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Energy storage: il MIT crea la batteria che potrebbe rivoluzionare le energie rinnovabili
A breve verranno installati alle Hawaii e a Cape Cod i primi prototipi di batteria prodotta con antimonio e magnesio, i costi di produzione tra i più bassi di sempre, si potrà così ovviare al problema dell'intermittenza delle fonti rinnovabili.
Batterie di grandi dimensioni a metalli liquidi sarebbero la soluzione al problema dell’intermittenza delle fonti rinnovabili e ridurrebbero i costi degli impianti termoelettrici a gas di backup o sistemi di pompaggio.
L’idea di batterie in grado di sopperire ai periodi non produttivi delle fonti rinnovabili non è nuova, ma ora il MIT (Massachusetts Institute of Technology) sembra aver messo a punto un tipo di batteria a metalli liquidi con il giusto equilibrio di efficienza, versatilità e durata che permetterebbe di distribuire l’energia quando serve a un costo minore rispetto ai sistemi attualmente in uso: la batteria (grande quanto un container per applicazioni di potenza) è formata da tre strati immiscibili di lega antimonio-magnesio /sale/magnesio.
Il sistema, in condizioni operative, lavora sui 700 C° mantenendo costante la temperatura grazie al calore dissipato dai processi di conversione: una cella di 10 cm2 può immagazzinare circa 0,27 kWh di energia. Assemblate in pacchi da 24 celle e in moduli da 32 pacchi si arriva a 200 kWh. Il sistema di stoccaggio messo a punto dalla Ambri (azienda spin-off del MIT) comprende dieci moduli per un totale di 2 MWh.
La batteria, secondo gli intenti dei ricercatori, sarebbe in grado di immagazzinare quantità enormi di energia in brevissimo tempo per poi scaricarsi molto lentamente nel giro di 12 ore: questo storage system sarebbe perciò in grado di far fronte ad una crescita di domanda in rete con una velocità superiore a qualsiasi altro impianto in funzione ad oggi.
I primi prototipi verranno installati alle Hawaii e a Cape Cod nei prossimi mesi.
Questo tipo di batteria risulta conveniente anche dal punto di vista economico: l’antimonio, infatti, è relativamente abbondante rispetto ad altri elementi utilizzati per la produzione di batterie, mentre il magnesio è disponibile con facilità venendo estratto dall’acqua di mare. L’obiettivo del MIT è quello di non superare i 500 dollari per KWh (cioè la metà degli attuali sistemi di potenza).
L’idea di batterie in grado di sopperire ai periodi non produttivi delle fonti rinnovabili non è nuova, ma ora il MIT (Massachusetts Institute of Technology) sembra aver messo a punto un tipo di batteria a metalli liquidi con il giusto equilibrio di efficienza, versatilità e durata che permetterebbe di distribuire l’energia quando serve a un costo minore rispetto ai sistemi attualmente in uso: la batteria (grande quanto un container per applicazioni di potenza) è formata da tre strati immiscibili di lega antimonio-magnesio /sale/magnesio.
Il sistema, in condizioni operative, lavora sui 700 C° mantenendo costante la temperatura grazie al calore dissipato dai processi di conversione: una cella di 10 cm2 può immagazzinare circa 0,27 kWh di energia. Assemblate in pacchi da 24 celle e in moduli da 32 pacchi si arriva a 200 kWh. Il sistema di stoccaggio messo a punto dalla Ambri (azienda spin-off del MIT) comprende dieci moduli per un totale di 2 MWh.
La batteria, secondo gli intenti dei ricercatori, sarebbe in grado di immagazzinare quantità enormi di energia in brevissimo tempo per poi scaricarsi molto lentamente nel giro di 12 ore: questo storage system sarebbe perciò in grado di far fronte ad una crescita di domanda in rete con una velocità superiore a qualsiasi altro impianto in funzione ad oggi.
I primi prototipi verranno installati alle Hawaii e a Cape Cod nei prossimi mesi.
Costi di produzione ridotti e materie prime abbondanti
Questo tipo di batteria risulta conveniente anche dal punto di vista economico: l’antimonio, infatti, è relativamente abbondante rispetto ad altri elementi utilizzati per la produzione di batterie, mentre il magnesio è disponibile con facilità venendo estratto dall’acqua di mare. L’obiettivo del MIT è quello di non superare i 500 dollari per KWh (cioè la metà degli attuali sistemi di potenza).
