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Dazi sui pannelli cinesi, ancora nessun accordo tra Pechino e Bruxelles
La Cina annuncia che la produzione di energia fotovoltaica sarà quadruplicata entro il 2015, ma la produzione di moduli è al 150% della richiesta mondiale.
La disputa legata ai pannelli fotovoltaici, in atto tra l’Unione Europea e la Cina, sembra tutt’altro che sulla via della risoluzione. Nonostante fonti a Bruxelles parlino di un accordo già sulla carta, infatti, quella dei pannelli solari rischia di trasformarsi in una scintilla che potrebbe scatenare una vera e propria guerra commerciale con la super potenza asiatica.
Nel solo 2011 l’export di pannelli fotovoltaici cinesi in Europa ha superato i 20 miliardi di euro, con prezzi in media inferiori a quelli di mercato dell’88%, permettendo alle aziende cinesi di conquistare l’80% del mercato UE. Questo ha portato un effetto positivo, ovvero l’abbassamento dei costi degli impianti, e uno negativo, costringendo alla chiusura più di 50 aziende produttrici di moduli europee, per questo l’UE ha avviato una procedura anti-dumping.
In altre parole, il governo cinese, che ritiene il comparto del fotovoltaico un asset strategico, sussidia le imprese produttrici di pannelli, in questo modo i prezzi dei pannelli cinesi risultano molto più bassi di quelli prodotti in europa (quasi 9 volte più bassi). L’Unione ha quindi imposto dei dazi per riequilibrare i prezzi e ora le due parti stanno portando avanti una trattativa, ma restano ancora due nodi fondamentali da sciogliere, ovvero l’entità e la durata delle misure.
Per il momento i dazi sui pannelli cinesi sono provvisori, con una quota dell‘11,8%, fino al 6 di Agosto, data in cui aumenteranno al 47,6%, per una durata di 4 mesi. Le trattative dovranno quindi portare ad un accordo prima di questa data. Secondo fonti dell’Ansa, al momento, il gap tra la proposta messa sul tavolo dall’UE e quella cinese, sarebbe di soli 5 centesimi ma, se l’UE ha tutto l’interesse a mantenere i dazi alti, si temono ripercussioni da parte della Cina, che potrebbe applicare misure simili ad altri prodotti europei, come ha già minacciato di fare aprendo a sua volta una procedura anti-dumping sui vini europei.
Nel frattempo il governo cinese ha annunciato di voler portare la produzione di energia elettrica da fotovoltaico a 35 GW entro il 2015, quadruplicando la produzione attuale, per assorbire, almeno in parte, la produzione eccessiva, che copre più del 150% della domanda globale. Si può facilmente intuire quindi a quanto ammonti l’enorme stock invenduto di pannelli cinesi e come la sovra-produzione esorbitante porterà negli anni a venire ad un ulteriore abbassamento dei prezzi.
Nel solo 2011 l’export di pannelli fotovoltaici cinesi in Europa ha superato i 20 miliardi di euro, con prezzi in media inferiori a quelli di mercato dell’88%, permettendo alle aziende cinesi di conquistare l’80% del mercato UE. Questo ha portato un effetto positivo, ovvero l’abbassamento dei costi degli impianti, e uno negativo, costringendo alla chiusura più di 50 aziende produttrici di moduli europee, per questo l’UE ha avviato una procedura anti-dumping.
In altre parole, il governo cinese, che ritiene il comparto del fotovoltaico un asset strategico, sussidia le imprese produttrici di pannelli, in questo modo i prezzi dei pannelli cinesi risultano molto più bassi di quelli prodotti in europa (quasi 9 volte più bassi). L’Unione ha quindi imposto dei dazi per riequilibrare i prezzi e ora le due parti stanno portando avanti una trattativa, ma restano ancora due nodi fondamentali da sciogliere, ovvero l’entità e la durata delle misure.
Per il momento i dazi sui pannelli cinesi sono provvisori, con una quota dell‘11,8%, fino al 6 di Agosto, data in cui aumenteranno al 47,6%, per una durata di 4 mesi. Le trattative dovranno quindi portare ad un accordo prima di questa data. Secondo fonti dell’Ansa, al momento, il gap tra la proposta messa sul tavolo dall’UE e quella cinese, sarebbe di soli 5 centesimi ma, se l’UE ha tutto l’interesse a mantenere i dazi alti, si temono ripercussioni da parte della Cina, che potrebbe applicare misure simili ad altri prodotti europei, come ha già minacciato di fare aprendo a sua volta una procedura anti-dumping sui vini europei.
Nel frattempo il governo cinese ha annunciato di voler portare la produzione di energia elettrica da fotovoltaico a 35 GW entro il 2015, quadruplicando la produzione attuale, per assorbire, almeno in parte, la produzione eccessiva, che copre più del 150% della domanda globale. Si può facilmente intuire quindi a quanto ammonti l’enorme stock invenduto di pannelli cinesi e come la sovra-produzione esorbitante porterà negli anni a venire ad un ulteriore abbassamento dei prezzi.
