Direttiva Case Green e impianti HVAC: cosa cambierà nella progettazione
La Direttiva Europea sulla Prestazione Energetica degli Edifici, nella sua versione più recente, Direttiva 2024/1275/UE, EPBD, Energy Performance of Buildings Directive, è il tassello normativo più ambizioso del percorso europeo verso la neutralità climatica avviato con l’European Green Deal del 2019 e specificato nel pacchetto legislativo Fit for 55, che mira a ridurre le emissioni nette di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.
La Direttiva, colloquialmente nota come “Direttiva Case Green”, abroga e sostituisce la precedente EPBD 2010/31/UE, che aveva già introdotto il concetto di edificio a energia quasi zero, NZEB, Nearly Zero Energy Building, e la sua revisione del 2018, Direttiva 2018/844/UE. La storia legislativa del documento è quella di una progressiva radicalizzazione delle ambizioni normative in risposta all’accelerazione degli scenari climatici, e l’EPBD 2024 fissa l’obiettivo di un parco edilizio europeo a zero emissioni entro il 2050, con scadenze intermedie vincolanti.
Il concetto di Zero Emission Building, ZEB, si distingue dall’NZEB sia quantitativamente sia concettualmente: mentre l’NZEB è definito in termini di indice di prestazione energetica primaria non rinnovabile, EPgl,nren, al di sotto di una soglia assoluta, lo ZEB è definito come edificio con emissioni operative di gas serra pari a zero su base annua. Ciò implica che l’energia consumata debba essere prodotta interamente da fonti rinnovabili, sia in situ, come fotovoltaico, solare termico e geotermia, sia attraverso reti di teleriscaldamento o teleraffrescamento alimentate da rinnovabili.
Per gli impianti HVAC, la distinzione è fondamentale: un edificio può essere NZEB anche con una caldaia a gas altamente efficiente, se la quota di energia rinnovabile integrata è sufficientemente alta; un edificio ZEB, invece, non può tollerare alcuna combustione di fonti fossili in situ, poiché ogni molecola di metano bruciata produce emissioni operative non compensabili da rinnovabili locali su base oraria. La transizione da NZEB a ZEB segna quindi il confine definitivo con l’era del gas naturale negli impianti di riscaldamento.
L’articolo 11 dell’EPBD 2024 introduce il progressivo divieto delle caldaie alimentate esclusivamente da combustibili fossili nei sistemi di riscaldamento autonomi e centralizzati. Il meccanismo scelto dalla Direttiva non è quello di un divieto istantaneo, che comporterebbe implicazioni sociali ed economiche ingestibili, bensì una sequenza di misure scaglionate nel tempo, che rendono le caldaie a gas progressivamente non incentivabili, non installabili nelle nuove costruzioni e, infine, non sostituibili nemmeno nelle ristrutturazioni.
L’EPBD 2024 consolida e rende obbligatoria la comunicazione dello Smart Readiness Indicator, SRI, nella documentazione tecnica di tutti i nuovi edifici. Si tratta di un indicatore sviluppato dalla Commissione Europea, Decisione delegata UE 2019/2018, che quantifica la capacità di un edificio di adattare il proprio funzionamento ai segnali della rete e degli occupanti, massimizzare l’efficienza e la flessibilità energetica e fornire dati all’operatore per l’ottimizzazione continua.
Parallelamente all’EPBD, la transizione degli impianti HVAC è accelerata dal Regolamento (UE) 2024/573, noto come F-Gas II, che ha profondamente revisionato il precedente Regolamento 517/2014, inasprendo il phase-down degli HFC ad alto GWP e introducendo nuovi divieti di immissione in commercio con scadenze ravvicinate. Poiché i fluidi refrigeranti sono il vettore termodinamico dell’intero ciclo frigorifero, la transizione verso refrigeranti a basso GWP ha implicazioni dirette sull’architettura del ciclo, sulle pressioni operative, sulla sicurezza degli impianti e sulle procedure di installazione e manutenzione.
Il quadro normativo dell’F-Gas II si intreccia con quello dell’EPBD in modo complementare: la Direttiva impone l’elettrificazione termica attraverso le pompe di calore, mentre il Regolamento richiede che queste ultime utilizzino fluidi refrigeranti con GWP progressivamente più basso. La combinazione dei due provvedimenti guida dunque il settore verso macchine alimentate da energia rinnovabile e basate su fluidi a bassissimo impatto climatico.
