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Fotovoltaico, scoperta maxi truffa da 5 milioni di euro
La Guardia di Finanza di Bari ha smascherato una maxi truffa del fotovoltaico: non è la prima volta che i militari mettono i sigilli a degli impianti di silicio, ma quella scoperta a Trani è probabilmente la più grande truffa delle rinnovabili che, fino al giorno della scoperta, aveva già sottratto 5 milioni di euro alle casse del Quinto Conto Energia.
Grazie alla collaborazione del Reparto operativo aeronavale di Bari, la GdF ha scoperto dieci impianti fotovoltaici contigui, contro ogni autorizzazione comunale, registrati in modo tale da eludere qualsiasi controllo.
In arresto progettisti, rappresentanti legali e un dirigente comunale
L’inchiesta coinvolge in tutto una ventina di persone ma in manette, per ora, sono finite 13 persone tra progettisti, rappresentanti legali di società del settore rinnovabili e un dirigente tecnico del comune di Trani (che favoriva le pratiche). L’accusa è di associazione a delinquere, falsità ideologica in atto pubblico e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Il maxi-sequestro dei finanzieri
Tutto è partito da un’attività investigativa che aveva rilevato una concentrazione a dir poco anomala di impianti fotovoltaici nel comune di Trani. La mappatura dell’area è stata poi incrociata con le risultanze delle banche dati in uso al Corpo: l’indagine è poi proseguita con la ricostruzione degli assetti proprietari degli impianti i quali, nonostante fossero uno adiacente all’altro senza soluzione di continuità, risultavano appartenenti a dieci diverse società (con sede a Minervino Murge, Trani e Bolzano) apparentemente senza alcun rapporto.
Frazionamento dei parchi fotovoltaici: il sistema per accedere agli incentivi
Le società impiantistiche avevano però dei punti in comune che hanno insospettito i finanzieri: stesse compagini societarie, stessi notai per gli atti costitutivi delle società, stessi modelli per gli atti e i documenti utili per ottenere le autorizzazioni previste e, infine, medesimi progettisti e direttori dei lavori per le realizzazioni degli impianti.
In pratica il sistema, molto sofisticato, consisteva nel frazionamento di tre grandi parchi fotovoltaici in molteplici impianti aventi potenza inferiore ad 1 megawatt e realizzati ognuno da una società diversa in modo tale da eludere la procedura che rilascia l’Autorizzazione unica Regionale obbligatoria per la realizzazione di impianti superiori a 1 mW.
A questo punto è bastata la Dichiarazione di Inizio Attività (riservata ad impianti di potenza <1 mW) e gli impianti hanno potuto accedere al Quinto Conto Energia, che elargisce incentivi per un periodo di vent’anni d’attività dell’impianto.
Il sistema aveva già fruttato alle dieci società 5 milioni di euro erogati dal GSE e si stima che la truffa avrebbe procurato indebitamente, nel corso dei vent’anni di incentivo, circa 100 milioni di euro.
