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18.10.2012
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L’ultima prova di coraggio del settore delle costruzioni è Made Expo, a Milano l’edilizia in ginocchio

Abbiamo creato un monumento di 68.000 metri quadri che è qui, a disposizione delle costruzioni, a dimostrare il coraggio e la tenacia degli imprenditori italiani”. Apre così il presidente di Made Expo Alberto Negri la fiera dell’edilizia, inaugurata ieri a Milano.

Un’inaugurazione visibilmente sotto tono, dove lo spettro della crisi, inutile negarlo, ha fatto da protagonista silenzioso e inquietante. Il mattone, che vede un calo più importante rispetto ad altri settori, con volumi di fatturato in caduta libera (-50% in 4 anni) e problemi di ogni genere, rischia di essere il detonatore di una vera e propria catastrofe, che con contorni sempre più netti si sta delineando davanti a noi.

“Siamo già a 126 miliardi di fatturato in meno, più di 180 mila posti di lavoro persi, se non succede qualcosa andremo verso una situazione di deindustrializzazione”. Usa parole forti Paolo Buzzetti, presidente ANCE, intervenuto al convegno di apertura, definendo la manifestazione milanese “l’ultima prova di coraggio del settore industriale delle costruzioni – e aggiungendo, con tono grave - il tempo è ormai scaduto, bisogna fare qualcosa se non vogliamo un inverno di chiusure per le aziende”. Il problema è che, chi dovrebbe “fare qualcosa”, almeno fino ad ora, ha fatto poco. Troppo poco.

A partire dai ritardi nei pagamenti delle PA: “non è possibile che in un paese civile lo stato possa prendere qualcosa senza pagarla” è il commento di Buzzetti ad un problema che potrebbe essere risolto con un minimo di buon senso: “come comune di Milano abbiamo fatto in modo che i pagamenti avvengano a 90 giorni e abbiamo già pagato tutto quello che doveva essere saldato” afferma il sindaco Pisapia, intervenuto per parlare dell’Expo 2015.

Ma esiste uno spazio di manovra per rendere la condizione dell’edilizia meno difficile? Secondo Buzzetti la risposta è il recupero: manutenzione urbana, idrogeologica e sismica, a partire dalle scuole, che dovrebbero essere i luoghi più sicuri, ma nella realtà dei fatti spesso sono quelli più pericolosi. Riqualificare l’esistente dunque, ma anche creare un fondo di garanzia per l’erogazione dei mutui alle famiglie, che darebbe alla classe media la possibilità di tornare ad acquistare case.

Secondo Giorgio Squinzi, presidente Confindustria, la risposta alla crisi dovrebbe passare per la Green Economy: “è necessario trasformare gli obbiettivi di sostenibilità ambientale imposti dall’Europa in potenziale di sviluppo”, ma per fare questo, aggiunge Squinzi “c’è bisogno di un quadro normativo certo e stabile nel tempo, una politica con una visione di lungo periodo, che sappia promuovere nuovi modelli virtuosi di sviluppo”.

A concludere il convegno il ministro Clini, che si autoproclama ministro dello “Sviluppo Sostenibile”, annunciando per l’ennesima volta la stabilizzazione delle detrazioni del 55%: “una misura virtuosa, che produce solo effetti positivi”. Applausi.

Altro annuncio: “dobbiamo lavorare su un piano per il territorio in modo convergente, per fare in modo che si attivino immediatamente le linee di investimento”. Altri applausi.

Verrebbe da dire che sarebbero necessarie più azioni e meno annunci, ma in fondo, dopo tutto, una dose di speranzoso ottimismo così male non può fare.