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L’Europa sarà più verde grazie a una donna?
La nuova presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, ha presentato la sua ambiziosa proposta per il clima e per un Europa Green
Il 16 luglio 2019 l’Unione Europea ha vissuto un cambiamento storico, il Parlamento Europeo ha infatti nominato Presidente della Commissione Europea una donna, la socialdemocratica tedesca Ursula Von der Leyen, la prima della storia a ricoprire questo ruolo.
La nomina è avvenuta con 383 voti favorevoli su 733 votanti, 327 contrari, 22 astenuti e una scheda bianca, ma, per assumere il ruolo, la Von der Leyen dovrà attendere la scadenza del mandato di Jean-Claude Juncker, a ottobre 2019.
Prima della votazione, la allora candidata ha pronunciato un discorso di fronte al Parlamento UE, durante il quale ha presentato la propria vision sull’Unione Europea e su quelle che sono le priorità da perseguire nei prossimi anni.
La principale è in assoluto il clima, nel tentativo di mantenere in salute il nostro pianeta.
Uno dei primi punti del suo programma da Presidente della CE sarà infatti la presentazione, entro i primi 100 giorni, di una proposta di legge che renda l’Europa il “primo continente climaticamente neutrale entro il 2050.”
Si tratterà di un “Green deal” che imporrà un intenso cambio di direzione nel modo in cui tutti i cittadini vivono la quotidianità. “Tutti noi dovremo contribuire (al cambiamento n.d.r.)– ha spiegato la Von der Leyen – nel modo in cui viaggiamo e in quello in cui viviamo. Le emissioni devono avere un prezzo che ci porti a cambiare il modo in cui agiamo.”
La neo presidente ha anche affermato che il target di riduzione del 40% delle emissioni, da raggiungere entro il 2030, non è abbastanza. L’obiettivo, dal suo punto di vista, dovrebbe essere fissato al 50%, se non al 55%.
Si tratta, naturalmente, di un obiettivo che richiederà investimenti su vasta scala, per cui la Von der Leyen si è detta pronta a mettere in campo un Piano di Investimenti per un’Europa Sostenibile e a trasformare parte della Banca Europea per gli Investimenti in una Banca per il Clima, arrivando a mettere in campo circa 1 trilione di euro nel prossimo decennio.
Fondi che verranno distribuiti tenendo conto delle differenti situazioni nazionali, offrendo di più a quegli Stati Membri che partono svantaggiati, ma che dovranno tutto il possibile per arrivare allo stesso livello degli altri nel 2050, nella logica di un’Unione Europea unita, soprattutto in nome della causa ambientale, per tutelare il pianeta partendo da un’Europa green.
La nomina è avvenuta con 383 voti favorevoli su 733 votanti, 327 contrari, 22 astenuti e una scheda bianca, ma, per assumere il ruolo, la Von der Leyen dovrà attendere la scadenza del mandato di Jean-Claude Juncker, a ottobre 2019.
Prima della votazione, la allora candidata ha pronunciato un discorso di fronte al Parlamento UE, durante il quale ha presentato la propria vision sull’Unione Europea e su quelle che sono le priorità da perseguire nei prossimi anni.
La principale è in assoluto il clima, nel tentativo di mantenere in salute il nostro pianeta.
Uno dei primi punti del suo programma da Presidente della CE sarà infatti la presentazione, entro i primi 100 giorni, di una proposta di legge che renda l’Europa il “primo continente climaticamente neutrale entro il 2050.”
Si tratterà di un “Green deal” che imporrà un intenso cambio di direzione nel modo in cui tutti i cittadini vivono la quotidianità. “Tutti noi dovremo contribuire (al cambiamento n.d.r.)– ha spiegato la Von der Leyen – nel modo in cui viaggiamo e in quello in cui viviamo. Le emissioni devono avere un prezzo che ci porti a cambiare il modo in cui agiamo.”
La neo presidente ha anche affermato che il target di riduzione del 40% delle emissioni, da raggiungere entro il 2030, non è abbastanza. L’obiettivo, dal suo punto di vista, dovrebbe essere fissato al 50%, se non al 55%.
Si tratta, naturalmente, di un obiettivo che richiederà investimenti su vasta scala, per cui la Von der Leyen si è detta pronta a mettere in campo un Piano di Investimenti per un’Europa Sostenibile e a trasformare parte della Banca Europea per gli Investimenti in una Banca per il Clima, arrivando a mettere in campo circa 1 trilione di euro nel prossimo decennio.
Fondi che verranno distribuiti tenendo conto delle differenti situazioni nazionali, offrendo di più a quegli Stati Membri che partono svantaggiati, ma che dovranno tutto il possibile per arrivare allo stesso livello degli altri nel 2050, nella logica di un’Unione Europea unita, soprattutto in nome della causa ambientale, per tutelare il pianeta partendo da un’Europa green.
