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Aumento del Carbon Price: quali conseguenze per le utilities europee?
Carbon Price, ENEL a un passo dal podio nell’utilizzo di fonti rinnovabili, ma i combustibili fossili costituiscono ancora il 70% delle emissioni.
“Flicking the switch: are electric utilities prepared for a low carbon future?” è la classifica delle utility europee redatta da CDP, considerando diversi parametri ambientali tra cui il Carbon Price, in rapporto all’aumento della tassazione sulle emissioni di CO2 (Carbon Tax) e ai target UE sul taglio delle emissioni, compreso l’ambizioso obiettivo del 45% di produzione da rinnovabili entro il 2030.
Scopo della ricerca era quello di indagare le modalità scelte dalle varie utility per affrontare il problema dell’aumento del Carbon Price (costo equivalente calcolato sulla Carbon Tax per la produzione di una tonnellata di CO2) e fornire agli investitori informazioni utili.
Paul Dickinson, Executive Chairman di CDP ha dichiarato: “Le realtà in cima alla classifica sono caratterizzate da una minore dipendenza dai combustibili fossili, e si stanno concentrando sullo sviluppo di fonti energetiche pulite. Queste società sono presenti nei portafogli dei maggiori fondi istituzionali del mondo e il modo in cui si stanno adeguando alla regolamentazione e in cui stanno implementando nuove tecnologie energetiche avrà un impatto sulle scelte di investimento future”.
Il discorso sulla sostenibilità assume quindi un doppio significato: non solo quello, classico, legato all’ambiente a ai cambiamenti climatici ma anche, finalmente, quello legato più strettamente all’economia e alla finanza, sottolineando un cambiamento radicale nel modo stesso in cui si intendono lo sviluppo e la crescita, cambiamento nel quale l’Unione Europea è stata capofila a livello globale, introducendo per prima un progetto a lungo termine per un taglio radicale delle emissioni di CO2 in atmosfera.
Le aziende incluse nella ricerca CDP, ex Carbon Disclosure Project producono l’80% dell’energia elettrica a livello europeo: è facilmente comprensibile, quindi, la loro vulnerabilità alle variazioni del prezzo dei combustibili fossili e quanto la capacità di sfruttare le energie rinnovabili assumerà un’importanza crescente nelle strategie industriali delle aziende stesse.
L’utilizzo dei combustibili fossili in questi ultimi tempi è aumentato e costituisce il 70% delle emissioni, rappresentando quindi un forte rischio per il futuro delle utilities in caso di aumento del carbon price.
Ecco, dunque, la classifica di CDP:
Scopo della ricerca era quello di indagare le modalità scelte dalle varie utility per affrontare il problema dell’aumento del Carbon Price (costo equivalente calcolato sulla Carbon Tax per la produzione di una tonnellata di CO2) e fornire agli investitori informazioni utili.
Paul Dickinson, Executive Chairman di CDP ha dichiarato: “Le realtà in cima alla classifica sono caratterizzate da una minore dipendenza dai combustibili fossili, e si stanno concentrando sullo sviluppo di fonti energetiche pulite. Queste società sono presenti nei portafogli dei maggiori fondi istituzionali del mondo e il modo in cui si stanno adeguando alla regolamentazione e in cui stanno implementando nuove tecnologie energetiche avrà un impatto sulle scelte di investimento future”.
Il discorso sulla sostenibilità assume quindi un doppio significato: non solo quello, classico, legato all’ambiente a ai cambiamenti climatici ma anche, finalmente, quello legato più strettamente all’economia e alla finanza, sottolineando un cambiamento radicale nel modo stesso in cui si intendono lo sviluppo e la crescita, cambiamento nel quale l’Unione Europea è stata capofila a livello globale, introducendo per prima un progetto a lungo termine per un taglio radicale delle emissioni di CO2 in atmosfera.
Le aziende incluse nella ricerca CDP, ex Carbon Disclosure Project producono l’80% dell’energia elettrica a livello europeo: è facilmente comprensibile, quindi, la loro vulnerabilità alle variazioni del prezzo dei combustibili fossili e quanto la capacità di sfruttare le energie rinnovabili assumerà un’importanza crescente nelle strategie industriali delle aziende stesse.
L’utilizzo dei combustibili fossili in questi ultimi tempi è aumentato e costituisce il 70% delle emissioni, rappresentando quindi un forte rischio per il futuro delle utilities in caso di aumento del carbon price.
Ecco, dunque, la classifica di CDP:
- Iberdrola, azienda spagnola leader nel settore delle rinnovabili (produzione del 26% nel 2013) e quasi per nulla dipendente dal petrolio (9% nel 2013);
- Centrica, società inglese leader nella gestione delle emissioni e nell’utilizzo ridotto di combustibili fossili;
- Verbund, austriaca e parallela a Centrica in quanto a controllo dell’inquinamento;
- Enel, società italiana forte nell’utilizzo di fonti rinnovabili e attenta ai rischi legati ai settori idrico e del carbone, nonostante continui ad essere la quinta utility a livello europeo per l’utilizzo del carbone nella produzione di energia elettrica;
- EDP, azienda portoghese che sta sfruttando il carbone a discapito del gas, e di conseguenza incrementando le emissioni;
- EDF, società francese che si posiziona bene per quanto riguarda le emissioni, ma ancora eccessivamente dipendente dai combustibili fossili
- Le tedesche RWE, E.ON e EnBW, invece, si appoggiano ancora il larga parte all’utilizzo di fonti non rinnovabili, di conseguenza sarebbero vulnerabili all’aumento della carbon tax.
