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Anche i prodotti fotovoltaici provenienti da Malaysia e Taiwan saranno soggetti ai dazi UE
Anche Malaysia e Taiwan dovranno pagare i dazi sui prodotti fotovoltaici, visti i tentativi della Cina di aggirare le misure dell'Unione attraverso questi paesi.
La Commissione Europea ha stabilito l’estensione dei dazi compensativi sulle importazioni dei prodotti fotovoltaici anche a Malaysia e Taiwan, oltre che alla Repubblica Popolare Cinese.
Tale decisione è stata stabilita con il Regolamento di Esecuzione 2016/184 della Commissione dell’11 Febbraio scorso, che ha stabilito l’estensione dei dazi anti-dumping a Malaysia e a Taiwan specialmente per quanto riguarda le importazioni all’interno dell’UE di “moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle loro componenti essenziali (celle)”, a seguito di un’indagine condotta tra il 1° Gennaio 2012 e il 31 Marzo 2015 per esaminare la possibile modifica della configurazione degli scambi e l’esistenza di un eventuale accordo tra i Paesi per eludere il balzello dell’UE.
La Commissione, all’interno del Regolamento, evidenzia come “non emerga una motivazione o giustificazione economica per le operazioni di trasbordo oltre all’elusione delle misure in vigore su celle e moduli solari originari della Repubblica Popolare Cinese”, infatti non sono stati individuati altri elementi, al di là del dazio, che possano essere considerati una compensazione dei costi di trasbordo, o importazione e riesportazione di celle o moduli fotovoltaici in silicio cristallino, dalla Repubblica Popolare Cinese attraverso Malaysia e Taiwan.
Ecco perché, dunque, le stesse misure in vigore per la Repubblica Popolare Cinese dovrebbero essere applicate anche a Malaysia e Taiwan: il Regolamento, infatti, specifica che sarebbe necessario estendere la misura stabilita dal paragrafo 2 dell’articolo 1 del Regolamento di Esecuzione UE n. 1239/2013 per “tutte le altre società”, che equivale a un dazio compensativo definitivo dell’11,5% applicabile al prezzo netto.
Dal pagamento dei dazi sui prodotti fotovoltaici sono state esentate 21 aziende di Taiwan e 5 della Malaysia, perché hanno dimostrato di essere estranee ai rapporti con la Cina.
Tale decisione è stata stabilita con il Regolamento di Esecuzione 2016/184 della Commissione dell’11 Febbraio scorso, che ha stabilito l’estensione dei dazi anti-dumping a Malaysia e a Taiwan specialmente per quanto riguarda le importazioni all’interno dell’UE di “moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle loro componenti essenziali (celle)”, a seguito di un’indagine condotta tra il 1° Gennaio 2012 e il 31 Marzo 2015 per esaminare la possibile modifica della configurazione degli scambi e l’esistenza di un eventuale accordo tra i Paesi per eludere il balzello dell’UE.
La Commissione, all’interno del Regolamento, evidenzia come “non emerga una motivazione o giustificazione economica per le operazioni di trasbordo oltre all’elusione delle misure in vigore su celle e moduli solari originari della Repubblica Popolare Cinese”, infatti non sono stati individuati altri elementi, al di là del dazio, che possano essere considerati una compensazione dei costi di trasbordo, o importazione e riesportazione di celle o moduli fotovoltaici in silicio cristallino, dalla Repubblica Popolare Cinese attraverso Malaysia e Taiwan.
Ecco perché, dunque, le stesse misure in vigore per la Repubblica Popolare Cinese dovrebbero essere applicate anche a Malaysia e Taiwan: il Regolamento, infatti, specifica che sarebbe necessario estendere la misura stabilita dal paragrafo 2 dell’articolo 1 del Regolamento di Esecuzione UE n. 1239/2013 per “tutte le altre società”, che equivale a un dazio compensativo definitivo dell’11,5% applicabile al prezzo netto.
Dal pagamento dei dazi sui prodotti fotovoltaici sono state esentate 21 aziende di Taiwan e 5 della Malaysia, perché hanno dimostrato di essere estranee ai rapporti con la Cina.
