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25.07.2014
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I geologi italiani chiedono al Governo di rendere operativo il decreto per la posa delle sonde geotermiche

La crisi economica e occupazionale del Paese potrebbe essere superata grazie ad un settore di nicchia come quello delle energie geotermiche, sostengono i geologi.
Sono giorni concitati questi, per il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE): alla raffica di critiche provenienti dalle associazioni delle rinnovabili, dagli industriali e dagli investitori esteri, contro le modifiche approvate al Decreto Competitività, si sono aggiunte le accuse recenti degli operatori del settore geotermico italiano.

Solo pochi giorni fa, l’agenzia europea RHC Platform diffondeva una classifica delle nazioni più attive nella ricerca e nello sviluppo di energia termica ed elettrica da fonti geotermiche, collocando l’Italia nelle ultime posizioni, pur riconoscendole il potenziale più alto in termini di disponibilità di risorse ad hoc per il teleriscaldamento.

In una missiva indirizzata al Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, i presidenti del Consiglio Nazionale dei Geologi (CNG), Gian Vito Graziano, dell’Unione Geotermica Italiana (UGI), Walter Grassi, e dell’Associazione Nazionale Impianti Geotermia Heat Pump (AnigHP), hanno evidenziato la necessità di rendere efficace il decreto per la Procedura Abilitativa Semplificata (P.A.S.), per la posa di sonde geotermiche atte al riscaldamento e alla climatizzazione degli edifici.

Non è la prima volta, d’altronde, che la materia in questione finisce sul tavolo delle Commissioni Ambiente e Infrastrutture & Trasporti del Senato: già tra 2012 e 2013, infatti, si era discussa una bozza, rimasta finora inapplicata, che disciplinava ed omogeneizzava la normativa sugli impianti di produzione di calore da risorsa geotermica.

Le possibilità dunque ci sono, e non potrebbero cadere in un momento migliore per lo stivale, in concomitanza con la profonda crisi che da qualche anno il Paese sta attraversando: anche un settore ancora di nicchia come quello della geotermia, infatti, potrebbe rappresentare occasione di rilancio per il settore produttivo e per il mercato del lavoro, in Italia.