Articolo di Arch. Simone Michelotto

Sistemi invisibili e canalizzazioni miniaturizzate: la climatizzazione che non si vede

Negli edifici terziari di nuova generazione, all'attenzione per l'efficienza degli impianti e per la qualità climatica, intesa come combinazione di temperatura, umidità, purezza dell'aria, diffusione e rumorosità, si affianca una crescente attenzione alla qualità architettonica. Una parte significativa del comfort percepito dagli occupanti dipende dall'armonia estetica degli ambienti, e questo si traduce nello sviluppo di sistemi di climatizzazione sempre più integrati e meno visibili, fino a essere assorbiti nel disegno dell'architettura interna.

L’invisibilità impiantistica si realizza attraverso un’attenta integrazione delle componenti di climatizzazione nelle strutture edilizie, nei controsoffitti tecnici e negli elementi d’arredo. Le unità terminali, i plenum e i tratti di distribuzione vengono collocati in spazi residuali o appositamente progettati, mentre la mandata e la ripresa assumono forme sottili e continue, coerenti con il linguaggio architettonico dell’ambiente.

I diffusori lineari fessurati costituiscono una delle soluzioni più diffuse in questo ambito: inseriti nei profili perimetrali dei controsoffitti o nelle gole luminose, essi consentono di distribuire l’aria con impatto visivo minimo e con una buona uniformità di emissione, a condizione che il plenum di alimentazione sia correttamente dimensionato e che la lunghezza attiva sia compatibile con la portata di progetto. Nei contesti alberghieri e nelle applicazioni di interior design su misura, l’integrazione può spingersi oltre incorporando gli elementi di diffusione direttamente negli arredi, nelle pareti attrezzate o in dettagli costruttivi disegnati ad hoc; questa soluzione richiede tuttavia particolare attenzione alla manutenzione, all’accessibilità e alla facilità manutentiva dei terminali: la qualità estetica non deve infatti compromettere la possibilità di ispezione, pulizia e regolazione del sistema, aspetti essenziali soprattutto nei contesti professionali ad alta frequentazione.

La miniaturizzazione delle reti aerauliche si basa, nella maggior parte dei casi, su un incremento controllato della velocità dell’aria nei tratti principali di distribuzione: in queste architetture impiantistiche le velocità nei condotti possono raggiungere valori sensibilmente superiori a quelli dei sistemi convenzionali, fino a circa 15-20 m/s nelle applicazioni specificamente progettate per questo scopo, contro valori generalmente più contenuti nei sistemi tradizionali; ciò consente una riduzione significativa della sezione utile dei canali con evidenti vantaggi in termini di ingombro e flessibilità di posa. Tale soluzione è particolarmente vantaggiosa negli interventi di retrofit, nelle ristrutturazioni con altezze interpiano limitate e negli edifici nei quali il passaggio delle reti deve adattarsi a percorsi irregolari o a spazi residuali; condotti circolari di piccolo diametro, tubazioni flessibili o reti compatte preisolate, infatti, possono essere inseriti in cavedi ridotti, controsoffitti sottili o pareti attrezzate permettendo configurazioni che sarebbero difficilmente praticabili con canalizzazioni tradizionali a sezione maggiore. Dal punto di vista fluidodinamico, tuttavia, la riduzione delle sezioni non è priva di conseguenze: le perdite di carico distribuite e localizzate aumentano rapidamente con la velocità e rendono necessario un dimensionamento accurato dei ventilatori, dei terminali e delle perdite accessorie. In questo tipo di sistemi, quindi, la compattezza deve essere sempre bilanciata con il consumo energetico di ventilazione, con la rumorosità e con la stabilità di regolazione alle diverse condizioni di carico.
 


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