Focus Aziende

06.05.2013
Questo articolo ha più di 3 anni

Crisi edilizia: dal 2008 perse oltre 3mila aziende

Dall’inizio della crisi a risentirne maggiormente è stato il settore edilizio e l’indotto generato, dall’impiantistica alle caldaie, alle costruzioni e agli arredi.
Sono 5218 le aziende italiane che, dall’inizio del 2013, hanno dichiarato fallimento, pari a 272 chiusure settimanali, quasi 40 al giorno: il 13% in più rispetto al 2012.

Il dato allarmante emerge dal contatore elaborato da Cerved Group, specializzato nell’analisi di imprese e valutazioni di rischio di credito, e disponibile sul sito del Sole24Ore, dove in tempo reale è possibile vedere quante aziende hanno chiuso i battenti dall’inizio dell’anno: una triste conta che fa presagire come il 2013 sarà un anno da record rispetto al già allarmante anno appena concluso, catalogato come l’anno peggiore dall’inizio della crisi.

I dati, ovviamente, dipingono un panorama diversificato per settore professionale.
A segnare pesantemente il mercato interno è soprattutto la contrazione dei mutui concessi (-42,8% nel solo 2012) che ha avuto ripercussioni dirette sul mercato immobiliare, con la perdita di circa 330mila transazioni in 12 mesi, ma anche sull’indotto che gravita attorno all’edilizia residenziale: forte calo in poco tempo, dunque, per le imprese di costruzioni, le aziende di arredo e per le aziende di caldaie, impiantistica e valvolame residenziale.

Ad avere il triste primato dei fallimenti durante la crisi è il settore dell’industria delle costruzioni, con un indice di default dell’1,2% nel 2013 (5% considerando il quadriennio 2009-2012): i fallimenti al momento sono stati un quarto del totale, cioè di poco inferiori alle 3mila unità. A risentire della contrazione è stato inoltre l’indotto legato all’edilizia residenziale, dove lo scorso anno a chiudere i battenti sono state oltre 300 aziende produttrici di elettrodomestici, illuminazione ed arredi, quasi il doppio rispetto al 2008.

Le aziende produttrici di caldaie, sistemi di climatizzazione residenziale e impiantistica stanno sopravvivendo grazie all’export, che consente di appianare, nei casi più fortunati, i dati estremamente negativi del mercato interno dell'edilizia.

La distribuzione geografica dei fallimenti relativi al 2012 vede Lazio, Lombardia, Campania e Veneto tra le Regioni che più hanno risentito della crisi edilizia, mentre il rapporto tra società di capitale fallite (quelle che in teoria avrebbero una struttura piuttosto robusta) tra 2009 e 2012 e società con bilanci validi e attivo patrimoniale, rileva tra le Regioni messe peggio il Friuli Venezia Giulia e le Marche.