Focus Incentivi

16.04.2012
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Le rinnovabili schierate compatte contro il Quinto Conto Energia

16/04/2012 - Le associazioni delle rinnovabili accusano il governo, tramite un’azione congiunta, di negare il confronto e sbagliare i decreti. Il Quinto Conto Energia, presentato alla stampa senza aver consultato gli operatori del settore, secondo ANEV, APER e ISES Italia, è profondamente sbagliato, perché mortifica un settore florido, appesantisce le procedure burocratiche e toglie i diritti acquisiti.

Forse iniziare già a suonare il requiem per il fotovoltaico appare un po’ eccessivo. Forse. Certo è che il Quinto Conto Energia, arrivato a meno di un anno dal quarto, che già aveva abbassato la quota degli incentivi, non sembra essere favorevole ad un comparto che, pur con tutti i limiti, le speculazioni e gli interessi - a volte più economici che ambientali - è uno dei pochi che in questi anni generano crescita e occupazione.
Che un regime di incentivi così alto non fosse sostenibile at libitum, come sostenuto anche dalle stesse Associazioni durante gli Stati Generali delle Rinnovabili, è fuori questione. I problemi veri, in realtà, sono altri. Se negli ultimi anni le rinnovabili - e il fotovoltaico in particolare - sono state pompate con incentivi forse troppo alti, abbassare di colpo le tariffe, seppur in vista del raggiungimento anticipato del tetto di spesa previsto dal precedente decreto, proietta sul futuro scenari poco rassicuranti, non solo per le aziende produttrici, ma anche - e soprattutto - per le migliaia di professionisti che ad oggi operano in questo settore. Negli ultimi mesi, infatti, una delle argomentazioni più spesso addotte contro gli incentivi al fotovoltaico è che la maggior parte della filiera, in particolare la produzione dei pannelli, risiede all’estero, dimenticandosi però delle migliaia di giovani aziende, tutte italiane, che operano nel settore. Aziende che sugli incentivi avevano fatto previsioni e investimenti.
Vi è poi un’altra piaga, che invade tutti i settori dell’amministrazione pubblica italiana e non poteva certo risparmiare le rinnovabili: la burocrazia, che con questi due decreti si complica ulteriormente. Sono stati infatti introdotti ulteriori meccanismi come le aste, i contingenti annuali di potenza per i nuovi impianti e i rifacimenti di quelli esistenti, i registri anche per gli impianti di piccola taglia ed ulteriori pratiche legate al funzionamento del GSE, che vanno, come è facile immaginare, nell’esatta opposta direzione rispetto alla semplificazione promessa dal governo. 

Negli ultimi 5 anni nessun paese membro del G-20 è cresciuto come l’Italia nelle energie rinnovabili, che è oggi leader mondiale per investimenti, con una quota di 28 GW installati. Secondo le maggiori associazioni delle rinnovabili italiane, che hanno diffuso oggi un comunicato congiunto, “l’adozione di questi decreti sarà il colpo di grazia alle aziende del comparto delle rinnovabili e dell’efficienza energetica che rischieranno in molti casi il fallimento (con le evidenti  e pesanti ricadute occupazionali) e darà l’addio definitivo ai capitali stranieri che in questo contesto certamente non sceglieranno il nostro Paese, pregiudicandone lo sviluppo”. 


NB