Focus Efficienza Energetica
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Cogenerazione, Ascomac contro l'art. 24 del decreto taglia-bollette: “Incentiva l'inefficienza”
Un Decreto all'esame del parlamento introdurrebbe una "tassa sull’efficienza energetica"
L’attuale formulazione dell’art. 24 del D.L. n. 91/2014 all’esame del Parlamento in questi giorni rappresenta una nuova tassa sull’efficienza energetica o meglio un incentivo all’inefficienza. Questa la sintesi delle diverse motivazioni che hanno indotto ASCOMAC Cogena, l'associazione dei costruttori e distributori di impianti di cogenerazione, nel corso dell’Audizione al Senato, a richiedere la abrogazione dell’articolo che impone oneri di sistema sull’energia autoconsumata.
Viene di fatto cambiato il regime di applicazione di corrispettivi e oneri dall’energia prelevata da sistema elettrico nazionale, che trova il suo fondamento sul criterio della concessione della trasmissione e distribuzione dell’energia, (Art. 1, D.Lgs. n. 79/1999 cd. Decreto Bersani) e quindi sulla fornitura di un servizio di pubblica utilità - all’energia consumata, compresa quella autoprodotta.
Secondo Carlo Belvedere, segretario generale di Ascomac, non è giuridicamente corretto equiparare l’energia prodotta, distribuita e prelevata da rete pubblica in concessione all’energia autoprodotta in sito che non “passa per la rete pubblica” ma per una rete energetica privata senza obbligo di connessione di terzi. E ricorda come la rete energetica privata che, unitamente al sistema di generazione ad alta efficienza come la Cogenerazione ad alto rendimento e/o impianti FER in sito, rappresenta un concreto ed efficiente investimento economico del Privato in Sostenibilità e cioè Risparmio energetico e Decarbonizzazione a favore del Sistema Italia.
L’art. 24 nella sua attuale stesura confligge inoltre con diverse norme a partire dalla Direttiva 2012/27/UE che chiede agli Stati membri di cogliere tutte le potenzialità di risparmio energetico esistenti, adottando un approccio integrato che includa i risparmi nell'approvvigionamento energetico e i settori d'uso finale, ponendo l’accento sul ruolo della cogenerazione ad alto rendimento.
Altro punto su cui Ascomac ha espresso la propria contrarietà̀ è la cosiddetta “Parità di consumo” e cioè il mantenimento dell’entità complessiva dei consumi da parte dei SEU entrati in esercizio dopo il 31 dicembre 2014. Il provvedimento si preoccupa di garantire la parità di gettito, ma lega la misura (non più fissa ma variabile) della nuova tassa sull’efficienza energetica alla necessità di non ridurre l’entità complessiva dei consumi, impedendo da subito, in termini di principio e operativi, investimenti in risparmio energetico come i SEU la cui unica mission è proprio quella di ridurre per l’appunto i consumi energetici, con rilevante impatto a livello ambientale e di indipendenza energetica. Si tratta dunque di una vera e propria contraddizione in termini.
Viene di fatto cambiato il regime di applicazione di corrispettivi e oneri dall’energia prelevata da sistema elettrico nazionale, che trova il suo fondamento sul criterio della concessione della trasmissione e distribuzione dell’energia, (Art. 1, D.Lgs. n. 79/1999 cd. Decreto Bersani) e quindi sulla fornitura di un servizio di pubblica utilità - all’energia consumata, compresa quella autoprodotta.
Secondo Carlo Belvedere, segretario generale di Ascomac, non è giuridicamente corretto equiparare l’energia prodotta, distribuita e prelevata da rete pubblica in concessione all’energia autoprodotta in sito che non “passa per la rete pubblica” ma per una rete energetica privata senza obbligo di connessione di terzi. E ricorda come la rete energetica privata che, unitamente al sistema di generazione ad alta efficienza come la Cogenerazione ad alto rendimento e/o impianti FER in sito, rappresenta un concreto ed efficiente investimento economico del Privato in Sostenibilità e cioè Risparmio energetico e Decarbonizzazione a favore del Sistema Italia.
L’art. 24 nella sua attuale stesura confligge inoltre con diverse norme a partire dalla Direttiva 2012/27/UE che chiede agli Stati membri di cogliere tutte le potenzialità di risparmio energetico esistenti, adottando un approccio integrato che includa i risparmi nell'approvvigionamento energetico e i settori d'uso finale, ponendo l’accento sul ruolo della cogenerazione ad alto rendimento.
Altro punto su cui Ascomac ha espresso la propria contrarietà̀ è la cosiddetta “Parità di consumo” e cioè il mantenimento dell’entità complessiva dei consumi da parte dei SEU entrati in esercizio dopo il 31 dicembre 2014. Il provvedimento si preoccupa di garantire la parità di gettito, ma lega la misura (non più fissa ma variabile) della nuova tassa sull’efficienza energetica alla necessità di non ridurre l’entità complessiva dei consumi, impedendo da subito, in termini di principio e operativi, investimenti in risparmio energetico come i SEU la cui unica mission è proprio quella di ridurre per l’appunto i consumi energetici, con rilevante impatto a livello ambientale e di indipendenza energetica. Si tratta dunque di una vera e propria contraddizione in termini.
