Focus Dal mondo

21.02.2013
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Addio alle caldaie tradizionali: la Danimarca impone le rinnovabili agli impianti di riscaldamento

Il nuovo piano energetico danese prevede un ambiziosa conversione alle rinnovabili e l'abbandono delle fonti fossili entro il 2050.
La Danimarca abbandona i combustibili fossili: dall’1 gennaio 2013 è in vigore la nuova normativa energetica che impone, per le nuove abitazioni, sistemi di teleriscaldamento alimentati da biomasse o altri impianti a fonti rinnovabili.
 
Addio dunque alle caldaie alimentate da combustibili fossili, mentre dal 2016 l’obbligo verrà esteso anche alle vecchie abitazioni che dovranno provvedere a riconvertire gli impianti di riscaldamento.
 
La Danimarca è uno dei Paesi UE più all’avanguardia per quanto riguarda le politiche energetiche nazionali.
Il Governo Thorning-Schmidt, al potere dall’ottobre 2011, ha dichiarato sin dalla campagna elettorale di voler raggiungere il 100% di consumo energetico da fonti rinnovabili entro il 2050. Il pacchetto energia è stato proposto dal Governo, di centrosinistra, ma è stato largamente approvato da tutto il Parlamento con soli 8 voti contrari su 179.
Tra gli obiettivi vi è la diffusione del teleriscaldamento da biomasse, di pompe di calore alimentate da energia rinnovabile e di sistemi geotermici a bassa entalpia.
 

Gli obiettivi al 2020 della Danimarca


Il paese si presta bene allo sfruttamento di fonti rinnovabili: grazie alle correnti ventose la Danimarca ricava ad oggi circa il 25% del fabbisogno energetico dall’eolico: per gli obiettivi a breve termine, entro il 2020, il Governo ha imposto di raggiungere il 35% da fonti rinnovabili in genere e il 50% del fabbisogno di energia elettrica fornito dall’eolico. Di conseguenza anche le emissioni di CO2 dovranno calare e, sempre entro il 2020, la Danimarca pensa di ridurle del 34% rispetto ai dati del 1990 mentre la richiesta di fonti fossili verrà tagliata di un terzo.
Obiettivi virtuosi ma raggiungibili grazie alle politiche appena adottate, che superano anche gli alti standard comunitari imposti agli Stati Membri da Bruxelles.


L’ambiziosa impronta green della politica energetica danese


L’accordo sulla nuova politica energetica è stato raggiunto nel marzo 2012: presentato come uno dei piani più ambiziosi e completi mai varati dai danesi l’Accordo prevede grossi investimenti in efficienza energetica ed energie rinnovabili per gli obiettivi fissati al 2020.
Di seguito alcuni punti del Piano energetico nazionale:
1.    Eolico. Raggiungere il 50% di energia prodotta da impianti a pale entro il 2020;
2.    Trasporti. Incrementare l’elettrificazione dei mezzi e ridurre del 25%, rispetto al 2010 ed entro i prossimi 7 anni, l’utilizzo di fonti esauribili come carbone, gas e benzina;
3.    Biomasse. Sono uno degli obiettivi prioritari del Governo: entro il 2020 la bioenergia coprirà il 36% del fabbisogno energetico nazionale (lo standard chiesto dall’UE era del 30%): visti i diffusi allevamenti di bestiame una delle principali forme di biomassa sarà il biogas.
 
La politica danese investe dunque sia le utenze domestiche, con le riconversioni obbligatorie delle caldaie, sia le utenze industriali.
I costi di questa operazione verranno recuperati tramite le bollette energetiche degli utenti, con rincari che si preannunciano piuttosto sensibili.
Quello che però sottolinea il Governo è il ritorno economico che tutto il Paese riuscirà ad avere entro il 2020 e, più in là, nel lungo periodo: solo con gli interventi di efficienza energetica il Paese risparmierà oltre 240 milioni di euro, potrà avere aziende competitive e già in linea con gli standard richiesti dall’Ue e, infine, consentirà ai singoli cittadini di evitare i rincari futuri previsti per le fonti fossili.
 
In allegato il Piano Energetico danese del Ministero dell’Ambiente approvato nel 2012.