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Il Superbonus del 110% rischia di essere “la pietra tombale” delle PMI italiane

Senza un diverso approccio economico il Superbonus rischia di mettere in ginocchio le PMI italiane, l’opinione di Rete IRENE

Dopo tanto interesse e scalpore provocato dei contenuti del nuovo Decreto Rilancio, arrivano forti le opinioni e dichiarazioni delle associazioni rappresentative delle aziende direttamente colpite dai contenuti delle nuove norme. Nel nostro caso – naturalmente – ci riferiamo a tutte quelle imprese occupate nell’edilizia, che in questi giorni si stanno domandando come cambierà il loro modo di lavorare (e di far quadrare i conti) con l’introduzione dell’ormai noto Superbonus del 110%.
 
Il riferimento normativo è quello agli articoli 128 e 128-ter, che riguardano l’incentivazione dell’efficienza energetica ed il miglioramento sismico.
La pubblicazione del Decreto Rilancio ancora non c’è stata, il testo sembra infatti essere ancora in fase di rielaborazione, ma nei giorni scorsi è circolata una bozza che è stata sufficiente per trarre le prime conclusioni sui possibili effetti del nuovo approccio all’incentivazione degli interventi in edilizia.
 
Rete IRENE, Network di Imprese per la Riqualificazione ENergetica degli Edifici, ha fornito una sua esauriente lettura dell’impostazione della norma che, se fosse così approvata – dice Rete IRENE – potrebbe essere “la pietra tombale delle PMI”.
Ma prima di arrivare a capire il perché di un’espressione così estrema, descriviamo brevemente i contenuti della nuova bozza di decreto.
 
L’articolo 128 istituisce il nuovo Superbonus, cioè un incentivo pari al 110% delle spese sostenute per interventi edili di vario genere; uno strumento che racchiude in sé i precedenti meccanismi incentivanti Ecobonus, Sismabonus e Bonus Facciate, introdotto per stimolare da un lato le attività delle aziende nazionali messe a dura prova dalla crisi provocata dal Covid-19, e dall’altro spingere la trasformazione in ottica sostenibile del patrimonio immobiliare nazionale.
 
L’articolo 128-ter invece si occupa degli aspetti economici relativi all’articolo precedente. Innanzitutto sono revisionati i meccanismi di trasferimento dei crediti d’imposta, con modifiche sostanziali ai sistemi di cessione del credito e di sconto in fattura. Proprio su questo si è rivolta l’attenzione di RETE Irene, che ha rilevato numerosi nodi critici per le attività dei propri associati.
 
Se è pur vero che tutti sono favorevoli all’incentivazione dell’efficienza energetica e del recupero del parco immobiliare esistente, le imprese devono pur sempre gestire gli aspetti economici della propria attività. È per questo che pensare ad uno sconto in fattura a percentuali altissime (come il 110% proposto dal decreto) ma anche alla cessione del credito che ne deriva, crei delle forti perplessità alle aziende: che si troverebbero a incassare poco o nulla dai clienti, dovendo però allo stesso tempo procedere al pagamento dell’IVA, della ritenuta dell’8% e dei costi standard per la prosecuzione della propria attività.
 
Se poi non si procedesse a una modifica delle regole attuali, è probabile che le banche continuerebbero a non finanziare con facilità le PMI, ree di non avere un merito creditizio particolarmente positivo. Se ne deduce che, a fronte di una possibilità di credito ridotta e di un aumento così sostanziale delle detrazioni, per molte imprese italiane si verrebbe a delineare una situazione di difficoltà grave, una conseguenza opposta rispetto agli obiettivi dello stesso Decreto Rilancio.
 
Per far fronte a queste difficoltà il Decreto contiene la nuova possibilità di cessione alle banche, possibile grazie alla temporanea sospensione del Patto di Stabilità, che però secondo Rete IRENE potrebbe non essere sufficiente a tutelare le PMI, per le quali sarebbero necessari altri accorgimenti che permettano di sgravare le casse aziendali dall’onere di reperire finanze pari al proprio fatturato annuo.
 
La risposta a questo problema è piuttosto chiara secondo il network di aziende - che negli scorsi mesi si è spesa attivamente per far ascoltare al Governo le istanze dei propri associati. La soluzione sarebbe quella di rendere istantaneo il trasferimento di crediti d’imposta alle imprese e, di conseguenza, da queste ai soggetti che le finanziano.
 
Il coordinatore del Comitato tecnico scientifico di Rete IRENE, Virginio Trivella , commentando la bozza di Decreto ha riferito “Devo necessariamente sospendere il giudizio sul provvedimento. Da un lato le novità del decreto rilancio sono molto interessanti, dall’altro non è affrontato il problema che impedisce alle imprese di lavorare e che sta rimandando dietro le barricate artigiani e installatori.
Si badi bene che non si tratta solo di costi: nel caso del Superbonus 110% l’onere finanziario è sostenuto dallo Stato con il 10% di differenza rispetto al prezzo dei lavori.”

Ma secondo Trivella il vero problema è un altro: la capacità di credito delle aziende.
“Oggi non c’è nessuno che accetta di pagare i crediti d’imposta prima che questi raggiungano il cassetto fiscale delle imprese e, quindi, passino a quello delle banche o di qualunque altro soggetto che decida di comprarli. Oggi questo trasferimento avviene una sola volta all’anno in caso di cessioni, e anche in caso di “sconto” delle fatture ai condomini. E questo inchioda le imprese, che non possono mettere a rischio il loro già fragile equilibrio finanziario” ha continuato il coordinatore.
 
La soluzione proposta da Rete IRENE è quella di rendere veloce il trasferimento dei crediti d’imposta, fattura per fattura, così da far arrivare il denaro ai cessionari nel tempo utile per il pagamento di operai e fornitori. Ma la proposta, fino ad ora, non è stata del tutto accolta dal legislatore.
“il suggerimento è stato recepito solo a metà: il testo approvato non impedisce l’accelerazione dei cassetti fiscali, ma semplicemente non ne fa un obiettivo esplicito, e rinvia la decisione di tempi e modi a un provvedimento dell’Agenzia delle entrate per il quale, tra l’altro, non è nemmeno fissato un tempo per il rilascio (art. 128-ter, comma 8).
 
Ma l’annuncio dell’introduzione del Superbonus ha creato forse altri danni ad un settore già completamente fermo: “la possibilità di non pagare più un euro ha sospeso tutto in attesa di capire come sfruttare le nuove possibilità” e non si parla solo dei lavori nuovi, ma anche di quelli che avrebbero potuto ripartire dopo la fine del lockdown.
 
Al Governo quindi Rete IRENE suggerisce di agire in due modi:
  • Conferire all’Agenzia delle Entrate il compito di scrivere regole che permettano il trasferimento dei crediti d’imposta fattura per fattura e in tempi brevi, con focus in particolare sui condomini;
  • Fare sì che il provvedimento dell’Agenzia arrivi contemporaneamente alla conversione in legge del Decreto Rilancio, prevista nel giro di un paio di mesi.
Operare in questo modo permetterebbe di tutelare le PMI del comparto edile italiano, risparmiando tempo prezioso ed evitando inutili difficoltà ad aziende già pesantemente provate dalla situazione.
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