Focus Dal mondo

04.06.2018

Impianti solari: il governo cinese blocca i sussidi e la produzione cala di 10 GW

Il governo cinese ha improvvisamente deciso di bloccare gli incentivi per la costruzione di nuovi impianti solari, la produzione calerà così di 10 GW nel breve periodo
La Cina ha improvvisamente e sorprendentemente bloccato i sussidi alle rinnovabili e posto uno stop alla costruzione di nuovi impianti solari causando un tonfo per la borsa locale e causando cospicue perdite per le azioni delle compagnie che hanno capitali quotati in borsa.
 
Le azioni di Sungrow Power, il più grande produttore nazionale di inverter per l’energia solare e fotovoltaica, ad esempio, hanno subito un crollo del 10%, arrivando a perdere il 23% del loro valore nel giro di una sola settimana. La stessa percentuale è stata persa anche dalla LONGi Green Energy, un grande produttore di wafer di silicone per pannelli solari, GCL-Poly invece, il più grande produttore al mondo si wafer solari, ha subito un crollo del 9.2%.
 
Queste consistenti perdite sono state causate da un accordo congiunto della commissione nazionale di sviluppo e riforma ( National Development and Reform Commission), il Ministero delle Finanze e l’Amministrazione Nazionale dell’Energia pubblicato venerdì. Il testo prevede che dal 1 giugno l’allocazione dei fondi per nuovi progetti sia bloccata fino a nuovo ordine, e che le tariffe per l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili subiscano una contrazione di 0.05 yuan per kilowattora, provocando una riduzione compresa tra il 6,7% e il 9% a seconda della regione.
 
Mentre nel 2017 le installazioni si potenza da fotovoltaico hanno raggiunto il record di 53GW si prevede che la nuova mossa dell’amministrazione cinese porterà ad un calo del 15% dell’installazione di impianti solari nel 2018, per 45 GW complessivi.
 
In seguito all’imprevisto annuncio dei tagli agli investimenti, Frank Haugwitz, consulente per l’Asia Europe Clean Energy (solar) ha dovuto ricalcolare le proprie previsioni per il futuro dell’installazione di potenza fotovoltaica che, se prima erano fissate tra i 40 e 45 GW, oggi sono state fissate tra 30 e 35 GW. Ha inoltre modificato le proprie previsioni per il volume di produzione annuale per l’anno prossimo e il 2020, prevedendo una produzione complessiva tra i 20 e i 25 GW.
 
L’annuncio di venerdì scorso si presenta come il più grande dietrofront in materia di aiuti di Stato per l’energia fotovoltaica a cui si sia mai assistito, e questo cambio di direzione del governo cinese diventa ancora più evidente pensando al fatto che esso viene presentato a breve distanza da un altro importante annuncio, il quale ha stabilito che l’acquisizione dei diritti di costruzione di nuove centrali eoliche sarà ora subordinato alla partecipazione di gare d’appalto.
 
Entrambe queste decisioni sono spiegate con la necessità di tenere sotto controllo il debito di oltre 100 milioni di Yuan (circa 15,6 miliardi di $) accumulati dal fondo statale per le energie rinnovabili (finanziato da un sovrapprezzo sulle bollette energetiche dei consumatori); e al contempo hanno lo scopo di promuovere lo sviluppo del settore dell’energia solare, migliorando la qualità del suo sviluppo e velocizzando la riduzione dei sussidi.
 
La nuova decisione ha stabilito che i sussidi all’installazione dei grandi parchi fotovoltaici che possono immettere alla rete il proprio eccesso di produzione saranno limitati ad impianti di potenza inferiore a 10 GW.
 
In sostanza questa variazione di approccio comporterà una contrazione nell’industria fotovoltaica cinese che, a sua volta, sarà da stimolo alla competizione nel breve periodo. Ci si aspetta infatti che dopo questa contrazione nei sussidi alla costruzione di nuovi impianti solari il settore fotovoltaico sarà messo sotto pressione e che saranno necessari da 6 a 12 mesi per il suo consolidamento.