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Ecodesign: ancora molta strada da fare per l’etichetta energetica negli impianti termici
Il 90% degli installatori dichiara di non fornire l’etichetta energetica di sistema, i dati sull'applicazione del regolamento Ecolabel negli impianti termici.
I regolamenti europei sull'Ecodesign (Etichetta Energetica) per i prodotti HVACR, come caldaie, pompe di calore, pannelli solari e altri sistemi per la climatizzazione, sono ormai in vigore da circa sei mesi. Ieri a MCE 2016 si è fatto il punto della situazione, durante il convegno conclusivo del road show Thermo Evolution che, nei mesi scorsi, ha toccato diverse città italiane.
Quella che per altri settori, come ad esempio l’elettronica di consumo, è stata una vera rivoluzione, nell’ambito del riscaldamento, e più in generale in quello della produzione di caldo/freddo, stenta ancora ad affermarsi, sia come strumento di marketing, sia come strumento di scelta consapevole per i consumatori.
A dimostrare il potenziale di questi regolamenti un dato: il 65% dei prodotti per il riscaldamento installati in EU sono in classe C o D. Bisognerebbe quindi riuscire a stimolare la sostituzione degli apparecchi più obsoleti, promuovendo le buone pratiche di efficienza energetica e comunicando all’utente finale la convenienza di questi investimenti, che generalmente si ripagano in poco tempo.
In Italia le tecnologie tradizionali, come le caldaie a gas, nel 2015 rappresentavano ancora il 60% del mercato, nonostante un’evoluzione tecnologica che ha portato l’efficienza dei generatori di calore a gas dal 71% del 1998 al 92,7% del 2016, incrementandone il valore di oltre 21 punti in pochi anni.
Il problema per questo tipo di tecnologie, diversamente dagli elettrodomestici come frigoriferi o lavatrici, è che spesso serve un’etichetta di sistema, ovvero un’etichetta che sommi le diverse componenti dell’impianto e restituisca un’unica classe energetica, come nel caso ad esempio dell’abbinamento caldaia e pannello solare.
Secondo un’indagine condotta da Assistal, però, il 90% degli installatori italiani non fornisce l’etichetta di sistema, contravvenendo al Regolamento Ecolabel, mentre quasi uno su quattro la giudica un inutile onere per le imprese installatrici.
Secondo Milena Presutto, a capo dell’Unità Tecnica Efficienza Energetica dell’ENEA: “l’etichetta energetica è un punto di forza, uno strumento di marketing”.
“Lo è stata per gli elettrodomestici, non vedo perché non dovrebbe esserlo per voi - continua, aggiungendo - gli installatori che non vogliono usare l’etichetta energetica spariranno dal mercato”.
Per Mauro Odorisio, presidente ANGAISA, siamo ancora però agli inizi, con diverse difficoltà: “ad oggi non c’è nessuna richiesta da parte degli operatori. Abbiamo introdotto un servizio che potrebbe essere molto utile per tutti i professionisti del settore (etichettaenergetica.net Ndr), ma le industrie non ci comunicano i dati e quindi non riusciamo a costruire una banca dati completa, indispensabile per ottenere le etichette di sistema”.
“Le istituzioni latitano - prosegue Odorisio - non si fanno i controlli e quando non c’è controllo è difficile che il mercato si moralizzi da solo”.
In effetti i controlli, ad oggi, per quanto riguarda gli impianti termici, non esistono, e il Ministero dello Sviluppo Economico per il momento si limita a dichiarare l’impossibilità di compiere controlli a tappeto, annunciando futuri controlli a campione senza fornire indicazioni più precise.
Esiste infine anche un problema legato alle dichiarazioni delle aziende sull’efficienza energetica dei loro prodotti, che sono, nella maggior parte dei casi, auto-certificazioni non sempre sottoposte a controlli terzi. Il dubbio sulla veridicità dei dati, quindi, sorge spontaneo, soprattutto per le aziende che operano e producono al di fuori dell’UE.
Insomma, a sei mesi dall’introduzione dei regolamenti europei Ecolabel ed Ecodesign la strada da compiere per aziende e operatori del settore è ancora molta, soprattutto nel nostro paese.
Quella che per altri settori, come ad esempio l’elettronica di consumo, è stata una vera rivoluzione, nell’ambito del riscaldamento, e più in generale in quello della produzione di caldo/freddo, stenta ancora ad affermarsi, sia come strumento di marketing, sia come strumento di scelta consapevole per i consumatori.
A dimostrare il potenziale di questi regolamenti un dato: il 65% dei prodotti per il riscaldamento installati in EU sono in classe C o D. Bisognerebbe quindi riuscire a stimolare la sostituzione degli apparecchi più obsoleti, promuovendo le buone pratiche di efficienza energetica e comunicando all’utente finale la convenienza di questi investimenti, che generalmente si ripagano in poco tempo.
In Italia le tecnologie tradizionali, come le caldaie a gas, nel 2015 rappresentavano ancora il 60% del mercato, nonostante un’evoluzione tecnologica che ha portato l’efficienza dei generatori di calore a gas dal 71% del 1998 al 92,7% del 2016, incrementandone il valore di oltre 21 punti in pochi anni.
Il problema per questo tipo di tecnologie, diversamente dagli elettrodomestici come frigoriferi o lavatrici, è che spesso serve un’etichetta di sistema, ovvero un’etichetta che sommi le diverse componenti dell’impianto e restituisca un’unica classe energetica, come nel caso ad esempio dell’abbinamento caldaia e pannello solare.
Secondo un’indagine condotta da Assistal, però, il 90% degli installatori italiani non fornisce l’etichetta di sistema, contravvenendo al Regolamento Ecolabel, mentre quasi uno su quattro la giudica un inutile onere per le imprese installatrici.
Secondo Milena Presutto, a capo dell’Unità Tecnica Efficienza Energetica dell’ENEA: “l’etichetta energetica è un punto di forza, uno strumento di marketing”.
“Lo è stata per gli elettrodomestici, non vedo perché non dovrebbe esserlo per voi - continua, aggiungendo - gli installatori che non vogliono usare l’etichetta energetica spariranno dal mercato”.
Per Mauro Odorisio, presidente ANGAISA, siamo ancora però agli inizi, con diverse difficoltà: “ad oggi non c’è nessuna richiesta da parte degli operatori. Abbiamo introdotto un servizio che potrebbe essere molto utile per tutti i professionisti del settore (etichettaenergetica.net Ndr), ma le industrie non ci comunicano i dati e quindi non riusciamo a costruire una banca dati completa, indispensabile per ottenere le etichette di sistema”.
“Le istituzioni latitano - prosegue Odorisio - non si fanno i controlli e quando non c’è controllo è difficile che il mercato si moralizzi da solo”.
In effetti i controlli, ad oggi, per quanto riguarda gli impianti termici, non esistono, e il Ministero dello Sviluppo Economico per il momento si limita a dichiarare l’impossibilità di compiere controlli a tappeto, annunciando futuri controlli a campione senza fornire indicazioni più precise.
Esiste infine anche un problema legato alle dichiarazioni delle aziende sull’efficienza energetica dei loro prodotti, che sono, nella maggior parte dei casi, auto-certificazioni non sempre sottoposte a controlli terzi. Il dubbio sulla veridicità dei dati, quindi, sorge spontaneo, soprattutto per le aziende che operano e producono al di fuori dell’UE.
Insomma, a sei mesi dall’introduzione dei regolamenti europei Ecolabel ed Ecodesign la strada da compiere per aziende e operatori del settore è ancora molta, soprattutto nel nostro paese.
