Focus Incentivi

24.02.2020

Bonus Facciate per gli edifici in zona A e B. Cosa fare se non si trova questa dicitura nei propri dati catastali?

Non sempre gli edifici sono catalogati secondo le diciture indicate dal DM 1444/68, ma ciò non significa che non è possibile usufruire del bonus facciate
Chiunque si sia informato, anche solo parzialmente, sulle modalità di applicazione ed utilizzo del bonus facciate introdotto dalla Legge di Bilancio 2020 si sarà reso conto di alcune difficoltà nella comprensione degli interventi agevolabili.
 
La norma stabilisce che, per poter beneficiare del bonus, pari alla detrazione del 90% delle spese, l’edificio si deve trovare nelle zone A e B come indicate dal Dm 1444/68.
Ma nella maggior parte dei documenti catastali gli edifici non presentano quelle specifiche denominazioni. Nei Piani di governo o nei Prgc, ad esempio, le vecchie denominazioni sono state sostituite con R (come residenziale o zona di riqualificazione), AC-R ed altre ancora.
La vecchia distinzione con le lettere da A a F, indicata nel decreto 1968, sembra quindi piuttosto obsoleta e alquanto rara.
 
Il quotidiano Il Sole 24 Ore ha riportato la notizia dell’invio di una lettera (prot. 4961 del 19 febbraio 2020), da parte del Capo del Gabinetto Lorenzo Casini ai sindaci piemontesi, con cui ha spiegato che i contenuti del decreto 1444/68 non intendevano imporre ai Comuni l’applicazione meccanica della zonizzazione e la conseguente denominazione. “Il decreto – viene spiegato nella lettera - identifica zone omogenee al fine di stabilire le dotazioni urbanistiche, i limiti di densità edilizia, le altezze e le distanze tra gli edifici”.
 
Per poter avere la possibilità di usufruire del Bonus Facciate sarà pertanto sufficiente “che gli edifici si trovino in aree che, indipendentemente dalla loro denominazione, siano riconducibili o comunque equipollenti a quelle A o B descritte dal Dm 1444/68: un’informazione ricavabile proprio come quando le amministrazioni debbono applicare i limiti di densità edilizia (...)”.
 
Il Mibact, nella lettera, ha poi continuato: “è evidente che nella maggior parte dei centri abitati per i cittadini non sarà necessario rivolgersi all’amministrazione locale per sapere in quale zone si trova l’immobile, potendo ricavare agevolmente tale informazione dagli strumenti urbanistici ed edilizi comunali».
Al contrario, il Ministero ha chiarito che la certificazione urbanistica indispensabile per l’assimilazione alle zone A e B delle zone in cui sorge l’edificio (così come descritto dalla circolare 2/E) va richiesta solo nei casi «verosimilmente limitati, in cui un Comune mai ha adottato un qualsiasi atto che abbia implicato l’applicazione del Dm 1444/68 nel proprio territorio. In tutte le altre ipotesi, infatti, la stessa guida non richiede specifici adempimenti e la ubicazione dell’immobile in area A o B, o equipollente in base agli strumenti urbanistici ed edilizi del Comune, può facilmente essere accertata dai soggetti interessati”.
 
Sarà quindi compito dei Comuni interessati, per rispondere alle richieste di cittadini e condomini, eseguire le dovute ricognizioni sul territorio per individuare le “equipollenze” e rilasciare, dove necessarie, la certificazione urbanistica indicata dall’Agenzia delle Entrate, così che i cittadini possano prendere coscienza della possibilità, o meno, di usufruire del bonus facciate per gli edifici di loro proprietà.