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11.06.2012
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Pubblicato il Biomass Energy Report, ecco il quadro completo delle biomasse in Italia

11/06/2012 - Pubblicata nei giorni scorsi, la terza edizione del “Biomass Energy Executive Report”, a cura della School of Management del Politecnico di Milano, dipinge il quadro completo delle bio-energie (termiche ed elettriche) in Italia per il 2011, fornendo un’analisi dettagliata dei costi medi di produzione per le diverse tecnologie, dei principali Stakeholders che operano nel mercato e del quadro normativo, con attenzione in modo particolare alle diverse forme di incentivazione, al PAN (Piano di Azione Nazionale) e al Decreto Burden Sharing.

Il rapporto evidenzia come il mercato delle bioenergie viaggi a tre diverse velocità: con una crescita “sostenuta” per le caldaie a pellet e per il biogas agricolo; con una crescita “appena accennata” per teleriscaldamento e biomasse agroforestali e con una crescita “sostanzialmente zero” per la valorizzazione energetica dei rifiuti e oli vegetali.

L’analisi dei LEC (Levelized Energy Cost) evidenzia come i valori di riferimento vadano da un minimo di 6 cent€/kWh (caldaie a biomassa) ad un massimo di 9 cent€/kWh (caldaie a pellet) per la produzione termica, segno di una maturità raggiunta per la maggior parte delle tecnologie: la quasi totalità degli impianti domestici, infatti, può essere realizzata superando la valutazione complessiva di convenienza dell’investitore all’adozione della tecnologia. Detto con altre parole: le biomasse sono convenienti, sia nel medio che nel lungo periodo.

Quello del pellet, ad esempio, specialmente per quanto riguarda gli impianti di piccola taglia ad uso privato, si conferma come il segmento più interessante. Il numero complessivo di caldaie a pellet installate in Italia è di 1.500.000 unità, per il 70% al nord. Circa il 50% di queste vengono utilizzate come fonte primaria per la produzione di riscaldamento e ACS. Solo nel 2011 i nuovi impianti installati sono stati 200.000 e la produzione di pellet (in continuo aumento) ha raggiunto le 500.000 tonnellate.

Per quanto riguarda invece la produzione di energia elettrica, va da un minimo di 14,3 cent€/kWh (centrali a combustione da biomassa) ad un massimo di 23,3 cent€/kWh (impianti di pirolisi). La vicinanza al raggiungimento della Grid Parity (l’equivalenza con il costo dell’energia della rete) è molto vicina ed appare ulteriormente rafforzata nel caso in cui i costi di approvvigionamento della biomassa siano “trascurabili”.


I sistemi di incentivazione

Ad oggi i sistemi di incentivazione in vigore per le biomasse sono:

Per la produzione elettrica

  • La tariffa onnicomprensiva (ex legge 99/09), che viene riconosciuta sul totale dell’energia prodotta e ceduta alla rete, la durata dell’incentivazione è di 15 anni.
  • I Certificati Verdi (ex legge 244/07), che si applicano agli impianti di taglia superiore ad 1 MW e consentono ai produttori di energia da fonti tradizionali di adempiere agli obblighi di legge per la percentuale di produzione da rinnovabili (7,5%).

Per la produzione termica

  • La detrazione fiscale del 55%, al momento in discussione (e quindi suscettibile di modifiche), prevede delle detrazioni di imposta sulle spese sosnute per un periodo di 10 anni.
  • I Certificati Bianchi, o Titoli di Efficienza Energetica (TEE) che sono rilasciati in misura pari all’energia primaria risparmiata (Un TEE per ogni tep).

“Un’incentivazione nei fatti poco efficace - si legge nel rapporto - soprattutto se si assume la prospettiva generale del settore delle bioenergie in Italia, cui si è cercato di porre rimedio con lo schema di decreto Interministeriale del 13 Aprile 2012”, attualmente all’esame del Ministero dello Sviluppo Economico. 

Secondo il Piano di Azione Nazionale, la produzione di energia da biomasse attesa per il 2020 è di 5.720 ktep per la parte termica e di 3.580 ktep per la parte elettrica. Il raggiungimento di questo obbiettivo avrebbe un costo di 5,5 mld di euro per la parte termica e di 12 mld di euro per la parte elettrica, valori, questi, che sarebbero decisamente incompatibili con il quadro di incentivazione attualmente in vigore, soprattutto per quanto riguarda il lato termico, che in Italia sembra essere spesso dimenticato. Eppure il valore assoluto degli incentivi per il termico (che coprirebbero solo una parte del costo reale) sarebbe molto più basso di quello stanziato fino ad ora per le rinnovabili elettriche, mentre una conversione di questo tipo consentirebbe un risparmio in tonnellate equivalenti di petrolio più alto rispetto alle rinnovabili elettriche (la conversione in energia elettrica richiede un’ulteriore livello di trasformazione rispetto all’energia termica e quindi un costo più elevato).

Ciononostante non vi è alcuna traccia, al momento, del tanto atteso Conto Energia Termico, che dovrebbe essere compreso nei decreti di attuazione (art. 28) del Decreto Rinnovabili “ed in ogni caso le ultime indiscrezioni in merito sembrano confinarlo nell’ambito delle installazioni domestiche o in generale di poca potenza. Nella sostanza, quindi, considerando che per questo tipo di impianti la convenienza economica è già raggiunta, non sembra essere destinato a provocare mutamenti significativi nel settore delle biomasse”. 

 

Il testo completo del Biomass Energy Executive Report è disponibile in allegato PDF.