Focus Rinnovabili

26.05.2026

Agrivoltaico in Italia: la crescita passa da regole chiare e qualità progettuale

L’agrivoltaico cresce in Italia, ma il suo sviluppo dipende da regole chiare, qualità progettuale e reale integrazione con l’attività agricola.

L’agrivoltaico sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel percorso italiano verso la transizione energetica. Non si tratta più soltanto di una soluzione sperimentale, ma di un modello che può contribuire allo sviluppo delle rinnovabili, alla resilienza delle aziende agricole e alla gestione più efficiente del territorio. La crescita del settore, però, apre anche un tema centrale: distinguere i progetti realmente integrati da quelli che utilizzano l’attività agricola solo come elemento formale.

Il comparto si trova oggi in una fase decisiva. Gli incentivi pubblici e gli obiettivi nazionali sulle rinnovabili hanno accelerato l’interesse verso questa tecnologia, ma il quadro regolatorio, gli iter autorizzativi e la qualità della progettazione restano elementi determinanti per evitare sviluppi disordinati.

 

L’agrivoltaico non è solo fotovoltaico installato su terreno agricolo

Uno degli aspetti più importanti riguarda la definizione stessa di agrivoltaico. Un impianto non può essere considerato tale solo perché collocato in un contesto rurale: la continuità dell’attività agricola deve essere prevista fin dalla progettazione, integrando esigenze energetiche, agronomiche e paesaggistiche.

Questo significa valutare con attenzione altezza dei moduli, distanze tra le file, orientamento delle strutture, sistemi irrigui, passaggio dei mezzi agricoli e compatibilità con le colture presenti. Gli impianti sopraelevati, le configurazioni a filari distanziati, i sistemi con inseguitori solari o i pannelli verticali possono rispondere a esigenze differenti, ma non esiste una soluzione valida in modo universale.

Le prestazioni dipendono dall’interazione tra struttura, clima, coltura e obiettivi del progetto. Anche l’ombreggiamento, spesso indicato come beneficio per le coltivazioni, non produce effetti positivi in automatico: può ridurre stress idrico ed evapotraspirazione, ma deve essere calibrato in funzione delle specie coltivate e delle condizioni locali.

 

Regole, autorizzazioni e qualità tecnica: i nodi ancora aperti

Il potenziale dell’agrivoltaico si inserisce in un quadro nazionale in cui le rinnovabili devono continuare ad accelerare. Secondo i dati riportati dal dossier, a febbraio 2026 le rinnovabili in Italia hanno raggiunto 82,5 GW di potenza, con il fotovoltaico come fonte più consistente. Restano però obiettivi importanti da raggiungere entro il 2030, e l’agrivoltaico può offrire un contributo significativo solo se sviluppato con criteri rigorosi.

Tra le principali criticità emergono:

  • procedure autorizzative ancora lente e frammentate;
  • criteri regionali non sempre omogenei;
  • progetti non sempre maturi dal punto di vista agronomico e tecnico;
  • necessità di verificare la reale continuità dell’attività agricola;
  • rischio di interventi percepiti come occupazione impropria del suolo agricolo.

La legge 4/2026 introduce una definizione più chiara di agrivoltaico, collegandolo alla presenza di moduli adeguatamente elevati da terra e alla continuità delle attività colturali e pastorali. Restano tuttavia aperti diversi aspetti applicativi, come il mantenimento della Produzione Lorda Vendibile, le asseverazioni tecniche, la definizione dei terreni a elevato valore agricolo e le soglie di suolo destinabile agli impianti.

 

Una nuova infrastruttura energetica e agricola per il territorio

Per il mondo dell’energia e dell’impiantistica, l’agrivoltaico rappresenta una sfida progettuale complessa. Non basta massimizzare la produzione elettrica: occorre costruire impianti capaci di dialogare con l’azienda agricola, con il paesaggio e con le comunità locali.

Nei progetti più solidi, le strutture possono integrare anche sensori, sistemi di monitoraggio, strumenti di previsione e soluzioni per l’uso efficiente di acqua, fertilizzanti e trattamenti. In questo modo l’agrivoltaico può diventare non solo una fonte di energia rinnovabile, ma anche un’occasione per modernizzare le aziende agricole, sostenere nuovi investimenti e migliorare la resilienza dei territori.

Il punto decisivo resta quindi la qualità. Se ben governato, l’agrivoltaico può contribuire alla decarbonizzazione, alla tutela delle colture e alla valorizzazione delle aree rurali. Se sviluppato senza una regia chiara, rischia invece di alimentare conflitti locali e rallentare il consenso verso le rinnovabili. Il futuro del settore non dipenderà soltanto dai GW autorizzati, ma dalla capacità di realizzare impianti realmente integrati, verificabili e coerenti con il territorio.

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FAQ

L’agrivoltaico è particolarmente strategico nelle aree agricole ad alta intensità energetica, dove è possibile combinare produzione agricola e generazione fotovoltaica senza sottrarre completamente suolo coltivabile. In ambito energetico e HVAC/R, questo modello può supportare aziende agricole, serre e filiere agroalimentari integrando produzione elettrica, pompe di calore e sistemi di accumulo. La progettazione deve quindi bilanciare resa agricola, efficienza energetica e integrazione territoriale.

Le principali criticità riguardano la definizione di regole chiare su utilizzo del suolo, continuità dell’attività agricola e criteri autorizzativi. Dal punto di vista tecnico, è necessario progettare impianti che garantiscano corretta esposizione solare alle colture, accessibilità ai mezzi agricoli e compatibilità con sistemi di irrigazione e gestione del terreno. Inoltre, l’assenza di standard progettuali consolidati può generare incertezze nella valutazione delle prestazioni agricole ed energetiche.

 

La qualità progettuale è determinante per evitare che l’agrivoltaico si trasformi in semplice occupazione del suolo agricolo. Un progetto efficace deve integrare layout dei moduli, altezza delle strutture, orientamento e gestione microclimatica in funzione delle colture. Inoltre, l’integrazione con sistemi digitali di monitoraggio e gestione energetica consente di ottimizzare sia la produzione agricola sia l’autoconsumo energetico delle aziende.