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Anti-dumping fotovoltaico: le associazioni dei produttori contro l’accordo Ue-Cina
I 90 produttori cinesi che hanno siglato l’intesa potranno esportare a 57 centesimi al watt per un massimo di 7 GW annui: per le associazioni è troppo.
Le aziende italiane bocciano l’accordo raggiunto tra Europa e Cina in merito ai dazi sull’importazione di prodotti cinesi del fotovoltaico.
Proprio pochi giorni fa infatti è stato siglato un accordo che impone un prezzo minimo sui prodotti cinesi esportati in Europa: l’intesa amichevole è stata raggiunta con 90 produttori cinesi, detentori del 60% delle importazioni nel mercato europeo, e prevede un importazione massima di 7 GW all’anno con un prezzo che oscilla tra i 56 e 57 centesimi al watt (oltre questa soglia si torna ad applicare un dazio pari al 47,6% che entrerà in vigore dal 6 agosto).
Ma le associazioni di settore italiane denunciano l’accordo, convinte che i termini previsti siano ancora troppo vantaggiosi per i loro competitors asiatici. In particolare l’IFI (Industrie Fotovoltaiche Italiane) sostiene che il motivo dell’accordo sia più politico che tecnico: “L’esecutivo comunitario per la prima volta nella sua storia - ha denunciato il presidente Alessandro Cremonesi - è uscito dal proprio ruolo tecnico e si è fatto persuadere da spinte politiche di alcuni Paesi (fra cui la Germania) che ritenevano negative le conseguenze e le ritorsioni che la Cina avrebbe potuto mettere in atto e che, in alcuni casi, ha già avviato”. Il rischio ora è quello di un precedente scomodo per tutte le dispute legate al dumping, con l’idea che “ogni Paese forte che intenderà operare commercialmente in Ue - continua Cremonesi - saprà che l’Europa è negozialmente più debole, che accetterà anche compromessi in aperta violazione delle proprie norme, principi, regolamenti”.
Dello stesso avviso anche l’associazione europea Eu ProSun secondo cui l’accordo violerebbe la legge europea in quanto minaccia l’industria comunitaria del solare, già decimata con la perdita di 15mila posti di lavoro a causa di un’industria asiatica che per anni ha praticato il dumping con sussidi illegali da Pechino.
L’intesa Europa-Cina dovrà ora superare il vaglio della commissione europea di Bruxelles, mentre nei giorni scorsi il commissario al commercio Karel De Gucht aveva accolto positivamente il raggiungimento dell’accordo: “La soluzione individuata porterà i pannelli a un prezzo sostenibile e si tradurrà in un nuovo equilibrio sul mercato europeo”.
Proprio pochi giorni fa infatti è stato siglato un accordo che impone un prezzo minimo sui prodotti cinesi esportati in Europa: l’intesa amichevole è stata raggiunta con 90 produttori cinesi, detentori del 60% delle importazioni nel mercato europeo, e prevede un importazione massima di 7 GW all’anno con un prezzo che oscilla tra i 56 e 57 centesimi al watt (oltre questa soglia si torna ad applicare un dazio pari al 47,6% che entrerà in vigore dal 6 agosto).
Ma le associazioni di settore italiane denunciano l’accordo, convinte che i termini previsti siano ancora troppo vantaggiosi per i loro competitors asiatici. In particolare l’IFI (Industrie Fotovoltaiche Italiane) sostiene che il motivo dell’accordo sia più politico che tecnico: “L’esecutivo comunitario per la prima volta nella sua storia - ha denunciato il presidente Alessandro Cremonesi - è uscito dal proprio ruolo tecnico e si è fatto persuadere da spinte politiche di alcuni Paesi (fra cui la Germania) che ritenevano negative le conseguenze e le ritorsioni che la Cina avrebbe potuto mettere in atto e che, in alcuni casi, ha già avviato”. Il rischio ora è quello di un precedente scomodo per tutte le dispute legate al dumping, con l’idea che “ogni Paese forte che intenderà operare commercialmente in Ue - continua Cremonesi - saprà che l’Europa è negozialmente più debole, che accetterà anche compromessi in aperta violazione delle proprie norme, principi, regolamenti”.
Dello stesso avviso anche l’associazione europea Eu ProSun secondo cui l’accordo violerebbe la legge europea in quanto minaccia l’industria comunitaria del solare, già decimata con la perdita di 15mila posti di lavoro a causa di un’industria asiatica che per anni ha praticato il dumping con sussidi illegali da Pechino.
L’intesa Europa-Cina dovrà ora superare il vaglio della commissione europea di Bruxelles, mentre nei giorni scorsi il commissario al commercio Karel De Gucht aveva accolto positivamente il raggiungimento dell’accordo: “La soluzione individuata porterà i pannelli a un prezzo sostenibile e si tradurrà in un nuovo equilibrio sul mercato europeo”.
