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16.04.2012
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La metà delle famiglie italiane vivono in edifici costruiti prima del 1971

16/04/2012 - Più della metà delle famiglie italiane vivono in edifici costruiti prima del 1971, il 15% in edifici antecedenti al 1945. Questo quanto emerso dallo studio Ance-Censis “Un piano per le città”, che raccoglie le tendenze demografiche, dei comportamenti sociali e delle condizioni dell’abitare nel nostro paese.

Con un patrimonio di 4,8 miliardi di euro e una media di più di 30 anni di età per edificio l’Italia si colloca agli ultimi posti in Europa per anzianità degli edifici, con una distanza marcata da paesi come Francia e Regno Unito, che hanno saputo riqualificare e rinnovare il loro patrimonio edilizio in tempi molto più recenti, con interventi massivi soprattutto nelle aree delle periferie urbane.

In un periodo in cui il mercato immobiliare e dell’edilizia sono sostanzialmente stagnanti, questo dato costituisce un’opportunità per il sistema paese intero, purché vengano implementati interventi normativi che favoriscano la riqualificazione energetica ed edilizia, attraverso una visione integrata che deve partire, per forza di cose, dall’alto. Secondo Paolo Buzzetti, presidente di Ance, associazione nazionale dei costruttori edili, “i driver del cambio di marcia devono essere il risparmio energetico, la riqualificazione tramite programmi complessi delle periferie e la manutenzione dei fabbricati vecchi”. Fabbricati che, nella media, avrebbero comunque bisogno di interventi al compimento dei 40 anni di età, soglia oltre la quale gli interventi di manutenzione si rendono indispensabili.

“In tutte le grandi città europee - prosegue Buzzetti - i quartieri si rigenerano, le nostre città, invece, sembrano chiuse in una depressione cosmica. Bisogna circoscrivere le possibilità di intervento sull’esistente, privilegiando riqualificazioni e qualità dei progetti”.