Focus Dal mondo

31.10.2014
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Fotovoltaico, cresce l’invidia “green”: determinanti i vicini di casa nella scelta di installare un impianto

Da uno studio americano emerge che le installazioni residenziali di impianti fotovoltaici aumentano del 44% in un raggio di circa 300m, e del 39% in abitazioni più distanti, comunque entro i 600m di distanza.
Dal noto detto popolare “L’erba del vicino è sempre più verde” si è passati, all’alba del terzo millennio, al motto “Il tetto del vicino è sempre più fotovoltaico”.

Se i pannelli solari continuano ad essere uno fra i sistemi più diffusi in ambito residenziale per la produzione di energia elettrica e termica, a stimolarne l’adozione inciderebbero, come evidenzia un recente studio americano, proprio i vicini di casa: se il vicino ha installato un impianto fotovoltaico, con buona probabilità anche il confinante ne vorrà uno sul proprio tetto.

Marcello Graziano e Kenneth Gillingham delle università del Connectitut e di Yale, autori dello studio pubblicato sul Journal of Economic Geography, hanno analizzato le mappe delle nuove installazioni di pannelli fotovoltaici nello stato del Connecticut, nel nord-est degli Stati Uniti: dalla mappatura risulta che i pannelli solari installati sul tetto delle abitazioni americane sarebbero concentrati in aree vicine tra loro. Non solo, nell’arco di sei mesi, le installazioni residenziali sarebbero aumentate del 44% in un raggio di circa 300m, e del 39% in abitazioni più distanti, comunque entro i 600m di distanza.

Concludendo, se il vicino di casa installa un impianto fotovoltaico sul suo tetto, con molta probabilità il confinante adotterà la stessa scelta, installando a sua volta dei pannelli solari sul tetto della propria abitazione. Gli incentivi statali o la sensibilità green c’entrerebbero dunque poco o nulla nella scelta di un impianto fotovoltaico. Allo stesso modo, non sarebbero tanto le classi più benestanti a voler acquistare tale tecnologia, anzi, la stragrande maggioranza di coloro che subiscono questa sorta di “invia del verde” sarebbe rappresentata proprio dal ceto medio americano.

K. Gillingham utilizza proprio l’espressione “Green Envy”, a indicare una specie di psicologia dell’invidioso contestualizzata però nell’era della green economy. Un “disturbo” destinato certo a diffondersi, per la gioia del settore e dell'ambiente, dato che la svolta “green” rappresenta il futuro del pianeta e dell’economia mondiale.


Fonte: Ansa