Focus Dal mondo

28.05.2013
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Dazi sui pannelli cinesi: cambiano gli equilibri interni all’UE, braccio di ferro con la Cina

Sarebbero più di 14 i Paesi dell’UE contrari all’introduzione dei dazi: Pechino accusata di pressioni illecite ai singoli Stati
I dazi che l’Europa vuole imporre ai pannelli solari cinesi stanno dividendo sempre di più i Paesi dell’Unione e ormai sembrano tutt’altro che scontati: la prima a manifestare contrarietà alla proposta avanzata dal commissario al commercio Karel De Gucht era stata la Germania, ma al coro dei no si stanno aggiungendo sempre più voci.

Ieri si è tenuto a Berlino l’incontro tra il ministro dell’Economia tedesco Philipp Rösler e il neo Primo Ministro cinese Li Keqiang. L’incontro, l’unico in tutta Europa autorizzato dal premier cinese, ha confermato la veduta della Germania: “Dal nostro punto di vista, le sanzioni non sono più necessarie - ha ribadito Rösler - Ecco il motivo per cui oggi la Germania ha detto di no".

Oggi la lista dei Paesi europei contrari ai dazi si è allungata, tanto che sarebbero almeno 14 gli Stati concordi con la Germania, quasi la metà del totale: tra questi non compare però l’Italia, la quale ha ribadito il proprio assenso all’introduzione delle imposte, per tutelare l’industria nazionale ed evitare che la Cina continui a proporre sul mercato merce a prezzi più bassi rispetto ai costi di produzione.

La presenza cinese sul mercato del solare europeo metterebbe a rischio circa 30mila posti di lavoro, un aspetto, questo, che non potrà essere sottovalutato dalla Commissione, chiamata a decidere l’introduzione dei dazi temporanei (sei mesi) il prossimo 5 giugno: la decisione, essendo imposte temporanee, spetterà alla sola Commissione senza necessità di interpellare i singoli governi comunitari.

Nel caso in cui le misure d’imposta debbano diventare definitive (con una durata di cinque anni) sarà necessario avere l’accordo dei Governi: questa misura si potrà discutere solo a dicembre, quando si sarà conclusa l’indagine avviata dalla stessa Commissione.

Ma ieri non si è tenuto solamente l’incontro tra il ministro tedesco Rösler e il primo ministro cinese Kegiang: a Bruxelles infatti anche il belga De Gucht, fautore dei dazi europei, ha avuto un incontro ufficiale con il vice ministro del Commercio cinese Zhing Shan, in cui l’esponente europeo si è dichiarato pronto a negoziare una soluzione diplomatica sul caso, anche contemplando l’intervento degli Stati Uniti. De Gucht ha però sottolineato come Pechino stia indebitamente facendo pressione sugli Stati Membri affinché cambino idea sulla questione.

L’introduzione delle imposte sui prodotti cinesi avrebbe infatti ripercussioni inevitabili anche sul mercato europeo del solare, in particolare nell’export europeo: un particolare che non si può non considerare e che, sembrerebbe, sta cambiando gli equilibri diplomatici in merito alla questione.

Questo fa pensare che la proposta di imposte sui prodotti cinesi fosse stata avanzata con l’appoggio di una maggioranza di paesi europei, in modo da fare pressione sulla Cina. Ora sembra che il confronto si stia ammorbidendo, complice un cambiamento di fronte di diversi Stati: ora l’asticella del confronto è doppia, visto che oltre alla Cina l’Europa deve prima confrontarsi anche con se stessa.



Fonte: IlSole24ore