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Antidumping sui pannelli cinesi, l'indagine UE rivela i sussidi statali della Cina ai produttori
Secondo il rapporto della Commissione le aziende cinesi ricevono sussidi fino all‘11,5% del loro volume d’affari: l’indagine però non mette in dubbio l’accordo amichevole in vigore.
Si è conclusa l’indagine che la Commissione Ue aveva avviato sui casi anti-dumping e anti-sussidi dei pannelli solari prodotti in Cina. I risultati confidenziali sono stati comunicati alle parti interessate.
Anche se il rapporto della Commissione Europea non metterà in discussione l’accordo amichevole stipulato con Pechino a fine luglio, secondo EU ProSun, l'organizzazione dei produttori europei che aveva sollevato il caso, i risultati confermano che ''i produttori cinesi ricevono diversi sussidi statali che arrivano sino all'11,5% del loro giro d'affari''.
Ora tutti i soggetti in causa (il governo cinese, gli esportatori, i produttori Ue, gli importatori, i fornitori e gli utenti) potranno inoltrare le loro osservazioni a Bruxelles, che le prenderà in considerazione per determinare quale ''azione definitiva'' dovrà essere presa e proposta al Consiglio Ue, a cui spetta la decisione finale.
L’esecutivo comunitario ha precisato che la comunicazione dei risultati alle parti interessate è una prassi standard prevista dalla legislazione “che non pregiudica la soluzione amichevole con la Cina già in applicazione da inizio agosto”.
La questione resta comunque aperta visto che il presidente della EU ProSun Milan Nitzschke ha sottolineato come l'accordo Ue-Cina ''non affronta'' il problema dei sussidi pubblici e ''non c'è nulla che faccia impegnare il governo cinese a smettere di continuare a dare sussidi'' alle aziende di pannelli solari. Da qui la richiesta a Bruxelles di ''imporre dazi per contrastare l'effetto di questi sussidi illegali''.
Fonte: ANSA
Anche se il rapporto della Commissione Europea non metterà in discussione l’accordo amichevole stipulato con Pechino a fine luglio, secondo EU ProSun, l'organizzazione dei produttori europei che aveva sollevato il caso, i risultati confermano che ''i produttori cinesi ricevono diversi sussidi statali che arrivano sino all'11,5% del loro giro d'affari''.
Ora tutti i soggetti in causa (il governo cinese, gli esportatori, i produttori Ue, gli importatori, i fornitori e gli utenti) potranno inoltrare le loro osservazioni a Bruxelles, che le prenderà in considerazione per determinare quale ''azione definitiva'' dovrà essere presa e proposta al Consiglio Ue, a cui spetta la decisione finale.
L’esecutivo comunitario ha precisato che la comunicazione dei risultati alle parti interessate è una prassi standard prevista dalla legislazione “che non pregiudica la soluzione amichevole con la Cina già in applicazione da inizio agosto”.
La questione resta comunque aperta visto che il presidente della EU ProSun Milan Nitzschke ha sottolineato come l'accordo Ue-Cina ''non affronta'' il problema dei sussidi pubblici e ''non c'è nulla che faccia impegnare il governo cinese a smettere di continuare a dare sussidi'' alle aziende di pannelli solari. Da qui la richiesta a Bruxelles di ''imporre dazi per contrastare l'effetto di questi sussidi illegali''.
Fonte: ANSA
