Focus Incentivi

15.07.2013
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Biomasse a fini energetici: FIPER chiede al Governo di rimodulare gli incentivi

Interrogazione anche sui sottoprodotti non pericolosi: “sarebbero una risorsa tra 200 e 350 mln di euro all’anno”.
FIPER, la Federazione Italiana che tutela i Produttori di energia da fonti rinnovabili, ha chiesto al Governo di rivedere gli incentivi destinati alla generazione elettrica tramite biomasse, come richiesto dall’Antitrust in una segnalazione dello scorso 10 giugno inviata al Parlamento, al Presidente del Consiglio e Mse, e di rivedere le opportunità legate all’utilizzo per fini energetici dei sottoprodotti, trasformando quello che attualmente è un costo per la collettività in una risorsa economica.


Incentivi alle biomasse per la generazione elettrica


La prima delle due lettere inviate da FIPER al Governo è diretta al Premier Letta e al Ministro dello Sviluppo Economico Zanonato e chiede, con tempi di risposta il più breve possibili, quali provvedimenti intendono prendere per rivedere il regime di incentivazione della generazione elettrica da biomasse, come chiesto dall’Antitrust: lo scorso 10 giugno infatti l’Autorità Garante, su richiesta della stessa FIPER, ha riferito di probabili distorsioni concorrenziali da eliminare, rimodulando eventualmente il livello di incentivi individuali concessi per ottenere la spesa complessiva. La denuncia di FIPER, dell’ottobre 2012, aveva rilevato la distorsione del prezzo del cippato derivante dal riconoscimento del coefficiente K=1,8 sui certificati verdi prodotti agli impianti di produzione elettrica, a danno dei gestori di centrali di Tlr (teleriscaldamento), che al contrario non beneficiano di alcun incentivo sulla produzione di calore.

”L’Antitrust - sottolinea Walter Righini, presidente FIPER - ha evidenziato che nell’approvvigionamento della biomassa la concorrenza tra gli impianti è distorta quando solo alcuni di essi accedono ad incentivi mentre altri no, in quanto i primi possono offrire - proprio grazie agli incentivi - prezzi per l'acquisto della biomassa artificialmente più alti di quelli offerti dagli impianti non incentivati, imponendo a questi ultimi di sostenere una spesa più elevata per il proprio approvvigionamento. Per altro questa spesa maggiore ha un’ulteriore conseguenza perché, soprattutto nel caso di impianti cogenerativi asserviti ad una rete di teleriscaldamento, si trasforma inevitabilmente in prezzi del servizio calore più elevati per i consumatori".


Sottoprodotti a fini energetici: una risorsa economica per il Sistema Paese


La seconda lettera inviata da FIPER al Ministro dell’Ambiente Orlando affronta la questione dell’utilizzo dei sottoprodotti a fini energetici, in particolare quelli definiti rifiuti non pericolosi come le potature del verde urbano e le biomasse derivanti dalla pulizia degli alvei fiuviali: nella lettere la Federazione chiede l’emanazione urgente del Decreto sui sottoprodotti, che il settore attende dalla fine della scorsa legislatura e che dovrebbe premiare l’impiego delle biomasse residuali e disincentivare le colture dedicate, preservando in particolar modo i terreni dedicati alle colture food.

FIPER in questi mesi ha lavorato a stretto contatto con la Segreteria Tecnica del Ministro per la definizione dei sottoprodotti ad uso energetico e per fornire agli imprenditori e investitori delle indicazioni precise per avviare impianti secondo le linee guida del DM 6 Luglio 2012 che riconosce un bonus aggiuntivo sulla tariffa incentivante per chi utilizza biomasse residuali: a questo proposito è stato chiesto al Ministro di pubblicare i dati sulla tracciabilità delle biomasse in filiera corta per le aziende che beneficiano degli incentivi nella produzione di energia rinnovabile.

Il problema evidenziato da Righini riguarda appunto le biomasse che, pur essendo riconosciute come sottoprodotti (manutenzione del verde pubblico e biomassa recuperata dai fiumi), non possono essere impiegate a fini energetici: “Questo significa che attualmente Comuni come Milano o Roma che producono rispettivamente 80.000 e 25.000 Ton\anno di biomassa debbano smaltire le potature del verde urbano ad un costo di circa 50\60 euro a tonnellata quando invece potrebbero ricavare un guadagno dalla vendita ai produttori di energia a biomassa”.

Il beneficio complessivo stimato si aggirerebbe intorno ai 210\340 milioni di euro all’anno.