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Mercato del pellet, proposto il reverse charge per contrastare l’evasione dell’IVA
L’On. Murioni ha proposto il reverse charge per il mercato del pellet, l’inversione contabile imposta direttamente sull’acquirente
Un emendamento presentato in Parlamento propone il reverse charge per la compravendita di pellet di legno, una modifica accolta con grande positività dall’Associazione italiana energie agroforestali, che da tempo aveva aperto un intenso confronto sul tema con le varie istituzioni e autorità preposte.
Questa iniziativa parlamentare arriva dalla deputata ambientalista Rossella Murioni ed è stata presentata al fine di correggere il progressivo aumento dei fenomeni di evasione ed elusione fiscale dell’IVA sul pellet che è stata registrata dal 2015, anno in cui l’IVA su questo bene è stata portata dal 10% al 22%.
Dopo l’introduzione della Legge di Bilancio 2015 l’Italia è quindi diventata uno dei Paesi europeo con l’aliquota più alta su questa tipologia di biomassa, senza però trarre mai vantaggio dalle entrate che si sarebbero dovute realizzare grazie all’aumento dell’IVA. I guadagni nazionali dall’aliquota non ci sono mai stati, ma è invece stata stimolata l’illegalità in un settore che è tradizionalmente “povero”, i cui operatori possono trarre vantaggio da margini economici molto limitati.
L’aumento dell’aliquota IVA ha impattato negativamente su tutto il mercato del pellet, che è stato distorto sempre più dalla competizione sleale e fraudolenta di alcune aziende che evadono l’IVA, pagano di più i propri produttori e rivendono prodotti importati a prezzi particolarmente concorrenziali.
Stando alle stime relative al comparto, in Italia, in un anno, vengono consumate circa 3 milioni di tonnellate di pellet, 2,6 milioni di tonnellate dei quali provenienti dall’estero. Sembra che, oggi, siano commercializzate senza imposta IVA tra le 750.000 e 1 milione di tonnellate di pellet, per un valore economico annuo compreso tra 38 e 50 milioni di euro, a cui andrebbe aggiunto anche il gettito da tassazione indiretta che – è ipotizzato – potrebbe essere altrettanto elevato.
Nel presentare la proposta di emendamento l’Onorevole Murioni ha spiegato: “Il nostro emendamento recepisce le istanze della filiera legno-energia di una necessaria e ineludibile lotta all’evasione fiscale e al contrasto delle frodi salvaguardando allo stesso tempo gli operatori del settore che sono danneggiati dai fenomeni elusivi”.
Tenendo in considerazione questi gravi risvolti provocati dall’aumento dell’IVA nel 2015, si è pensato di applicare ai prodotti di pellet di legno il meccanismo del reverse charge, che sostanzialmente sposta il carico tributario IVA dal venditore all’acquirente. Applicando questa forma di inversione contabile farà in modo che gli operatori della filiera tornino tutti ad un regime leale di concorrenza, producendo un gettito importante per le casse erariali, di fatto a costo zero.
Questa iniziativa parlamentare arriva dalla deputata ambientalista Rossella Murioni ed è stata presentata al fine di correggere il progressivo aumento dei fenomeni di evasione ed elusione fiscale dell’IVA sul pellet che è stata registrata dal 2015, anno in cui l’IVA su questo bene è stata portata dal 10% al 22%.
Dopo l’introduzione della Legge di Bilancio 2015 l’Italia è quindi diventata uno dei Paesi europeo con l’aliquota più alta su questa tipologia di biomassa, senza però trarre mai vantaggio dalle entrate che si sarebbero dovute realizzare grazie all’aumento dell’IVA. I guadagni nazionali dall’aliquota non ci sono mai stati, ma è invece stata stimolata l’illegalità in un settore che è tradizionalmente “povero”, i cui operatori possono trarre vantaggio da margini economici molto limitati.
L’aumento dell’aliquota IVA ha impattato negativamente su tutto il mercato del pellet, che è stato distorto sempre più dalla competizione sleale e fraudolenta di alcune aziende che evadono l’IVA, pagano di più i propri produttori e rivendono prodotti importati a prezzi particolarmente concorrenziali.
Stando alle stime relative al comparto, in Italia, in un anno, vengono consumate circa 3 milioni di tonnellate di pellet, 2,6 milioni di tonnellate dei quali provenienti dall’estero. Sembra che, oggi, siano commercializzate senza imposta IVA tra le 750.000 e 1 milione di tonnellate di pellet, per un valore economico annuo compreso tra 38 e 50 milioni di euro, a cui andrebbe aggiunto anche il gettito da tassazione indiretta che – è ipotizzato – potrebbe essere altrettanto elevato.
Nel presentare la proposta di emendamento l’Onorevole Murioni ha spiegato: “Il nostro emendamento recepisce le istanze della filiera legno-energia di una necessaria e ineludibile lotta all’evasione fiscale e al contrasto delle frodi salvaguardando allo stesso tempo gli operatori del settore che sono danneggiati dai fenomeni elusivi”.
Tenendo in considerazione questi gravi risvolti provocati dall’aumento dell’IVA nel 2015, si è pensato di applicare ai prodotti di pellet di legno il meccanismo del reverse charge, che sostanzialmente sposta il carico tributario IVA dal venditore all’acquirente. Applicando questa forma di inversione contabile farà in modo che gli operatori della filiera tornino tutti ad un regime leale di concorrenza, producendo un gettito importante per le casse erariali, di fatto a costo zero.
