appartenente ci sono dei valori di rumore massimi che devono essere rispettati dagli impianti a ciclo continuo (riscaldamento, condizionamento, areazione) e da quelli a ciclo discontinuo (ascensori, scarichi idraulici, bagni, rubinetterie).

Per questa tipologia di impianti, i limiti sono i seguenti:

VALORI LIMITE MASSIMI PER RUMORE DI IMPIANTI

Classificazione degli ambienti

Rumore prodotto dagli impianti tecnologici

Funzionamento discontinuo (ascensori, scarichi idraulici, bagni, servizi igienici, ubinetteria) (dBA)

Funzionamento continuo (impianti di riscaldamento, condizionamento, aerazione) (dBA)

LASmax2

LAeq3

Categoria D

35

25

Categoria A

35

35 (25)1

Categoria E

35

25

Categoria B, F, G

35

35 (25)1

1 Definito nel testo del D.P.C.M. 5/12/97, Allegato A in contraddizione con i valori di tabella
2 E' il livello di pressione sonora, ponderata A con costante di tempo slow;
3 E' il livello continuo equivalente di pressione sonora, ponderata A.

Fonte: D.P.C.M. 05/12/97 “Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici”

Esempio: per un ospedale (catogoria D) il livello massimo di rumore emesso dal sistema di condizionamento, riscaldamento o dall’emissione dell’aria non deve superare i 25 dBA.
Questi valori sono estremamente bassi e molto difficili da raggiungere se non con uno studio preliminare e l’utilizzo di materiali specifici.

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UNI 11367 “Classificazione acustica delle unità immobiliari”
Questa norma, emanata dall’UNI nel luglio del 2010, vuole essere una linea guida per l’acustica da interni e sostituire a breve il D.P.C.M. 05/12/97. La norma non fa distinzione tra tipologia di edificio, ma crea quattro classi acustiche, dalla più alla meno isolata, e definisce un valore massimo di rumore degli impianti.

La tabella mostra i livelli di riferimento delle quattro classi acustiche in riferimento all’argomento trattato. Quelle di nostro interesse sono la colonna d) ed e).

CLASSI ACUSTICHE

Classe

a) Isolamento acustico normalizzato di facciata D2m,nT,w dB

b) Potere fonoisolante apparente di divisori fra ambienti di differenti unità immobiliari R'w dB

c) Livello sonoro di calpestio normalizzato fra ambienti di differenti unità immobiliari L'nw dB

d) Livello sonoro immesso da impianti a funzionamento continuo Laeq, nT dB

e) Livello sonoro massimo immesso da impianti a funzionamento discontinuo LASmax,nT dB

I

≥ 43

≥ 56

≤ 53

≤ 25

≤ 30

II

≥ 40

≥ 53

≤ 58

≤ 28

≤ 33

III

≥ 37

≥ 50

≤ 63

≤ 32

≤ 37

IV

≥ 32

≥ 45

≤ 68

≤ 37

≤ 42

Fonte: UNI 11367 “Classificazione acustica delle unità immobiliari”

La tabella sopra descrive le classi acustiche suddivise per classi.
Il parametro di misura è diverso da quello del D.P.C.M.05/12/97 che considera un valore preciso dal quale non ci si può scostare, ma sostanzialmente i valori sono similari.
Anche qui i valori sono molto bassi e difficili da raggiungere.

D.P.C.M. 14.11.1997 “Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore”
Questo decreto fissa i limiti di rumore nell’ambiente esterno.
In base alla classe acustica del luogo di installazione dell’unità, sia essa chiller o pompa di calore, il decreto fissa un limite di rumore immesso che non dovrà in nessun caso essere superato dall’unità.
La classe acustica è ricavabile dal piano di zonizzazione che il comune è obbligato a realizzare.
Le classi acustiche hanno la seguente definizione:

CLASSE I - Aree particolarmente protette.
Rientrano in questa classe le aree nelle quali la quiete rappresenta un elemento di base per la loro utilizzazione: aree ospedaliere, scolastiche, destinate al riposo e allo svago, residenziali rurali, di particolare interesse urbanistico, parchi pubblici, ecc.

CLASSE II - Aree destinate ad uso prevalentemente residenziale.
Rientrano in questa classe le aree urbane interessate prevalentemente da traffico veicolare locale, con bassa densità di popolazione, con limitata presenza di attività commerciali ed assenza di attività industriali e artigianali.

CLASSE III - Aree di tipo misto.
Rientrano in questa classe le aree urbane interessate da traffico veicolare locale o di attraversamento, con media densità di popolazione, con presenza di attività commerciali, uffici con limitata presenza di attività artigianali e con assenza di attività industriali, aree rurali interessate da attività che impiegano macchine operatrici.

CLASSE IV - Aree di intensa attività umana.
Rientrano in questa classe le aree urbane interessate da intenso traffico veicolare, con alta densità di popolazione, con elevata presenza di attività commerciali e uffici, con presenza di attività artigianali. Le aree in prossimità di strade di grande comunicazione e di linee ferroviarie, le aree portuali, le aree con limitata presenza di piccole industrie.

CLASSE V - Aree prevalentemente industriali.
Rientrano in questa classe le aree interessate da insediamenti industriali e con scarsità di abitazioni.

CLASSE VI - Aree esclusivamente industriali.
Rientrano in questa classe le aree esclusivamente interessate da attività industriali e prive di insediamenti abitativi.

Di seguito i valori limite di immissione in funzione della classe acustica:

VALORI LIMITE ASSOLUTI DI IMMISSIONE - Leq in dB (A) (art. 3)

Classi di destinazione d'uso del territorio

Tempi di riferimento

Diurno (06.00 - 22.00)

notturno (22.00 - 06.00)

I - Aree particolarmente protette

50

40

II - Aree prevalentemente residenziali

55

45

III - Aree di tipo misto

60

50

IV - Aree di intensa attività umana

65

55

V - Aree prevalentemente industriali

70

60

VI - Aree esclusivamente industriali

70

70

Fonte: D.P.C.M. 14.11.1997 “Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore”

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