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Stabile il mercato della biomassa: i numeri del settore presentati da AIEL, GSE ed Ispra a Progetto Fuoco 2020

Le biomasse rappresentano il 30% della produzione energetica da FER e se utilizzate correttamente producono pochissime emissioni, ma i generatori installati sono per la maggior parte obsoleti

La 12^ edizione di Progetto Fuoco è stata aperta ieri, 19 febbraio 2020, con un convengo d’eccellenza, organizzato da AIEL, con la partecipazione del GSE, del Ministero dell’Ambiente e dei rappresentanti del Progetto Europeo PrepAIR. Un incontro sul tema del Green New Deal e dell’energia rinnovabile dal legno che ha raccolto l’interesse di un folto pubblico, composto da imprese, professionisti del settore, studenti e media.
 
Nel corso dell’incontro, tenutosi in parallelo con la grande manifestazione di Verona Fiere dedicata all’energia dal legno, sono stati illustrati i dati più recenti in tema di utilizzo di biomasse in Italia e di emissioni di polveri sottili, con un focus specifico sull’area del bacino padano, particolarmente colpita dall’inquinamento atmosferico per cause morfologiche e metereologiche.
 
Grazie all’intervento degli esperti relatori, durante il convegno sono stati presentati dati esclusivi in materia di diffusione e mercato di generatori a biomassa legnosa, consumi energetici di energia da biomasse e livelli emissivi del parco generatori installato. Per la prima volta, in quest’occasione, AIEL, il Ministero dell’Ambiente, le Agenzie ambientali regionali e le istituzioni ISPRA e GSE si sono potute confrontare in modo diretto sul tema della qualità dell’aria e sul sostegno allo sviluppo delle FER, ottenendo certamente un quadro più completo, che tenga conto da un lato i vantaggi dell’utilizzo dei prodotti del legno per la produzione di energia termica, dall’altro la sfida alle emissioni di polveri sottili.
 

Report GSE 2018: finalmente decollato il ricorso al Conto Termico

 
Ad offrire una prima panoramica sulla diffusione dei generatori a biomassa nel nostro Paese è stato Paolo Liberatore, Responsabile dell’Ufficio statistico del GSE, che ha condiviso con il pubblico i più recenti dati sull’utilizzo dei sistemi incentivanti gestiti dal Gestore dei Servizi Energetici, in particolare il Conto Termico.
Il Report Statistico GSE, aggiornato con i dati al 2018, descrive un Italia in cui il 20% dei consumi energetici sono coperti da fonti rinnovabili. Di questi, il 30%  circa è prodotto dalle biomasse mentre, considerando unicamente l’energia termica, si evince che l’energia dal legno ne produce la maggior parte, ben il 70%.
Questi numeri positivi sono stati ottenuti anche grazie al Conto Termico, gli incentivi economici concessi per la sostituzione dei vecchi apparecchi con tecnologie nuove, che da tre anni a questa parte hanno iniziato ad essere più apprezzati e utilizzati. Le biomasse, tra l’altro, lo annunciano i dati GSE, sono le tecnologie che assorbono la maggior parte dei fondi concessi per il Conto Termico (circa la metà), mentre le domande di incentivo per la sostituzione di caldaie e stufe obsolete sono circa il 60% del totale.
 

Le rilevazioni AIEL: troppi gli apparecchi obsoleti in funzione

 
Di particolare interesse anche i dati dell’Osservatorio statistico nazionale presentati da Valter Francescato di AIEL, i quali analizzano nel dettaglio il settore dell’energia dal legno: i generatori in esercizio, le biomasse utilizzate ed i trend di mercato. Secondo le rilevazioni, nel 2018 ben il 67% dei generatori in esercizio avevano più di 10 anni di vita, si tratta quindi di apparecchi considerabili obsoleti e poco efficienti. Tra le tipologie di generatori disponibili sul mercato, i più diffusi sono tre: camini aperti, stufe a legna e stufe a pellet. La legna da ardere rimane il prodotto più utilizzato, anche se nel giro di 9 anni il suo consumo si è ridotto del 13%, per lasciare più ampio spazio al pellet.



In ultima si può dire che il numero di generatori a biomassa nel nostro Paese sia sostanzialmente invariato, fermo a 9,1 milioni di apparecchi, si parla quindi in genere di sostituzioni di vecchi apparecchi con più moderne soluzioni a pellet, le cui vendite negli ultimi anni sono aumentate del 75%.
 

