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Celle fotovoltaiche dagli scarti dell’uva? L’oggetto di una ricerca che arriva dalla patria del prosecco
Ca’ Foscari e Serena Wineas 1881 collaborano a un progetto che vuole arrivare alla produzione e commercializzazione di celle fotovoltaiche con colorante organico ricavato dall’uva
Dagli scarti dell’uva utilizzata per la vinificazione Cà Foscari e Serena Wineas 1881 estrarranno uno speciale colorante organico per celle fotovoltaiche, è questo lo scopo di un progetto biennale nato dall’accordo per la realizzazione di un brevetto congiunto.
La firma di questa collaborazione è stata apposta il 15 ottobre scorso dal rettore dell’Università, Michele Bugliesi e Giorgio Serena, il presidente dell’azienda vitivinicola di Conegliano, una tra le prime produttrici di prosecco.
Secondo il Rettore Buglisi grazie a questo accordo sarà possibile dare “un esempio significativo dell’impatto che la collaborazione impresa-ricerca scientifica può avere sul piano del progresso tecnologico e dell’innovazione dei processi economici e dei sistemi produttivi".
L’azienda e l’università hanno infatti brevettato un metodo che estrae colorante dalla feccia, lo scarto di produzione e chiarificazione del vino, che viene poi utilizzato nelle “celle di Gräetzel” per catturare la luce solare, trasmettendo gli elettroni a un semiconduttore, mimando il processo di fotosintesi clorofilliana.
Dopo la passata cooperazione tra scienziati e azienda, risalente al progetto Cheers, finanziato dalla Commissione Europea attraverso il Fondo Sociale Europeo, gestito dalla Regione Veneto, oggi Serena Wines 1881 ha acquisito la piena titolarità del brevetto e, con l’accordo appena siglato, continuerà a collaborare con l’Università per passare alla fase di prototipazione e, eventualmente, alla vera e propria produzione e diffusione sul mercato.
La ricerca sarà condotta a Mestre, presso il Campus Scientifico di Ca’ Foscari, un luogo di studio e analisi, dotato di strumenti all’avanguardia, sui quali l’ateneo sta investendo 3 milioni di euro in tre anni (2018-2020) per renderlo un luogo di innovazione, aperto all’incontro e alla contaminazione finalizzata alla ricerca e allo sviluppo.
I test e le analisi necessarie per portare a compimento questo progetto avranno luogo, in particolare, in alcuni laboratori dedicati allo studio dei processi fotocatalitici e delle energie rinnovabili del Campus. Nei quali sono presenti speciali strumenti per progettazione, sintesi e indagine di nanomateriali inorganici funzionali, tra cui, ad esempio, un simulatore di luce solare in grado di riprodurre in laboratorio l’energia radiante del Sole che giunge sulla superficie terrestre, fondamentale per testare e mettere a punto questa nuova tipologia di celle fotovoltaiche di origine organica, realizzate utilizzando gli scarti dell’uva.
Fonte originale: ADNkronos
La firma di questa collaborazione è stata apposta il 15 ottobre scorso dal rettore dell’Università, Michele Bugliesi e Giorgio Serena, il presidente dell’azienda vitivinicola di Conegliano, una tra le prime produttrici di prosecco.
Secondo il Rettore Buglisi grazie a questo accordo sarà possibile dare “un esempio significativo dell’impatto che la collaborazione impresa-ricerca scientifica può avere sul piano del progresso tecnologico e dell’innovazione dei processi economici e dei sistemi produttivi".
L’azienda e l’università hanno infatti brevettato un metodo che estrae colorante dalla feccia, lo scarto di produzione e chiarificazione del vino, che viene poi utilizzato nelle “celle di Gräetzel” per catturare la luce solare, trasmettendo gli elettroni a un semiconduttore, mimando il processo di fotosintesi clorofilliana.
Dopo la passata cooperazione tra scienziati e azienda, risalente al progetto Cheers, finanziato dalla Commissione Europea attraverso il Fondo Sociale Europeo, gestito dalla Regione Veneto, oggi Serena Wines 1881 ha acquisito la piena titolarità del brevetto e, con l’accordo appena siglato, continuerà a collaborare con l’Università per passare alla fase di prototipazione e, eventualmente, alla vera e propria produzione e diffusione sul mercato.
La ricerca sarà condotta a Mestre, presso il Campus Scientifico di Ca’ Foscari, un luogo di studio e analisi, dotato di strumenti all’avanguardia, sui quali l’ateneo sta investendo 3 milioni di euro in tre anni (2018-2020) per renderlo un luogo di innovazione, aperto all’incontro e alla contaminazione finalizzata alla ricerca e allo sviluppo.
I test e le analisi necessarie per portare a compimento questo progetto avranno luogo, in particolare, in alcuni laboratori dedicati allo studio dei processi fotocatalitici e delle energie rinnovabili del Campus. Nei quali sono presenti speciali strumenti per progettazione, sintesi e indagine di nanomateriali inorganici funzionali, tra cui, ad esempio, un simulatore di luce solare in grado di riprodurre in laboratorio l’energia radiante del Sole che giunge sulla superficie terrestre, fondamentale per testare e mettere a punto questa nuova tipologia di celle fotovoltaiche di origine organica, realizzate utilizzando gli scarti dell’uva.
Fonte originale: ADNkronos
