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ENI scommette sull’acqua come fonte energetica green
Moto ondoso, bio-olio algale ed energia sostenibile: sono questi gli elementi dell’economia circolare di ENI che parte dall’acqua
Energia, agricoltura e sviluppo sostenibile, Eni sceglie di valorizzare l’acqua e di sfruttarne il grande potenziale attraverso quattro tecnologie presentate alla Market Faire di Roma.
All’interno del padiglione 3, interamente dedicato alla società, per l’occasione rinominato “The Blue Loop” sono stati presentati i progetti ISWEC, Power Buoy, Biofissazione Intensificata della CO2 e Place.
ISWEC, acronimo di Intertial Sea Wave Energy Converter, è un impianto sperimentale che genera energia elettrica integrando il fotovoltaico e i sistemi che ricavano energia dal moto ondoso, sviluppato congiuntamente dal Politecnico di Torino e da Wave for Energy.
La struttura fondamentale di ISWEC si compone di uno scafo di 10 metri, largo 5 metri e profondo 1,5, che al suo interno contiene un giroscopio e una massa inerziale. L’unione del beccheggio dello scafo, prodotto dal moto ondoso, e la rotazione del volano, provocano la produzione di energia, che viene ulteriormente generata grazie a un impianto fotovoltaico installato a completamento del sistema.
Questo impianto è stato poi collegato elettricamente con una piattaforma gas nell’offshore di Ravenna, diventando ufficialmente la prima rete ibrida per la generazione di energia elettrica da fonte solare e moto ondoso.
L’impianto ISWEC ha due aspetti positivi, che fanno ben sperata in un’ampia diffusione di questa tecnologia: da un lato elevata potenza energetica, in quanto il prototipo ha fatto registrare oltre 51 kW nel picco di potenza, dall’altro minime manutenzioni, perché la macchina può essere sintonizzata in funzione dello stato del mare, impedendo che gli elementi meccanici mobili vengano immersi nell’acqua e si corrodano o deteriorino più del dovuto.
Un altro dei progetti è Power Buoy, un convertitore di moto ondoso che Eni intende utilizzare per produrre energia da utilizzare per alimentare le proprie attività offshore e sottomarine. La struttura, creata da Ocean Power Technologies ha un’altezza di 13 metri e una larghezza di 3, per un peso di circa 10 tonnellate. All’aspetto sembra una boa semi-sommersa che può essere applicata a mari anche poco mossi, assicurando una potenza elettrica fino a i 3kWatt.
Una parte della Power Buoy deve essere ancorata al fondale marino, mentre la componente semimobile si sposta con un movimento dall’alto verso il basso prodotto dalle onde, generando energia con un albero motore. L’energia prodotta viene quindi immagazzinata in un’apposita batteria montata sulla struttura, la quale alimenterà gli strumenti che la società sceglierà di collegarvi.
Dalla ricerca ENI è stato realizzato un sistema che sfrutta la luce artificiale per efficientare la fotosintesi di bioalghe che, da un lato, assorbono di CO2, dall’altro, possono essere sfuttate in ambito alimentare, farmaceutico o per la produzione di una particolare forma di bio-olio.
Un impianto sperimentale che utilizza questo sistema è stato realizzato a Ragusa. Qui, dei concentratori solari sono collocati sul tetto, concentrano i raggi solari in fibre ottiche che condotta all’interno di 14 fotobioreattori, dei serbatoi cilindrici di 5 metri che si trovano al di sotto dei concentratori solari, nei quali vengono “coltivate” microalghe che, alimentate dalla luce immessa artificialmente nel sistema, fissano la CO2 separata dal gas proveniente dai pozzi del Centro Oli Eni.
Ma i vantaggi della biofissazione intensificata non finiscono con l’assorbimento dell’anidride carbonica, le alghe prodotte all’interno dei fotobioreattori possono infatti essere raccolte, essiccate e polverizzate, fino ad ottenere una farina dal quale ricavare un bio-olio utile ad alimentare le bioraffinerie di Eni, andando così a sostituire il meno sostenibile olio di palma.
Chiude il cerchio il progetto Place, il primo progetto italiano di conversione di una piattaforma in un sistema di acquacultura integrata, un’iniziativa che sostiene lo sviluppo sostenibile del mare e contribuisce alla gestione delle risorse in un ottica di economia circolare.
L’impegno ENI per l’utilizzo sostenibile dell’energia e delle risorse del pianeta, quindi, passa per l’economia circolare che si sviluppa dall’acqua, un bene prezioso di cui la nostra penisola è circondata, strumento straordinario e altrettanto delicato, che può essere fonte di prodotti e materie prime di altissimo livello, anche sotto il punto di vista energetico.
