Focus Efficienza Energetica

15.12.2014
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Politecnico di Milano, efficienza energetica: la vera sfida "è la riqualificazione dell’esistente”

La riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente, secondo gli esperti intervenuti al meeting sugli edifici NZEB presso il Politecnico di Milano, è la vera sfida dell'edilizia e dell'efficienza energetica del futuro.
Lo scorso 10 dicembre 2014 il Politecnico di Milano ha ospitato un incontro organizzato da Infoenergia, società consortile pubblica per la diffusione delle energie rinnovabili e l’efficienza energetica, dedicato al tema della ristrutturazione&riqualificazione degli edifici in Italia e al risparmio energetico.

Come evidenziato in sede di incontro, la manutenzione e il risanamento conservativo del patrimonio storico del Paese, assieme ad un utilizzo razionale delle risorse energetiche, non sono soltanto materia di interesse per architetti, ingegneri e ricercatori italiani, alle prese oggi più che mai con nuovi materiali e tecnologie per edifici a energia quasi zero (NZEB), ma anche e soprattutto delle Amministrazioni comunali e dei loro cittadini, sempre più coinvolti dalla diffusione di politiche (come il DL 102/2014 di recepimento della Direttiva europea 2012/27) e buone prassi per la promozione delle fonti rinnovabili, dell’efficienza e del risparmio energetico.

Come già emerso in altri incontri specifici sul tema, l’Italia vanta il patrimonio storico tra i più vecchi d’Europa, di evidente interesse architettonico, culturale e paesaggistico.

Lo Stivale rappresenta dunque, da Nord a Sud, un bacino enorme di possibilità di intervento, nonostante solo l'1% circa del patrimonio immobiliare più datato venga effettivamente riqualificato e ristrutturato ogni anno.

Come sottolineato dal Prof. Stefano della Torre del Politecnico di Milano, proprio negli edifici a valenza culturale e paesaggistica è necessario intervenire "assecondandone la storia, evitando forzature”, ovvero preservandoli anziché (ri)costruirli, posto che la vera sfida oggi “è la riqualificazione dell’esistente”, insiste Giuseppe Bono di Infoenergia.

Interessante in questo senso anche l’intervento del Prof. Giuliano Dall’O’, che ha lanciato dall’Aula Rogers del Politecnico un monito che suona un po' come una provocazione, quando ha affermato come “L’attuale modello di certificazione energetica degli edifici non è adatta a quelli storici, perché le certificazioni sono fatte pensando ad un uso standard. Ma gli edifici storici non possono essere usati in maniera standard”.

In effetti, come annunciato dal presidente di AiCARR, Livio Santoli, al 30° convegno sui protocolli di sostenibilità ambientale, pur le certificazioni energetiche rappresentando uno strumento strategico per il sistema edificio-impianto e la qualità ambientale, tuttavia le stesse incontrano una serie di difficoltà alla loro diffusione e una loro eventuale “armonizzazione”, come auspicato dall’UE, potrebbe standardizzarne le valutazioni senza considerare le evidenti valenze degli edifici storici, in molti casi vincolati, rispetto a quelli di nuova costruzione.

Che si tratti di edifici antichi o moderni, comunque, il Governo italiano ha previsto degli incentivi specifici a sostegno degli interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazione degli stessi, come l’ecobonus 65% per la riqualificazione energetica, i bonus 50% per le ristrutturazioni e l’acquisto di mobili, oppure l’Iva agevolata al 10% per le ristrutturazioni residenziali, prorogati al 31 dicembre 2015 nonostante le richieste di stabilizzazione degli operatori di settore.

Le stesse o altre misure di agevolazione sono probabilmente servite a finanziare alcuni progetti concreti, riportati in sede di incontro, realizzati in alcuni comuni italiani a favore del risparmio energetico.

Un quartiere in provincia di Bolzano, ad esempio, ospita oggi circa 3.000 residenti che vivono ogni giorno sperimentando le tecnologie più avanzate per ridurre al minimo il consumo di riscaldamento e per utilizzare le fonti rinnovabili e l’energia prodotta dal termovalorizzatore cittadino.

I problemi, certo, non sono mancati, come sottolineato da Mauro Castagna di EURAC, tuttavia le difficoltà si sono rivelate “tutte risolvibili” e il 95% dei cittadini si è dichiarato soddisfatto.

La progettazione integrata, come spiega Giorgio Galbusera, ingegnere edile ad ANIT, rappresenta l’approccio migliore in un’ottica di recupero e ristrutturazione sostenibile degli edifici: le fasi di commissioning e soft-landing, vale a dire, i processi che accompagnano l’effettiva realizzazione del sistema edificio-impianto, supportate anche da strumenti di calcolo come i software di simulazione per il residenziale o l’industriale, un mercato energetico europeo interconnesso ed integrato, e le tecnologie low- e no- carbon, potrebbero ridurre spiacevoli sorprese in futuro e promuovere la green economy, l'occupazione e il rilancio del Paese.