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23.01.2018

Teleriscaldamento: censiti quasi 4300 Km di impianti dall’annuario AIRU 2017

Teleriscaldamento in Italia: dal report AIRU al 31 Dicembre 2016 risultano 236 reti attive e 517.700 le tonnellate equivalenti di petrolio.
AIRU, Associazione Italiana Riscaldamento Urbano, tra le altre cose si occupa di censire e valutare lo stato degli impianti di riscaldamento nel territorio italiano, e ha da poco pubblicato sul suo sito web un annuario che illustra la situazione del teleriscaldamento nella nostra penisola fino al 31 Dicembre 2016.
 
Il teleriscaldamento ha la caratteristica positiva di poter utilizzare i tubi installati per trasportare sia acqua calda che fredda. La fonte dell’energia con cui viene modificata la temperatura di quest’acqua può inoltre essere modificata nel tempo a seconda delle evoluzioni tecnologiche e politiche che si pongono in essere, senza bisogno di operare lavori sostanziali all’impianto.
 
Per scaldare o raffreddare l’acqua per un impianto di teleriscaldamento si possono utilizzare energie provenienti da varie fonti, anche rinnovabili. Tra le altre si possono sfruttare: la geotermia, il recupero di calore industriale altrimenti disperso, il solare termico e il calore recuperato dalla trasformazione dei rifiuti solidi urbani.
 
Nell’annuario sul teleriscaldamento di recente pubblicazione entrano nell’elenco delle reti esistenti nella penisola 7 stabilimenti: uno a Monteverdi Marittimo realizzato nel 2014; uno al Campus di Forlì del 2016; quattro realizzati tra il 2008 e il 2011 situati ad Assisi, Rio di Pusteria, Asiago e Vallarsa; e uno a Rio di Pusteria in esercizio fin dal 1997 ma entrato nell’annuario solo quest’anno.
 
Airu stila inoltre un quadro di sintesi che riassume le caratteristiche dei sistemi di teleriscaldamento presenti in Italia:
  • Al 31 Dicembre 2016 sono state censite 236 reti attive per una estensione totale di quasi 4.300Km di tracciato. Sono degne di nota in particolare le recenti installazioni di 20 Km a Torino, di 15 Km a Milano e di 7 Km a Merano;
  • Le reti di teleriscaldamento risultano presenti in agglomerati urbani di varie dimensioni, dai piccoli centri alle più grandi città, per un numero totale di 193 centri urbani;
  • La volumetria riscaldata ha raggiunto oltre i 340 milioni di metri cubi;
  • Le fonti che alimentano le reti risultano di varia natura: al primo posto si colloca il termoelettrico (1.161 MWt installati); segue la combustione di carburanti fossili per la cogenerazione (960 MWt); rispetto alle rilevazioni precedenti crescono gli impianti di termovalorizzazione RSU (555 MWt); e una crescita ancora più significativa è rilevata per le fonti rinnovabili con le bioenergie che producono 623 MWt, la geotermia a media e bassa entalpia che genera 135MWt, seguita da pompe di calore (47 MWt) e energia dal recupero di processi industriali (41 MWt). In Italia infine è presente un unico impianto alimentato da un campo solare, a Varese, che genera 1 MWt.
  • Il risparmio energetico conseguito in Italia nel 2016 grazie alle reti di teleriscaldamento è di 517.700 tep;
  • L’utilizzo di sistemi di teleriscaldamento nel 2016 ha evitato l’immissione nell’atmosfera di oltre 1,6 milioni di tonnellate di anidride carbonica.
 
Per approfondire l’argomento è possibile scaricare l’annuario AIRU 2017 sul teleriscaldamento a questa pagina.