All’interno del padiglione 3, interamente dedicato alla società, per l’occasione rinominato “The Blue Loop” sono stati presentati i progetti ISWEC, Power Buoy, Biofissazione Intensificata della CO2 e Place.
Moto ondoso e fotovoltaico: il progetto ISWEC
ISWEC, acronimo di Intertial Sea Wave Energy Converter, è un impianto sperimentale che genera energia elettrica integrando il fotovoltaico e i sistemi che ricavano energia dal moto ondoso, sviluppato congiuntamente dal Politecnico di Torino e da Wave for Energy.
La struttura fondamentale di ISWEC si compone di uno scafo di 10 metri, largo 5 metri e profondo 1,5, che al suo interno contiene un giroscopio e una massa inerziale. L’unione del beccheggio dello scafo, prodotto dal moto ondoso, e la rotazione del volano, provocano la produzione di energia, che viene ulteriormente generata grazie a un impianto fotovoltaico installato a completamento del sistema.
Questo impianto è stato poi collegato elettricamente con una piattaforma gas nell’offshore di Ravenna, diventando ufficialmente la prima rete ibrida per la generazione di energia elettrica da fonte solare e moto ondoso.
L’impianto ISWEC ha due aspetti positivi, che fanno ben sperata in un’ampia diffusione di questa tecnologia: da un lato elevata potenza energetica, in quanto il prototipo ha fatto registrare oltre 51 kW nel picco di potenza, dall’altro minime manutenzioni, perché la macchina può essere sintonizzata in funzione dello stato del mare, impedendo che gli elementi meccanici mobili vengano immersi nell’acqua e si corrodano o deteriorino più del dovuto.
Power Buoy
Un altro dei progetti è Power Buoy, un convertitore di moto ondoso che Eni intende utilizzare per produrre energia da utilizzare per alimentare le proprie attività offshore e sottomarine. La struttura, creata da Ocean Power Technologies ha un’altezza di 13 metri e una larghezza di 3, per un peso di circa 10 tonnellate. All’aspetto sembra una boa semi-sommersa che può essere applicata a mari anche poco mossi, assicurando una potenza elettrica fino a i 3kWatt.
Una parte della Power Buoy deve essere ancorata al fondale marino, mentre la componente semimobile si sposta con un movimento dall’alto verso il basso prodotto dalle onde, generando energia con un albero motore. L’energia prodotta viene quindi immagazzinata in un’apposita batteria montata sulla struttura, la quale alimenterà gli strumenti che la società sceglierà di collegarvi.
Dalla CO2 al Bio-olio con la Biofissazione Intensificata
Dalla ricerca ENI è stato realizzato un sistema che sfrutta la luce artificiale per efficientare la fotosintesi di bioalghe che, da un lato, assorbono di CO2, dall’altro, possono essere sfuttate in ambito alimentare, farmaceutico o per la produzione di una particolare forma di bio-olio.
Un impianto sperimentale che utilizza questo sistema è stato realizzato a Ragusa. Qui, dei concentratori solari sono collocati sul tetto, concentrano i raggi solari in fibre ottiche che condotta all’interno di 14 fotobioreattori, dei serbatoi cilindrici di 5 metri che si trovano al di sotto dei concentratori solari, nei quali vengono “coltivate” microalghe che, alimentate dalla luce immessa artificialmente nel sistema, fissano la CO2 separata dal gas proveniente dai pozzi del Centro Oli Eni.
Ma i vantaggi della biofissazione intensificata non finiscono con l’assorbimento dell’anidride carbonica, le alghe prodotte all’interno dei fotobioreattori possono infatti essere raccolte, essiccate e polverizzate, fino ad ottenere una farina dal quale ricavare un bio-olio utile ad alimentare le bioraffinerie di Eni, andando così a sostituire il meno sostenibile olio di palma.
Chiude il cerchio il progetto Place, il primo progetto italiano di conversione di una piattaforma in un sistema di acquacultura integrata, un’iniziativa che sostiene lo sviluppo sostenibile del mare e contribuisce alla gestione delle risorse in un ottica di economia circolare.
L’impegno ENI per l’utilizzo sostenibile dell’energia e delle risorse del pianeta, quindi, passa per l’economia circolare che si sviluppa dall’acqua, un bene prezioso di cui la nostra penisola è circondata, strumento straordinario e altrettanto delicato, che può essere fonte di prodotti e materie prime di altissimo livello, anche sotto il punto di vista energetico.
