Energie rinnovabili per ridurre i debiti dei paesi europei
22/06/2012 - Convertire parte del debito pubblico dei paesi europei in autorizzazioni per costruire impianti di energie rinnovabili: questa la proposta di Sweder Van Wijnbergen, un economista olandese, riportata dal quotidiano Nrc Handelsblad.
Secondo l’economista paesi come Grecia, Italia, Portogallo, Spagna e Irlanda potrebbero abbattere fino al 30% del debito pubblico cedendo in concessione l’1-2% del suolo per produrre energia rinnovabile. L’idea, che potrebbe sembrare quanto meno inverosimile, è basata in realtà su calcoli precisi: prendendo in considerazione un’inflazione media annua del 2,5%, un profitto di 1,5 centesimi di euro per KWh nel periodo tra il 2020 e il 2045 e una produzione annua di 70 GWh per km quadrato, ad esempio, l’Irlanda, che ha circa 40 miliardi di debito, dovrebbe concedere agli investitori circa 550 km quadrati, ovvero una percentuale inferiore all’1% del suo territorio.
Stesso discorso per la Grecia, che ha un debito pubblico di 210 miliardi e potrebbe abbatterne il 30% cedendo una superficie di 2.800 km quadrati, pari al 2% del suo territorio; mentre il Portogallo, il cui debito ammonta a 78 miliardi, dovrebbe cedere appena 1000 km quadri. Nello studio non viene presa in considerazione l’Italia, anche se, a spanne possiamo dire che, essendo il nostro debito pubblico ad oggi è di circa 1.962 miliardi, la quota di territorio da cedere in concessione sarebbe verosimilmente molto più alta.
Una soluzione che potrebbe portare vantaggi a tutti in una prospettiva di lungo termine: gli stati potrebbero infatti ridurre lo stock del proprio debito, i creditori avrebbero la sicurezza di rientrare i capitali investiti e allo stesso tempo si risolverebbe - almeno in parte - il problema dell´approvvigionamento energetico, in vista degli aumenti, inevitabili, dei combustibili fossili.
