Focus Innovazioni

09.09.2013
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Nuove batterie low-cost: verso le rinnovabili

Il MIT di Boston sviluppa degli accumuli economici e sicuri, grazie all’eliminazione della membrana tra bromo e idrogeno.
I ricercatori del MIT (Massachussets Institute of Technology) di Boston hanno sviluppato nuove batterie ricaricabili low-cost, che potrebbero risolvere definitivamente il maggior problema delle fonti rinnovabili: la discontinuità della produzione. Se si riuscisse a rendere significativamente meno costosi gli accumuli, infatti, l’utilizzo delle fonti rinnovabili risulterebbe più conveniente anche negli orari o nei giorni in cui, normalmente, le rinnovabili non sono disponibili.

La vera innovazione di questi sistemi di accumulo presentati al MIT consiste nella possibilità di immagazzinare energia in assenza delle costose membrane, presenti nelle normali batterie e aventi lo scopo di separare i due reagenti all’interno. Questa nuova generazione di batterie è da considerarsi quindi un ulteriore passo importante verso la riduzione dei costi degli accumuli e verso l’impiego di fonti rinnovabili e alternative.

Nel dettaglio, queste nuove batterie contengono al loro interno due liquidi, una soluzione di bromo e una di idrogeno. Questi, l’immagazzinamento dell’energia, vengono pompati attraverso un canale tra i due elettrodi per generare delle reazioni elettrochimiche. Sono state quindi abbandonate le costose membrane utilizzate in precedenza, sfruttando il flusso laminare, un fenomeno che ha permesso ai due liquidi di scorrere in parallelo evitando reazioni indesiderate. Di conseguenza, i loro punti di forza sono i costi molto inferiori abbinati ad una grande affidabilità.  Le membrane, infatti, oltre ad essere particolarmente costose, sono anche facilmente corrodibili dalle due soluzioni della batteria.

Considerando l’accumulo di energia delle batterie low-cost di nuova generazione, secondo il modello matematico sviluppato dai ricercatori del MIT, l’energia accumulata sarebbe pari a 100 dollari per kilowattora. Secondo gli esperti del Dipartimento per l’energia degli Stati Uniti, un costo del genere dovrebbe risultare allettante per le società di servizi pubblici.


Fonte: ANSA