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Il meccanismo dei certificati bianchi va semplificato e potenziato. L’intervento della CNA
La CNA si fa portavoce delle piccole e medie aziende e fa sentire la loro voce in tema di Certificati bianchi: occorre più attenzione alle piccole realtà e una maggiore valorizzazione dello strumento.
Il meccanismo dei certificati bianchi, noti anche come Titoli di Efficienza Energetica, è una complessa forma di incentivazione, di cui usufruiscono principalmente le società di distribuzione dell’energia elettrica e del gas e inadatta alle PMI.
È per questo motivo che la CNA Installazione Impianti, tramite il proprio Presidente Nazionale Carmine Battipaglia, si fa portavoce delle piccole e medie imprese: “Un intervento di semplificazione e potenziamento di questo strumento è certamente auspicabile ed è necessaria la consultazione, e dovrebbe andare nella direzione di favorire concretamente un utilizzo più capillare di questo incentivo, consentendo anche agli interventi di piccola taglia di sfruttarne il potenziale”.
Qual è, però, il rischio? Il documento in fase di consultazione sembra essere ancora penalizzante nei confronti delle piccole realtà e, allo stesso tempo, vantaggioso per le realtà più rilevanti, orientate a interventi più cospicui dal punto di vista economico.
Obiettivo della CNA, dunque, è quello di contribuire alla revisione dello strumento dei certificati bianchi affinché possa essere utilizzato maggiormente dalle piccole imprese.
Ecco, in sintesi, le proposte della CNA:
Carmine Battipaglia aggiunge: “In merito all’opzione di richiesta di prestazione da parte dell’operatore di idonee garanzie finanziarie per poter richiedere l’anticipo dei TEE previsti riscontriamo un potenziale elemento discriminatorio per le piccole ESCO che verrebbero svantaggiate rispetto a società con minori capacità tecniche, ma maggiori possibilità finanziarie”.
Inoltre, pensare a una modalità di remunerazione degli interventi in base al costo di investimento per la loro realizzazione, provocherebbe lo stravolgimento dei principi di funzionamento del meccanismo dei Certificati Bianchi, che sarebbe orientato unicamente verso criteri di economicità anziché verso l’ottenimento della massima efficienza energetica.
Secondo la CNA, poi, dal momento che gli interventi di piccola taglia per il settore civile sono interessati da una sovrapposizione solo parziale tra i Certificati Bianchi e gli altri meccanismo incentivanti, l’incompatibilità tra Certificati Bianchi e detrazioni fiscali riferite all’intervento di efficientamento va sostituita con un’incompatibilità tra soggetti beneficiari, che consenta alle imprese più piccole di disporre di strumenti efficaci per promuovere interventi di qualità maggiore e performance più elevate.
Conclude Battipaglia: “Ritieniamo infine condivisibile l’esigenza di premiare con i TEE gli impianti di produzione di energia rinnovabile solo se ed in quanto connessi alla componente di efficienza energetica. Del resto ci sembra opportuno, per tutti i sistemi di autoproduzione di energia, considerare ai fini dell’attribuzione dei TEE non l’intera produzione di energia garantita dall’impianto, ma solo quella effettivamente autoconsumata all’interno del sito, da rilevarsi mediante appositi contatori di scambio con la rete. Contestualmente, dovrebbero essere rimossi gli anacronistici limiti di potenza attualmente applicate agli impianti fotovoltaici in autoconsumo (20 kWp ndr) dato che oggi con il sistema dei SEU e con la fine degli incentivi in conto energia questi impianti sono destinati solo ed esclusivamente all’efficienza dei consumi finali e non più alla produzione di energia per l’immissione in rete”.
È per questo motivo che la CNA Installazione Impianti, tramite il proprio Presidente Nazionale Carmine Battipaglia, si fa portavoce delle piccole e medie imprese: “Un intervento di semplificazione e potenziamento di questo strumento è certamente auspicabile ed è necessaria la consultazione, e dovrebbe andare nella direzione di favorire concretamente un utilizzo più capillare di questo incentivo, consentendo anche agli interventi di piccola taglia di sfruttarne il potenziale”.
Qual è, però, il rischio? Il documento in fase di consultazione sembra essere ancora penalizzante nei confronti delle piccole realtà e, allo stesso tempo, vantaggioso per le realtà più rilevanti, orientate a interventi più cospicui dal punto di vista economico.
Obiettivo della CNA, dunque, è quello di contribuire alla revisione dello strumento dei certificati bianchi affinché possa essere utilizzato maggiormente dalle piccole imprese.
Ecco, in sintesi, le proposte della CNA:
- Abbassare le soglie dimensionali minime per l’accesso al meccanismo dei certificati bianchi;
- Agevolare le iniziative avanzabili anche da singoli operatori, in modo da estendere a più soggetti la possibilità di presentare progetti volti all’ottenimento dei titoli di efficienza energetica;
- Eliminare la non-cumulabilità dei titoli di efficienza energetica con altri incentivi statali, almeno per quanto riguarda i progetti realizzati tramite schede standardizzate.
Carmine Battipaglia aggiunge: “In merito all’opzione di richiesta di prestazione da parte dell’operatore di idonee garanzie finanziarie per poter richiedere l’anticipo dei TEE previsti riscontriamo un potenziale elemento discriminatorio per le piccole ESCO che verrebbero svantaggiate rispetto a società con minori capacità tecniche, ma maggiori possibilità finanziarie”.
Inoltre, pensare a una modalità di remunerazione degli interventi in base al costo di investimento per la loro realizzazione, provocherebbe lo stravolgimento dei principi di funzionamento del meccanismo dei Certificati Bianchi, che sarebbe orientato unicamente verso criteri di economicità anziché verso l’ottenimento della massima efficienza energetica.
Secondo la CNA, poi, dal momento che gli interventi di piccola taglia per il settore civile sono interessati da una sovrapposizione solo parziale tra i Certificati Bianchi e gli altri meccanismo incentivanti, l’incompatibilità tra Certificati Bianchi e detrazioni fiscali riferite all’intervento di efficientamento va sostituita con un’incompatibilità tra soggetti beneficiari, che consenta alle imprese più piccole di disporre di strumenti efficaci per promuovere interventi di qualità maggiore e performance più elevate.
Conclude Battipaglia: “Ritieniamo infine condivisibile l’esigenza di premiare con i TEE gli impianti di produzione di energia rinnovabile solo se ed in quanto connessi alla componente di efficienza energetica. Del resto ci sembra opportuno, per tutti i sistemi di autoproduzione di energia, considerare ai fini dell’attribuzione dei TEE non l’intera produzione di energia garantita dall’impianto, ma solo quella effettivamente autoconsumata all’interno del sito, da rilevarsi mediante appositi contatori di scambio con la rete. Contestualmente, dovrebbero essere rimossi gli anacronistici limiti di potenza attualmente applicate agli impianti fotovoltaici in autoconsumo (20 kWp ndr) dato che oggi con il sistema dei SEU e con la fine degli incentivi in conto energia questi impianti sono destinati solo ed esclusivamente all’efficienza dei consumi finali e non più alla produzione di energia per l’immissione in rete”.