ARPAV: preoccupa l’utilizzo di legna autoprodotta o recuperata

 
Ulteriori e più precisi dati sulla conduzione di questi apparecchi sono stati poi forniti da Silvia Pillon, dell’Osservatorio Regionale Aria ARPAV, elaborati nell’ambito del progetto europeo PrepAIR, finalizzato allo studio del problema dell’inquinamento dell’aria nel bacino padano così da individuare delle soluzioni adeguate e puntuali.
Per la raccolta dei dati sono stati intervistati direttamente i cittadini, famiglie residenti in Valle d’Aosta, Piemonte,  Lombardia,  Veneto,  Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e nelle province autonome di Trento e Bolzano. Dalle rilevazioni si è evinto che circa il 20% degli abitanti di queste aree utilizza abitualmente legna e/o pellet per il riscaldamento residenziale o per la cucina, per una stima di 2,5 milioni di apparecchi a biomassa installati.
Anche i dati ricavati dal progetto PrepAIR confermano quanto descritto da AIEL: la tipologia di generatore più diffuso è la stufa a legna, anche se negli ultimi anni il pellet viene sempre più preferito; rispetto al 2013 infatti i consumi di legna sono scesi del -20% mentre quelli di pellet sono cresciuti del +25%. Preoccupa tuttavia la tendenza della maggior parte degli utilizzatori di stufe e caldaie ad usare legna autoprodotta o recuperata, quindi non proveniente dalla filiera controllata e sicura.
 
A conclusione del ciclo di presentazione di dati è intervenuto Riccardo De Lauretis, tecnico ISPRA, il quale ha presentato l’evoluzione della presenza di inquinanti atmosferici nell’aria negli ultimi anni, confermando l’effetto positivo che le politiche di incentivazione delle fonti rinnovabili hanno avuto sulla produzione di emissioni.
 

Sessione pomeridiana, i membri del tavolo permanente di confronto

 
Durante la sessione pomeridiana dell’incontro si è tenuto invece il Tavolo permanente di confronto per sviluppare il dialogo tra gli attori in campo per lo sviluppo delle politiche di settore. In rappresentanza delle varie istituzione chiamate al tavolo si sono riuniti: Riccardo De Lauretis di ISPRA, Luca Benedetti per il GSE, Guido Lanzani di ARPA Lombardia, Lavinia Laiti della Provincia Autonoma di Trento e Marino Berton in rappresentanza di AIEL.
 
Il confronto sui dati e sul popolamento dei catasti – ha spiegato Marino Berton, coordinatore di AIEL – è  il punto di partenza per sviluppare un rapporto costruttivo tra istituzioni, associazioni e aziende del settore. Da qui dovremmo partire per mantenere aperto il confronto e l’aggiornamento continuo sui numeri, così da poter monitorare i progressi e i risultati concreti delle azioni messe in campo.
 
L’evoluzione tecnologica che i costruttori stanno mettendo in atto è ben visibile a Progetto Fuoco – ha proseguito Bertonma da sola non basta. Serve fare un passo in avanti nella promozione e nell’utilizzo di biocombustibile certificato e di alta qualità, continuando a puntare sulla formazione dei professionisti della filiera, rivenditori, installatori, manutentori, spazzacamini, che saranno chiamati sempre più a svolgere un ruolo di “primi educatori” nei confronti dei consumatori finali. L'informazione e l'educazione del consumatore finale sono fondamentali per contribuire alla riduzione delle emissioni. Infine, per rottamare più velocemente i vecchi apparecchi è necessario continuare a promuovere il Conto Termico. Le imprese del settore hanno preso a cuore il tema dell’inquinamento dell’aria, e lo dimostra anche la partecipazione al convegno di oggi: un impegno che punta a ridurre del 70% le emissioni di particolato entro il 2030”.
 
L’incontro ha confermato trend interessanti, dato prova della solidità del settore delle biomasse e dell’interesse degli utenti finali per i sistemi per la produzione di energia dal legno ed i suoi derivati, si è resa evidente però l’esigenza di una più intensa e precisa comunicazione con i cittadini, da un lato ignari delle possibilità di usufruire di incentivi per la sostituzione degli apparecchi non efficienti, dall’altro inconsapevoli dell’impatto negativo sulla qualità dell’aria derivante dall’uso scorretto dei generatori e dall’utilizzo di materie prime non adeguate alla combustione.
 
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