Focus Dal mondo

05.07.2013
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Dazi antidumping sui pannelli cinesi: secondo IFI sono troppo bassi

Secondo il Comitato imposte troppo basse che non limitano il dumping e allarme delocalizzazione per aggirare i dazi. IFI a Strasburgo dal Parlamento Europeo per discutere delle imposte sul solare.
Il Comitato IFI (Industrie Fotovoltaiche Italiane), l’associazione che rappresenta il 90% dei produttori italiani di moduli e celle fotovoltaiche, ha ottenuto un incontro con una nutrita rappresentanza politica del Parlamento Europeo, svoltosi nei giorni scorsi, in cui ha espresso i timori legati all’introduzione dei dazi antidumping sui prodotti solari cinesi, in vigore dallo scorso 6 giugno per volontà della Commissione Europea.

Per IFI infatti l’introduzione delle imposte sui prodotti solari cinesi risulta troppo esigua rispetto ai dati reali: fino al prossimo 6 agosto infatti i dazi saranno pari all‘11,8% per poi salire fino a fine anno, una percentuale troppo bassa per IFI se si relaziona al margine di dumping rilevato dalla Commissione UE stessa, vicino all’88%.

L’incontro di Strasburgo, cui hanno preso parte numerosi rappresentanti istituzionali di tutti gli schieramenti, è stata quindi voluta per valutare lo status dell’industria europea del fotovoltaico, analizzandone le gravi ripercussioni subite a causa dell’introduzione dei dazi.

Il confronto voluto da IFI è stato inoltre l’occasione per puntare i riflettori su un altro fenomeno conseguente all’introduzione dei dazi provvisori: secondo una serie di dati acquisiti tramite le offerte praticate dalle aziende di produzione ed esportazione cinese, (già inoltrati alla CE) i prodotti cinesi sono tuttora posizionati su livelli di prezzo di dumping,  mentre diverse aziende (tra cui molti leader di settore) stanno raggirando le imposte con una serie di siti produttivi delocalizzati in altri Paesi esenti dal pagamento delle imposte, a tutto discapito del territorio europeo.

“Abbiamo atteso nove mesi un provvedimento che si dava come obiettivo primario l’urgente eliminazione dei gravi danni e pregiudizi subiti dall’industria europea per effetto del dumping cinese - ha aggiunto Alessandro Cremonesi, presidente IFI - Tuttavia la decisione della Commissione di imporre dazi troppo bassi sta generando un effetto contrario attraverso l’invio di enormi quantità di prodotto cinese sdoganato in territorio europeo a prezzi invariati di dumping e la moltiplicazione di pratiche elusive dei dazi stessi”.

Il timore manifestato dal Comitato IFI è quello che l’industria europea, storica sviluppatrice delle tecnologie solari, venga depotenziata e perda competitività a causa del dumping cinese.
“Ci siamo appellati - conclude Cremonesi - ai principali referenti politici nazionali con autorevoli incarichi preso le sedi istituzionali del Parlamento Europeo, chiedendo loro  di vigilare e di incidere il più possibile affinché quel principio di equità competitiva, alla base del Regolamento di esecuzione dei dazi provvisori di dumping, e regola aurea del commercio internazionale globale, venga rispettato e trovi la sua piena applicazione anche oltre il 6 dicembre 2013, in occasione del giudizio definitivo espresso dal Consiglio Europeo”.