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Accade in Inghilterra: condannato installatore non abilitato alla sostituzione di una caldaia a GPL
David Liptrott è un installatore inglese condannato a 9 mesi di carcere e oltre 38 mila euro di risarcimento per aver installato una caldaia a GPL senza possedere l’abilitazione. Come sarebbe andata in Italia?
9 mesi di carcere e 38 mila euro di risarcimento per aver installato una caldaia a GPL in una casa senza avere né l’abilitazione, né le competenze necessarie.
Questo è quanto è accaduto a David Liptrott, installatore del Suffolk (Inghilterra) che era stato contattato per la sostituzione di una vecchia caldaia con una nuova, a GPL.
L’installatore è stato ingaggiato da un privato lo scorso Agosto 2013, e ha subito accettato il lavoro nonostante non fosse iscritto al Registro per la Sicurezza degli apparecchi a gas (come richiede la legge), né fosse in grado di farlo.
Assistito nel lavoro dal proprio figlio, Liptrott ha finto di lavorare per una società a responsabilità limitata che, in realtà, si era sciolta nel Dicembre 2012.
Preoccupati dal malfunzionamento e dalla scarsa sicurezza del prodotto, i proprietari dell’abitazione in cui l’installatore aveva svolto illegalmente il proprio lavoro si sono rivolti all’associazione dei consumatori e al Registro per la Sicurezza degli Apparecchi a Gas, che hanno prontamente effettuato i dovuti controlli.
Gli ispettori del Registro per la Sicurezza degli Apparecchi a Gas che si sono occupati dell’analisi ha rilevato un’importante perdita di gas, oltre a molti altri difetti, tra i quali un’anomalia nella parte elettrica del lavoro.
Il risultato? L’installatore incriminato è stato condannato a 9 mesi di prigione e a 15 mesi di sospensione dalla professione. Inoltre, è stato condannato a risarcire le vittime per oltre 38 mila euro, che se non pagati entro un anno sarebbero andati ad aumentare il periodo di carcerazione.
Liptrott è stato anche condannato al pagamento di oltre 22 mila euro dopo essere stato giudicato colpevole di altre infrazioni.
L’ispettore Anthony Brookes, impegnato nel caso, ha dichiarato che se l’installatore fosse stato segnalato in precedenza per aver svolto lavori su apparecchi a gas seppure non registrato, si sarebbe guardato bene dall’accettare ulteriori lavori per i quali non era qualificato, competente o legalmente ammesso.
“Si può morire per avvelenamento da monossido di carbonio – continua Brookes – e anche per le esplosioni causate dal gas. Di conseguenza, solo gli installatori certificati, che sono formati e competenti, possono lavorare sulle apparecchiature a gas”.
Alla luce di questo caso proveniente dall’estero, la domanda sorge spontanea: come sarebbe andata in Italia? La giustizia avrebbe fatto il proprio corso, oppure l’installatore sarebbe rimasto impunito e libero di proseguire illegalmente la propria attività?
Questo è quanto è accaduto a David Liptrott, installatore del Suffolk (Inghilterra) che era stato contattato per la sostituzione di una vecchia caldaia con una nuova, a GPL.
L’installatore è stato ingaggiato da un privato lo scorso Agosto 2013, e ha subito accettato il lavoro nonostante non fosse iscritto al Registro per la Sicurezza degli apparecchi a gas (come richiede la legge), né fosse in grado di farlo.
Assistito nel lavoro dal proprio figlio, Liptrott ha finto di lavorare per una società a responsabilità limitata che, in realtà, si era sciolta nel Dicembre 2012.
Preoccupati dal malfunzionamento e dalla scarsa sicurezza del prodotto, i proprietari dell’abitazione in cui l’installatore aveva svolto illegalmente il proprio lavoro si sono rivolti all’associazione dei consumatori e al Registro per la Sicurezza degli Apparecchi a Gas, che hanno prontamente effettuato i dovuti controlli.
Gli ispettori del Registro per la Sicurezza degli Apparecchi a Gas che si sono occupati dell’analisi ha rilevato un’importante perdita di gas, oltre a molti altri difetti, tra i quali un’anomalia nella parte elettrica del lavoro.
Il risultato? L’installatore incriminato è stato condannato a 9 mesi di prigione e a 15 mesi di sospensione dalla professione. Inoltre, è stato condannato a risarcire le vittime per oltre 38 mila euro, che se non pagati entro un anno sarebbero andati ad aumentare il periodo di carcerazione.
Liptrott è stato anche condannato al pagamento di oltre 22 mila euro dopo essere stato giudicato colpevole di altre infrazioni.
L’ispettore Anthony Brookes, impegnato nel caso, ha dichiarato che se l’installatore fosse stato segnalato in precedenza per aver svolto lavori su apparecchi a gas seppure non registrato, si sarebbe guardato bene dall’accettare ulteriori lavori per i quali non era qualificato, competente o legalmente ammesso.
“Si può morire per avvelenamento da monossido di carbonio – continua Brookes – e anche per le esplosioni causate dal gas. Di conseguenza, solo gli installatori certificati, che sono formati e competenti, possono lavorare sulle apparecchiature a gas”.
Alla luce di questo caso proveniente dall’estero, la domanda sorge spontanea: come sarebbe andata in Italia? La giustizia avrebbe fatto il proprio corso, oppure l’installatore sarebbe rimasto impunito e libero di proseguire illegalmente la propria attività?
