Focus Efficienza Energetica

16.01.2013
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Efficienza energetica: la Corte dei Conti UE boccia gli interventi italiani finanziati fino ad oggi

L'inchiesta UE, realizzata in Italia, Lituania e Repubblica Ceca, ha rilevato che i fondi sono stati spesi in modo poco razionale, con costi troppo elevati rispetto ai potenziali risparmi energetici.
La Corte dei Conti dell’Unione Europea ha bocciato gli interventi di efficienza energetica realizzati fino ad oggi grazie a fondi europei da Italia, Lituania e Repubblica Ceca: a rivelarlo è stato uno studio effettuato a campione sui tre Paesi Membri, i primi tre nella classifica dei paesi che hanno ricevuto più incentivi, per verificare l’efficacia dei progetti di efficienza energetica attivati dal 2000 ad oggi sugli edifici.
 
La relazione speciale Rs 21/2012 (“Efficacia in termini di costi/benefici degli investimenti della politica di coesione nel campo dell’efficienza energetica”) redatta dalla Corte dei Conti, è nata per verificare se:
- fossero state create, durante le fasi di programmazione e finanziamento, le giuste condizioni per rendere gli investimenti in efficienza energetica efficaci ed utili (sotto il profilo costi/benefici);
- i progetti di efficienza energetica nell’edilizia pubblica fossero effettivamente stati efficaci, sempre secondo i parametri costi/benefici.
 
L’analisi della Corte dei Conti non è certo nuova: ogni anno vengono svolti diversi audit su specifici settori del bilancio UE o su tematiche relative alla gestione i cui risultati vengono poi pubblicati come relazioni speciali. Nello specifico, questa relazione ha inteso verificare se i 5 miliardi di euro spesi dall'UE dal 200 ad oggi siano stati impiegati correttamente.
 
L’analisi dei costi/benefici dei progetti ha compreso un esame di quattro programmi operativi con un campione di 24 progetti di investimento in efficientamento energetico di edifici pubblici.
Come ricordato prima, Italia, Lituania e Repubblica Ceca sono i tre paesi europei che hanno ricevuto più finanziamenti dal Fondo di coesione e dal Fondo europeo di sviluppo regionale per le misure di efficienza energetica 2007-2013; i tre Stati, inoltre, hanno stanziato gli importi più elevati per i progetti entro il 2009.
 
L’inchiesta ha rivelato che sono mancate le condizioni adeguate per rendere efficaci gli interventi finanziati già dalle fasi di progettazione, mentre gli interventi nell’edilizia pubblica sono stati inefficaci dal punto di vista dei costi/benefici.
Secondo la relazione le cause sono da ricondurre ad una cattiva valutazione del fabbisogno, che dovrebbe invece individuare le aree specifiche in cui era possibile ricavare un effettivo risparmio energetico con risultati positivi e verificabili.
 
In sostanza, l’audit ha rilevato che gli interventi finanziati sono stati effettivamente portati a termine (ristrutturazioni eseguite, finestre e sistemi a cappotto applicati) ma non per lo scopo primario del finanziamento: sono stati più che altro interventi di rinnovamento di edifici pubblici.
I costi d’investimento, inoltre, sono risultati troppo alti tanto che, mediamente, il periodo di rimborso previsto si aggira sui 50 anni, con casi limite che arrivano a 150: tempistiche troppo lunghe per il corso di vita sia dei materiali utilizzati sia degli edifici stessi.
 
“Gli Stati membri hanno fondamentalmente utilizzato questi fondi per rinnovare edifici pubblici, mentre il risparmio energetico era, nel migliore dei casi, una finalità secondaria – ha denunciato Harald Wögerbauer, il Membro della Corte responsabile della relazione - Nessuno dei progetti da noi controllati è stato oggetto di una valutazione del fabbisogno e neppure di una analisi delle potenzialità di risparmio energetico in relazione agli investimenti”.
Altro fattore negativo, come si legge dalla relazione, è dato dalla non verificabilità dell’effettivo risparmio energetico realizzato: in sostanza su 18 dei 24 progetti controllati, il risparmio energetico del progetto non si è potuto verificare perché non era stato misurato in maniera attendibile.
 
In base a questi risultati la Corte dei Conti ha disposto che la concessione dei finanziamenti venga subordinata a diversi parametri, come:
- l’adeguata valutazione del fabbisogno;
- un monitoraggio regolare;
- l’utilizzo di indicatori di performance confrontabili;
- criteri trasparenti per la selezione dei progetti;
- costi standard per unità di energia da risparmiare;
- periodo massimo per il rimborso dell’investimento.